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Biomasse con truffa e turbativa, in quattro finiscono a processo

La procura contesta irregolarità nella partecipazione ai bandi sui lotti boschivi Presunti raggiri per 725mila euro legati al prezzo incentivato della “filiera corta”

Cristina Contento
2 minuti di lettura
Taglio delle piante in una zona boschiva della Valbelluna 

Truffa e turbativa d’asta in concorso dietro il taglio e lo sgombero di lotti boschivi e materiale di risulta, offerti a “filiera corta”, dunque incentivati. E anche il falso in atto pubblico per soggetti le cui posizioni sono state stralciate. In quattro, tra imprenditori e dipendenti, sono finiti davanti al giudice Paolo Velo, con presunte accuse di aver messo in piedi un cartello per l’aggiudicazione dei lotti a bando di alcuni Comuni, e di aver spacciato la biomassa come proveniente da “filiera corta”, quando invece, secondo la procura, non c’era possibilità di tracciamento. Con l’aggravante di poter percepire il sovrapprezzo legato al chilometro zero.

Nel periodo dal 2013-2014 al 2016 le ditte in questione avrebbero conferito nelle centrali Sicet e Ceb tonnellate e tonnellate di materiale che veniva utilizzato per la produzione di energia, e che godeva di una tariffa incentivata, ma non dovuta dall’ente ministeriale in quanto l’accusa presume che il materiale non fosse originato in provincia come dichiarato nei documenti di trasporto.

La procura contesta infatti oltre 700mila euro indebitamente percepiti tra il sovrapprezzo pagato dalle centrali biomasse ai fornitori e il rimborso che la società ministeriale ha rifuso alle centrali.

Ieri si è dunque aperto il processo a carico di quattro bellunesi che lavorano nel settore boschivo, (nell’indagine altre posizioni sono state stralciate, come quella di un pubblico ufficiale, una guardia boschiva membro della commissione di gara).

In aula l’imprenditore Graziano Slongo, 60enne di San Gregorio, titolare di ditta individuale e anche di Bioenergia; di Paola Facchin di 60 anni di Mel (dipendente) entrambi difesi dall’avvocato Mauro Gasperin; quindi di Giulia Zanvettor trentenne di Belluno, della Calor Legno (avvocati Frate e De Francesch); Luca Canzan, 49enne di Agordo (avvocato Massimo Moretti).

Parti civili i Comuni di Mel e Seren del Grappa, ma anche la Sicet di Ospitale e la Ceb srl di Longarone (con l’avvocato Massimiliano Bruni di Treviso), terminali di un giro di cui erano ignare: le centrali però rischiano di vedersi chiedere indietro i 700mila euro di incentivi ricevuti per ristorare il sovrapprezzo della merce. Infine proprio la Gse spa, società partecipata del ministero dell’economia, gestrice di “rimborsi” e incentivi previsti per l’uso di una filiera “corta”, cioè a chilometro zero.

L’accusa (in aula il pubblico ministero Marta Tollardo), in questa inchiesta (ma ce n’è una seconda che finirà in aula prossimamente e che ha gli stessi presupposti), sostiene anche che alcuni lotti boschivi nei Comuni di Mel e di Seren, abbiano “prodotto” nel tempo un quantitativo di biomassa improbabile rispetto alla loro estensione. Inoltre l’accusa presume che le ditte abbiano partecipato ai bandi per l’assegnazione dei lotti, attuando una turbativa: facendo cioè “cartello” e offrendo prezzi al metro cubo che altri non potevano raggiungere.

Così nel maggio 2016 a Solivon di Seren e nel giugno 2016 a Salvedella di Borgo Valbelluna. In realtà la lista dei luoghi boschivi contestati è lunghissima, per migliaia di tonnellate “non tracciabili da filiera” scrive la procura: si va dal 2013 a Pove del Grappa, alla Cresta del Forcellettpo (Seren) e col di Buratto, alla strada Valpiana e Pianezze (Valdobbiadene), Costalunga (Limana e Romano d’Ezzelino, Cesio e San Gregorio, Paderno e Cismon, lotti di Mel, Lentiai e Arsiè, fino al 2016.

Decine di migliaia di tonnellate pagate a prezzo più alto da Sicet e Ceb che poi venivano rimborsate da Gse dello spread: Gse ha infatti versato rimborsi pari a 325.418,28 euro alla Ceb e 398.059,80 euro alla Sicet.

Ieri il giudice Velo ha rigettato le eccezioni preliminari delle difese che miravano a escludere le parti civili dal processo: per l’avvocato Moretti di fatto un danno non ci sarebbe stato in quanto il prezzo maggiorato pagato da Sicet e Ceb sarebbe stato coperto dal successivo rimborso Gse. Secondo il giudice invece l’effettiva entità del danno va calcolata.

«Dimostreremo la diligenza dei nostri assistiti che hanno agito correttamente. Sono persone molto scrupolose» ha annunciato il difensore Mauro Gasperin. Si torna in aula il 27 aprile per il giuramento del perito che trascriverà le intercettazioni che arricchiscono l’indagine dei Forestali.

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