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Zecche, già quattro casi di Tbe dall’inizio dell’anno nel Bellunese

L’Ulss 1 Dolomiti fa il punto della situazione e rilancia l’importanza della vaccinazione

3 minuti di lettura

Da sinistra Sandro Cinquetti, Giuseppe Dal Ben e Renzo Scaggiante

 

Sono già quattro i casi di Tbe, encefalite da morso di zecca registrati in provincia di Belluno dall’inizio del 2023. Sono alcuni dei dati che sono stati resi noti questa mattina, 7 giugno, dall’Ulss 1 Dolomiti che ha fatto il punto sulla situazione di questi parassiti e sulle malattie che vengono trasmesse.

«Con l’arrivo dell’estate e con l’aumento della vita all’aria aperta è importante conoscere come difendersi da questi parassiti e quali sono i problemi che possono causare», ha esordito il commissario Giuseppe Dal Ben che per l’occasione si è vaccinato in diretta contro la Tbe direttamente nei locali dell’azienda in via Feltre. «Dobbiamo stare attenti quando andiamo a fare delle passeggiate in montagna o nei prati e soprattutto in ambienti umidi che sono quelli preferiti dalle zecche. Per evitare la trasmissione del virus della Tbe è possibile la vaccinazione, mentre contro la malattia di Lyme causata da un batterio si può ricorrere alla terapia farmacologica».

E su questo punto ad intervenire sono stati il direttore della Prevenzione, Sandro Cinquetti e delle Malattie infettive del San Martino Renzo Scaggiante.

Visto il clima umido e le frequenti piogge di questi mesi è logico attendersi che quest’anno ci sia un proliferare maggiore di zecche che trovano il loro habitat naturale tra boschi e prati soprattutto laddove l’erba è alta. «Le zecche non saltano nè volano», ha precisato Scaggiante, «per cui è necessario venire in contatto diretto con questi parassiti per essere morsi. Questi sono i parassiti più diffusi al mondo dopo le zanzare», ha ribadito il primario delle Malattie infettive e referente del centro regionale di riferimento per le malattie trasmesse da zecche. «In 10 anni abbiamo registrato circa 700 casi di malattia di Lyme o borreliosi, una patologia che viene generate da un batterio che viene trasmesso dal morso di zecca e che va curato bene per evitare dei problemi che potrebbero diventare anche cronici», ha detto.

Il 10% delle zecche adulte è portatore della malattia di Lyme, mentre solo il 2,1% è portatore del virus della Tbe.

Malattia di Lyme

La Borrelia esordisce dopo 1-3 settimane dalla puntura della zecca. «Si tratta di una malattia in tre fasi principalmente», spiega Scaggiante. «La prima fase o precoce localizzata presenta un eritema migrante nella zona della puntura, mentre la seconda fase precoce disseminata evidenzia i primi sintomi con brividi, cefalea, rigidità nucale, dolori muscolo-articolari. Ed infine c’è la fase tardiva che arriva se la malattia non è diagnostica e quindi non curata e si manifesta con artrite, alterazioni cerebrali e nervose».

Questa malattia può essere curata tramite una terapia farmacologica e può essere ripresa diverse volte, cioè non si crea una difesa immunitaria ad hoc nell’organismo.

Tbe

Gli esordi della malattia arrivano dopo 4-28 giorni si manifesta in due fasi. La prima detta viremica compare con febbre, affaticamento, malessere, cefalea e artralgia, mentre la seconda evidenzia problemi neurologici come meningite lieve o encefalite grave, mielite o paralisi flaccida acuta cioè la persona non riesce a stare in piedi. Per questa patologia importante è la prevenzione che avviene tramite la vaccinazione. «Dal 2019 infatti la Regione Veneto ha deciso di rendere gratuito il vaccino contro la Tbe per tutti i residenti della provincia di Belluno. Una profilassi che ha vista un’ottima risposta da parte della popolazione se si considera che dal 2016 al 2022 sono state somministrate in provincia oltre 85 mila dosi di vaccino, con un boom registrato negli anni 2020 e 2022. D’altra parte i due terzi delle vaccinazioni contro la Tbe in Veneto sono localizzate proprio nel Bellunese», precisa il direttore della Prevenzione, Cinquetti. Vaccinazioni che sono state favorite anche dall’attivazione dei centri vaccinali drive in che hanno permesso una concentrazione elevata di pazienti.

Il ciclo vaccinale prevede tre dosi: una a tempo zero, la seconda dopo 1-3 mesi e la terza entro 6-12 mesi. I richiami vengono eseguiti poi in base anche all’età del paziente.

Dal 2018 al 2022 si sono registrati nel Bellunese 48 casi di Tbe, e lo stesso numero, a livello regionale anche a Vicenza. «Nel 2023 sono stati quattro i casi di encefalite registrati nella nostra provincia, di cui soltanto uno ha avuto bisogno di un ricovero e tutti si sono risolti positivamente», ha spiegato il primario di Malattie infettive.

L’encefalite da morso di zecca può essere diagnosticata tramite una risonanza magnetica che evidenzia nel 18% dei casi delle lesioni cerebrali, mentre un elettroencefalogramma risulta anormale nel 77% dei casi. Ci sono poi gli esami legati al liquor e al sangue. «Questa resa una malattia mortale per l’1-2% per il sottotipo Europeo occidentale che è quello diffuso nella nostra provincia, mentre sale all’8% in caso di sottotipo siberiano. Nei bambini», prosegue Scaggiante, «la prognosi è migliore rispetto agli adulti perché i piccoli hanno un sistema immunitario più efficiente. Dopo l’encefalite metà dei pazienti mostrano sintomi fino a 6-12 mesi, mentre una grave compromissione si registra nel 30% dei casi».

L’incidenza maggiore di casi di Tbe si registrano nella parte alta della provincia soprattutto in Comelico e Cadore.

Prevenzione

Per prevenire il morso di zecca è importante partire preparati nelle escursioni in montagna. Per cui sarebbe meglio indossare abiti a maniche lunghe e pantaloni lunghi di colore chiaro per evidenziare meglio il parassita. Importante restare sui sentieri durante le escursioni evitando i prati con erba alta, bene anche l’utilizzo di repellenti. Fondamentale al rientro da una passeggiata il controllo visivo della pelle e degli indumenti e se si riscontra una zecca sul corpo va rimossa il prima possibile estraendola con la pinzetta ruotandola in senso antiorario.

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