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«Montanaro dal grande cuore», tutta Igne a salutare Siro Bez

Piena la chiesa della frazione di Longarone e gente anche all’esterno in una mattina di pioggia. «Poteva sembrare burbero e con un carattere ruvido invece era sempre generoso e cordiale»

Gigi Sosso
1 minuto di lettura

Un cuore grande, sotto la scorza del montanaro. Tutta Igne ha salutato Siro Bez, l’amico travolto dal tronco di un albero domenica scorsa, mentre stava facendo legna per l’inverno in un bosco di Casera Perera, non lontano da casa. In una mattina di pioggia gelida e con la neve a portata di sguardo sulle montagne tutto intorno, piena la storica chiesa della frazione longaronese e tanta gente anche sul sagrato esterno, sotto il portico di fronte al portale. Una chiara dimostrazione di grande vicinanza alla famiglia del 48enne operaio della Comunità montana, in particolare alla sua compagna Laura e alla sorella Angelita.

Del resto, «poteva anche sembrare una persona burbera e con un carattere ruvido, ma sotto la scorza dura del montanaro c’era un cuore generoso e cordiale», ha sottolineato nella sua omelia don Augusto Antoniol, «basterebbe pensare a tutto quello che ha fatto a beneficio della nostra comunità, nel corso della sua purtroppo breve vita. E direi fino all’ultimo giorno».

C’era un silenzio commosso tra le navate dell’edificio sacro, quando alle 11 è arrivato il feretro: una bara in legno chiaro, sormontata da un cuscino di girasoli e gigli e dietro tutti i familiari e gli amici più cari. Significativa la scelta del brano dal vangelo secondo Matteo, con la parabola dei talenti: «Siro Bez è il servo buono e fedele, che aveva ricevuto dal suo padrone cinque talenti e, dopo averli impiegati, ne ha guadagnati altrettanti, potendo prendere parte alla gioia del padrone stesso e non quello malvagio e infingardo, che ne aveva ricevuto uno e non ha combinato niente per farlo fruttare, vedendoselo poi togliere e consegnare a chi ne ha dieci», ha proseguito don Augusto, «era uno che coltivava e conservava sempre e il suo ultimo regalo alla comunità è stato la sistemazione del parco». Nel corso dei prossimi giorni, sarebbe stato senz’altro in prima fila anche per l’allestimento delle luminarie, in vista delle feste di Natale.

Non ci sono stati interventi da parte dei paesani, soltanto il sentito ringraziamento della famiglia a tutti gli intervenuti, attraverso le parole del parroco. Poi l’ultimo viaggio, tra le ideali pacche sulla spalla di tutti gli amici. La salma di Siro Bez è stata cremata per sua espressa volontà.

Fuori dalla chiesa parrocchiale, ancora tanta incredulità per la tragedia che si è consumata domenica mattina, in una località un centinaio di metri sopra la strada provinciale 251 della Val di Zoldo e Cellina, dove insieme a Bez c’erano due persone. Le indagini dei carabinieri di Longarone non sono ancora terminate, ma almeno per il momento non risultano indagati e l’ipotesi più seguita è quella che l’uomo sia stato travolto dalla pianta che stava tagliando con la motosega.

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