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Crollo di iscritti e di classi alle elementari nel Bellunese. Ma il Provveditorato salva tutte le scuole

Confermati il professionale del mobile anche se con solo otto studenti, le medie di Tambre con 9, la primaria di Cesio con 7

Paola Dall’Anese
3 minuti di lettura

Studenti al primo giorno di scuola: si inizia a far sentire l’onda lunga della denatalità in provincia

 

L’Ufficio scolastico provinciale salva le scuole bellunesi. Malgrado l’onda lunga della denatalità inizi a far sentire i suoi effetti soprattutto nelle terre alte della provincia, l’ex Provveditorato ha deciso di fare una scelta a favore del territorio e delle famiglie, mantenendo anche i plessi con un numero di iscritti inferiore ai limiti imposti per legge.

I numeri totali

Rispetto all’anno scolastico che sta per concludersi, a settembre ci saranno 334 studenti in meno, passando dagli attuali 21.646 ai 21.312. Anche le classi diminuiranno passando dalle attuali 1.119 a1.107, cioè 12 in meno con le perdite maggiori alle elementari con 14 classi in meno. Ma vediamo nel dettaglio per ogni ordine e grado i numeri corrispondenti.

All’infanzia, l’ufficio scolastico ha autorizzato 121 sezioni, una in meno rispetto all’anno in corso, per 2.235 piccoli alunni contro i 2.327 attuali.

Alla primaria le classi saranno 418 contro le 432 attuali, mentre gli studenti saranno 6.549 (oggi sono 6.764).

Per quanto riguarda le medie le classi saranno 268 (una in meno rispetto ad oggi) e accoglieranno 4.688 ragazzi (sono oggi 4.814). Malgrado 126 studenti in meno le classi restano invariate, e questo perché si è dovuto sdoppiare molte classi da un lato per l’aumento della disabilità, un aumento che si registra dall’infanzia alle medie in provincia da alcuni anni, dall’altro per venire incontro alle richieste delle famiglie di tempo pieno.

Ma è alle superiori che si registra un segno più: le classi passeranno dalle attuali 418 alle 421 del prossimo settembre, mentre gli studenti saranno 7.840, 99 in più rispetto ad ora.

Le pluriclassi

Restano consolidate nei numeri praticamente anche le pluriclassi: alla primaria quest’anno sono 38 nel tempo normale e cinque nel tempo pieno, saranno rispettivamente 39 e 6 il prossimo anno.

Pluriclassi anche alle medie: saranno tre il prossimo anno e si tratta di quelle di Sovramonte, Chies d’Alpago e Livinallongo. «Le pluriclassi alle medie non sarebbero previste se non in casi particolari», precisa Amedeo Dell’Oso, il funzionario dell’ufficio scolastico che si occupa del personale. «Abbiamo preferito anche in questo caso optare per dare del personale in organico di fatto a queste scuole per riuscire a sostenerle, perché c’era il rischio che visti i pochi iscritti che si chiudesse la scuola portando gli studenti in altre sedi».

I numeri esigui

I numeri degli iscritti restano comunque esigui in alcune realtà: dalle elementari fino alle superiori. «Pensiamo a Santo Stefano e all’istituto professionale del legno che il prossimo anno avrà otto studenti al primo anno: abbiamo anche in questo caso mantenere la scuola e l’indirizzo che è l’unico di questo tipo in provincia. La stessa cosa l’abbiamo fatta con le medie di Tambre dove abbiamo deciso di mantenere la prima malgrado i suoi nove studenti. E ugualmente abbiamo deciso per Cesiomaggiore dove alla primaria si registrano, sempre il prossimo anno, sette alunni. Abbiamo preferito tenerla perché comunque si tratta della scuola del centro del paese e poi abbiamo visto che in prospettiva nei prossimi anni i numeri saranno migliori. Questo lo facciamo dove ci è possibile», sottolinea sempre il funzionario. «Altrimenti invitiamo i presidi a intervenire. Comunque le nostre scelte sono dettate dalla volontà di sostenere il territorio, oltre che a dare risposte alle famiglie».

Certo Dell’Oso non nasconde che la situazione nei prossimi anni è destinata a peggiorare. «Ora stiamo vedendo l’onda lunga della denatalità che ora interessa le elementari e nei prossimi anni a cascata arriverà anche a medie e superiori. Per ora quindi la situazione è gestibile. Certo non possiamo pensare che anche il personale docente rimarrà tale a lungo andare».

Qualche insegnante già quest’anno si è trovato costretto a lasciare la propria scuola perché non c’erano i numeri per mantenere quel corpo docente. «Si tratta di otto insegnanti a cui è stato subito trovata un’altra collocazione in altre scuole», tranquillizza il funzionario dell’ex Provveditorato. «Per ora tutti i docenti vengono riassorbiti tramite la mobilità. Il ministero, dal canto suo, sta cercando di far entrare in ruolo i docenti che mancano visto che le graduatorie sono ormai esaurite. Ma il problema è che qui a Belluno quasi nessuno vuole venire. Da oltre una decina d’anni l’insegnamento in montagna non conferisce più il doppio punteggio come era un tempo, e oltre a questo ci si mettono anche i costi elevati degli affitti degli alloggi. Crediamo che sia necessario che i sindaci portino avanti delle politiche di accoglienza per aiutare chi decide di lavorare qui. E questo se si vuole garantire una continuità dell’insegnamento».

Continuità che non è garantita nemmeno dal vincolo che imporrebbe al personale della scuola che entra in ruolo di rimanere in quel posto per tre anni. «Abbiamo visto che col tempo sono state riconosciute dal governo alcune eccezioni che hanno agevolato il rientro a casa o l’avvicinamento alla propria residenza originaria del personale, lasciando di fatto sguarnite le nostre scuole».

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