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Frana sul monte Marcora a San Vito, esclusi rischi per il paese

Regione e Soccorso alpino in sopralluogo con l’elicottero dopo il crollo avvenuto domenica. «Ma la ferrata Berti va chiusa»

Francesco Dal Mas
1 minuto di lettura
La cima Marcora con la polvere rimasta sulle rocce 

Immaginatevi una cima Marcora, 3.158 metri, come tante canne d’organo. Quindi pilastri verticali con stratificazioni orizzontali. Ecco, domenica pomeriggio, sul far delle cinque, sono crollate alcune di queste “canne”.

Hanno fatto un volo di 700 metri, forse 800, e si sono frantumate sulla cengia che si trova a quota 2. 300-2. 400 metri.

Anzi – precisa il geologo Dario Tosoni, della Direzione difesa del suolo e della costa della Regione – «si sono letteralmente polverizzate come è naturale che accada ad una roccia calcarea, qual è quella dolomitica».

Il volume? Alcune migliaia di metri cubi, verosimilmente dai 3 ai 4 mila.

Il punto del distacco 

«Nessun pericolo per il paese, ovviamente, perché siamo molto in alto, non si tratta di una frana, i crolli sono sì frequenti, ma di piccolo volume. E in questo caso», sottolinea ancora Tosoni, «il bosco sottostante è stato raggiunto solo dalla polvere, che peraltro è scesa fino in paese».

Tosoni è il geologo del Servizio difesa del suolo della Regione Veneto che ieri mattina ha compiuto una puntuale ricognizione in elicottero insieme ad alcuni operatori del Soccorso alpino di San Vito di Cadore.

Una missione ricognitiva voluta dall’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione civile, Giampaolo Bottacin.

Gli esperti del Cnsas hanno però immediatamente constatato che un problema senz’altro c’è: è quello della ferrata Berti che sale verso il Sorapiss e che attraversa appunto la Croda Marcora.

Si tratta di un itinerario abbastanza frequentato da escursionisti esperti, oltre che da scalatori diretti al Sorapiss. È evidente – si è concordato già dall’elicottero – che quel percorso attrezzato va immediatamente chiuso.

«È opportuno», afferma al riguardo il geologo, «che prima di eventuali interventi, se ritenuti davvero necessari, si consenta una stabilizzazione dei versanti e della roccia in particolare, poiché vi potrebbero essere altri distacchi, altri crolli, a seguito magari di precipitazioni».

In vetta alla Croda Marcora c’è una croce. Il crollo è avvenuto pochi metri al di sotto, lasciandola quindi intatta.

Per il geologo Tosoni, non è stato facile valutare il volume del materiale caduto, perché è rimasta solo polvere. «La valutazione ho potuto farla, in qualche misura, sulla profondità della “cella” da cui si è staccata la roccia».

La polvere generata dalla caduta è comunque rimasta nell’aria per parecchio tempo e ha raggiunto a valle anche numerosi residenti, i quali hanno testimoniato agli stessi ricognitori di aver avuto la bocca “impastata” per qualche tempo nella serata di domenica.

Prima del sopralluogo effettuato ieri con l’ausilio dell’elicottero, la delegazione della Regione e del Soccorso alpino aveva osservato l’area del distacco da vari punti di San Vito di Cadore, per avere i primi elementi di valutazione e capire anche eventuali direzioni di caduta rispetto al paese.

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