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Tumore al colon retto, nel Bellunese ancora bassa l’adesione allo screening

Nei primi sei mesi dell’anno, su oltre 18 mila persone tra i 50 e i 69 anni, solo il 63% ha risposto. Appello dell’Ulss: «La prevenzione è fondamentale»

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Screening del colon retto: resta  ancora bassa l’adesione in provincia di Belluno.

Il tumore del colon retto è il 2° tumore più diagnosticato nelle donne e il 3° negli uomini. Da quando è attivo lo screening, la mortalità è diminuita del 30%, con un significativo decremento anche dell’incidenza (nuovi casi).

Nei primi 6 mesi del 2022 l’invito a eseguire lo screening del colon retto ha riguardato 18.200 persone nella fascia di età 50-69 anni, di queste il 63% si sono sottoposte al test. I test con esito positivo sono stati 410 (36%): le persone interessate sono state contattate e indirizzate alla colonscopia di approfondimento.

Lo sviluppo del tumore del colon retto è quasi sempre preceduto dalla comparsa di lesioni benigne nell’intestino (polipi), lesioni che possono essere individuate precocemente intervenendo in tempo con trattamenti efficaci.

Cos’è lo screening colon rettale e in cosa consiste?

Lo screening colon rettale è un programma di prevenzione che ha l'obiettivo di ridurre la mortalità e l’incidenza del tumore del colon-retto, tramite una diagnosi precoce di malattia e l’identificazione di lesioni precancerose (polipi) che hanno elevata probabilità di evolvere in tumore. Il test di screening consiste in un semplice esame  per la ricerca del sangue occulto nelle feci e non richiede alcuna preparazione. La presenza di sangue nelle feci infatti è generalmente il primo sintomo di questa malattia I test per la ricerca del sangue occulto fecale non richiedono particolari restrizioni alimentari prima del test. Nella nostra provincia possiamo contare su un’ottima rete di farmacie che distribuiscono e raccolgono i kit per il test. A chi è rivolto? Lo screening colorettale viene proposto attivamente ogni 2 anni a tutta la popolazione maschile e femminile residente con età compresa tra i 50 ed i 69 anni. Tutto il percorso diagnostico-terapeutico è gratuito ed organizzato dall’Azienda Sanitaria con il supporto delle farmacie territoriali (68 aderenti nella nostra provincia).

Le farmacie sono un punto sanitario di riferimento per i cittadini-utenti, soprattutto in un territorio come quello della Ulss 1 Dolomiti, avendo una distribuzione capillare nonché una funzione fiduciaria di grande rilevanza che facilita l’adesione dell’utente. Il soggetto viene invitato a recarsi in una delle farmacie aderenti con la lettera d’invito ricevuta per la consegna del kit; può eseguire l’esame a casa e riportare il campione nella stessa farmacia.

E se l’esito è positivo?

Le persone con esito positivo vengono invitate direttamente dalla Segreteria Organizzativa Screening a effettuare una colonscopia di approfondimento. Questo esame è un molto importante sia per confermare o meno la diagnosi di tumore o di patologia precancerosa sia perché consente l’asportazione dei polipi del colon. L’esame richiede una preparazione preventiva e può essere effettuato anche in sedazione. Esistono altre forme di prevenzione? Un’alimentazione ricca di frutta e verdura, una costante attività fisica e l’astensione dal fumo rappresentano sicuramente le principali azioni che ognuno di noi è chiamato ad attuare per una efficace prevenzione di questa malattia. Una riduzione dell’incidenza e un aumento delle diagnosi precoci sono un primo passo per garantire maggiori tassi di cura. Di conseguenza si osserva che lo screening è uno strumento fondamentale per apportare un beneficio sostanziale nella riduzione della mortalità e dell’incidenza del carcinoma del colon-retto.

L’appello

«Raccomando ai cittadini di accogliere l’invito allo screening. La diagnosi precoce è fondamentale per assicurare le migliori prospettive di cura. Le nostre unità operative di Gastroenterologia hanno a disposizione anche sistemi di intelligenza artificiale che consentono di individuare lesioni piccolissime per intercettare la patologia nelle fasi di esordio e avviare subito il percorso di cura» spiega la direttrice sanitaria dell’Ulss, Maria Caterina De Marco.

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