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Stipendi, a Belluno i più alti del Veneto: «Più premi per fidelizzare i lavoratori»

Il sociologo Cason sottolinea la discesa in classifica della nostra regione: «Non siamo più la locomotiva d’Italia»

Francesco Dal Mas
2 minuti di lettura

La provincia di Belluno è al primo posto in Veneto per la retribuzione annuale lorda, con una media di 31.442 euro.

All’ultimo posto Rovigo con 29.831 euro. Lo certifica il dossier JP Geography Index dell’Osservatorio JobPricing. Il Veneto si trova in nona posizione preceduto da tutte le altre regioni del Nord.

«Quindi», fa notare lo studioso di sociologia ed economia Digo Cason, «la nostra regione non è più la locomotiva economica d’Italia da almeno dieci anni, ma verificare sulla base delle retribuzioni questa regressione regionale è preoccupante».

Le classifiche sono state elaborate usando la retribuzione globale annua lorda (Rga), ottenuta dalla somma tra la retribuzione fissa annua lorda e la retribuzione variabile (Rl) effettivamente percepita dai lavoratori.

La differenza assoluta tra reddito massimo e minimo – di Belluno, da una parte, e di Rovigo dall’altra – è di 1.611 euro, come se a Belluno si pagasse la quattordicesima e a Rovigo no.

Nella graduatoria nazionale delle province la prima è Milano con 36.952 euro, l’ultima Ragusa, con 24.129 euro.

Se nella graduatoria della regione Veneto la provincia di Belluno è prima, nella classifica generale delle province italiane è al sedicesimo posto.

«La cosa interessante è che ha guadagnato tre posizioni sia nella classifica veneta sia in quella nazionale», fa notare Cason. «La distanza che separa la retribuzione media lorda di Belluno da quella della prima in classifica è di 5.510 euro, quella che la separa dall’ultima è di 7.313 l’anno».

Molti bellunesi si stupiranno di questo risultato che appare positivo. «Lo è sicuramente dal punto di vista della graduatoria delle province d’Italia, ma non è un risultato così eccezionale dal punto di vista regionale dove, in verità, gli stipendi medi non sono poi così diversi», rileva Cason.

Vi è un diffuso e abbastanza sorprendente disinteresse per la realtà produttiva provinciale: il nostro sistema di impresa è poco conosciuto.

«Sfugge, forse, che le imprese sono la fonte di due parti del reddito, i profitti e i salari, che ne costituiscono la parte più rilevante a fronte degli interessi e delle rendite che sono una parte minoritaria. Sembra un fatto scontato ma non lo è per nulla in una provincia nella quale il 35% dei residenti sono pensionati gonfiando così l’aspetto della rendita».

Il dossier testimonia ancora una volta che il sistema manifatturiero provinciale è il fattore determinante che mantiene la popolazione, sia pure in calo trentennale, nei luoghi che ha sempre abitato.

Il secondo aspetto che spiega questo livello di retribuzioni medie più elevate è – per il sociologo – sicuramente demografico. Nel corso degli ultimi vent’anni in provincia di Belluno gli attivi (le persone che hanno più di 19 anni e meno di 65) sono diminuiti di poco meno di un terzo. «Sul mercato del lavoro ciò significa che vi è un numero insufficiente di persone attive disponibili a lavorare». E se non ci sono, qualsiasi politica per favorire l’occupazione è inutile.

«Nei prossimi 5 anni ci mancheranno almeno altri 5mila attivi», ecco l’allarme di Cason, «l’unico modo per avere lavoratori in tempi brevi è favorire l’immigrazione da altri comuni italiani o altri da altri paesi del mondo. Cosa che le imprese fanno ormai da dieci anni infischiandosene (per fortuna) delle prevalenti opinioni politiche ostili all’immigrazione».

Poi c’è un terzo aspetto: riguarda la struttura produttiva delle nostre aziende che finora hanno visto una prevalenza abbastanza evidente del fattore di produzione e lavoro rispetto agli altri tre (capitale, organizzazione e risorse naturali). Essendoci una maggiore esigenza di lavoratori è evidente che la tensione sul nostro mercato del lavoro spinge verso l’alto le retribuzioni, più che in sistemi economici in cui la prevalenza del lavoro non è così marcata.

Un altro aspetto che pesa nella definizione della retribuzione media è quello relativo ai contratti integrativi aziendali: qui le imprese bellunesi, molto spesso, intervengono nella contrattazione concedendo aumenti di retribuzione più rilevanti che in altri territori.

«Si fa sempre più strada la convinzione che i collaboratori in azienda, soprattutto quelli ad alta qualificazione tecnica, sono pregiati e avere la loro fedeltà nel corso del tempo è un fattore competitivo di grande importanza.

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