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“Alberi di mango” in mezzo agli abeti: il bar cooperativa dà più vita a Costa, in Comelico

La struttura di San Nicolò è per tutti un punto di riferimento. Doriguzzi: «Basta crederci e lavorare con il giusto impegno»

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Promotori e volontari della cooperativa Alberi di mango di San Nicolò Comelico 

«Non è che sia anche un poco merito nostro?». Dispiegato sul tavolo di legno del bar della Cooperativa sta un quotidiano vecchio di un paio di giorni con una grande tabella a mezza pagina, una riga a penna a sottolineare il nome del paese. San Nicolò di Comelico è l’unico comune del Comelico ad aver visto incrementare i propri residenti, altrove le cifre sono quelle di una grande fuga dalla montagna e dai piccoli villaggi.

Attorno al tavolo, a far capannello, si affollano un po’ tutti come solo nei piccoli bar dei piccolissimi centri ancora succede: «Ma una notizia un po’ originale, non ha bisogno di alcun giornale», cantava De André e a Costa è più vero che altrove perché gli anziani del paese nel loro censimento continuo dei nati, dei morti e dei trasferiti già avevano intuito ciò che la statistica ha poi puntualmente certificato: in paese sono tornati i bambini che giocano per strada e si rincorrono lungo l’erta che sovrasta l’abitato e, molto più prosaicamente, sono scomparsi dai poggioli i cartelli scoloriti delle agenzie immobiliari.

A Costa, non c’è più niente da vendere e forse neppure da affittare. Ma di fronte ai numeri scritti nero su bianco sono in pochi a non interrogarsi sul fenomeno e a chiedersi se davvero la prima cooperativa di comunità del Veneto non abbia fatto la propria piccola ma sostanziale parte in tutto questo. Se lo chiede il parroco, don Fabio Fiori, e se lo chiedono i soci amministratori della cooperativa stessa, cominciando dal giovane presidente Simone Zampol che da anni divide quasi equamente le sue giornate tra il lavoro in fabbrica e le serate da volontario, dietro al bancone del bar. «Noi abbiamo cercato solo di fare ciò che potevamo e se qualcosa di buono è successo per tutto il paese non possiamo che esserne felici» chiosa senza smettere di servire il caffè agli avventori che anche nell’unico venerdì sera di pioggia di questi mesi, affollano il bar.

Ma perché far parte di una cooperativa di comunità? «Perché ci credo, ci ho creduto fin da subito e con gli amici ci siamo associati appena è stato possibile» spiega Teo Doriguzzi, socio e membro del Consiglio di amministrazione della Cooperativa. Basta crederci, insomma non servono altre parole anche se quella di Teo, di sua moglie e degli altri volontari non è solo un atto di fiducia laica o una professione di fede, ma è anche un’operosa iniziativa che impegna e appassiona. Senza di lui e di una pattuglia di capaci volontarie, infatti, le cene a Costa a base dei tipici casanzei del Comelico sarebbero solo un bel ricordo di feste paesane e tradizioni passate e forse un poco dimenticate. «Abbiamo iniziato a lavorare intorno al progetto della cooperativa nell’autunno del 2018» ricorda Luciano Ianese, vicepresidente di Alberi di Mango «ma se domani dovessimo aprirne un’altra impiegheremmo forse mezza giornata: all’inizio era difficile anche solo spiegare cosa intendessimo per mancanza di servizi. Oggi invece è facile capire cosa avessimo in mente, basta guardarsi intorno».

E a guardarsi intorno, in effetti, il quadro che appare è quantomeno articolato: un bar, alimentari e ristorante a Costa ma anche la mensa scolastica a Presenaio, un bazar in miniatura a Danta con annessa biblioteca e domani, complice l’investimento del Comune di San Nicolò, un’ospitalità diffusa. Una realtà, quella della Cooperativa Alberi di Mango, che continua a crescere a dispetto di tutto, anche delle difficoltà che non sono certo mancate negli ultimi anni e dei problemi che incontrano tutte le attività commerciali dei paraggi. La differenza è che la cooperativa può contare oltre che su un discreto numero di soci lavoratori anche su di loro, sui volontari che organizzano, distribuiscono, tengono in ordine e aiutano come possono. «Ero così felice perché pensavo di potermi finalmente godere la pensione e invece eccomi qui» scherza Ianese che della cooperativa segue l’amministrazione e come lui sono in tanti: c’è Lionello Virgili che si è scoperto oste seguendo l’amico Teo in cucina, il giornalista Gianluca Salmaso che si divide tra il Veneziano e Danta per seguire tutta la comunicazione della Cooperativa.

Una lista destinata a durare ancora a lungo, fino ad arrivare alla coppia di padre e figlia che dalla Francia arrivano in Comelico per le vacanze estive e qui dedicano le loro serate ad aiutare in cooperativa. «Grazie a questo luogo di aggregazione abbiamo scoperto la soluzione a tanti problemi che ci hanno impegnato per anni» conclude il parroco «ad averlo saputo, avremmo aperto molto prima».

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