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Bimbo morto di meningite a Belluno, Christian era stato vaccinato per lo pneumococco

Il direttore della Prevenzione Ulss: la terza dose rinviata perché Christian non stava bene. «I genitori di bimbi piccoli non si facciano prendere dall’allarmismo»

2 minuti di lettura
Angelo Carconi (ansa)

«Si tratta di un doloroso caso di meningite pneumococcica derivante da una forma invasiva di pneumococco, di quei casi rari che purtroppo capitano. Il bambino era stato vaccinato regolarmente, e anche contro lo pneumococco aveva fatto due delle tre dosi consigliate, la terza era stata posticipata perché da un mese e mezzo il piccolo aveva qualche disturbo respiratorio. Nessuno deve rimproverarsi nulla: tutti hanno fatto quello che si poteva fare. Capitano ahimè forme invasive di batteri che in rari casi non lasciano scampo». Il direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 1 Dolomiti, Sandro Cinquetti racconta cosa è accaduto al piccolo Christian Luzovyy, deceduto all’ospedale di Padova qualche giorno fa per una meningite fulminante, dopo il trasferimento d’urgenza da Belluno.

«Lo pneumococco presenta 90 forme diverse, è un batterio impegnativo proprio per la sua grande variabilità biologica, e può presentare forme invasive. Attualmente il vaccino copre 13 di queste forme, ma si sta lavorando ad un vaccino che ne comprenda 20. Lo pneumococco di solito si colloca nel sistema respiratorio, ma alle volte come è capitato in questo caso è arrivato alle meningi. Da qui il quadro poi si è complicato ed è precipitato», dice ancora Cinquetti.

Il direttore della Prevenzione precisa che quella capitata al piccolo Christian rientra in una forma rara, «si tratta di un caso infelice e sfortunato, il vaccino anti pneumococco sta rincorrendo sempre più ceppi, ma ne restano ancora tanti esclusi. Attendiamo quindi di vedere quale ceppo abbia colpito il bambino, anche se credo che potrebbe essere un ceppo non coperto dal vaccino».

Il piccolo Christian era arrivato il 21 novembre al Pronto soccorso di Belluno ma non era emerso alcun segno meningeo. Alla dimissione era sfebbrato e gli era stata consigliata una terapia antibiotica alle eventuale ripresa della febbre. Poi il 23 era rientrato perché la febbre non passava ed era stato ricoverato. Nella notte tra mercoledì e giovedì il suo quadro clinico era precipitato, andando in coma e da qui il trasferimento all’ospedale di Padova, dove purtroppo è deceduto. «È sicuramente una perdita importante per la comunità e una sconfitta della medicina, perché non ce l’abbiamo fatta a risolvere questo caso», commenta ancora Cinquetti che aggiunge: «Il bambino era entrato in ospedale con una forma respiratoria apparentemente legata a una forma virale . Era stato sottoposto anche a dei test che avevano evidenziato la presenza del rinovirus e del Covid a basso ciclo visto che il bambino in precedenza aveva avuto. Ma nel giro di poche ore, però, si è registrata l’evoluzione drammatica».

In attesa quindi della tipizzazione del batterio che ha ucciso il piccolo Christian, il direttore della Prevenzione, Sandro Cinquetti ci tiene a precisare che «i bellunesi e soprattutto i genitori di bimbi piccoli non devono farsi prendere dall’allarmismo. I genitori devono vivere normalmente, perché si fa quello che si deve fare e si affrontano gli eventi con determinazione ed attenzione».

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