Bottacin racconta a “Report” i disastri di Bim Gsp

«Quelli del Popolo della libertà mi hanno fatto fuori perché ho reso pubblico il dissesto economico societario»

BELLUNO. Racconta ai giornalisti di “Report” il caso Gsp, minaccia querele e si toglie “dei massi” dalle scarpe. L’ex presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin lancia frecciate al cianuro a chi cerca in lui il capro espiatorio del dissesto della società della galassia Bim: «Perché quando sono diventato presidente, il buco societario era già nell’ordine dei 60 milioni di euro», sottolinea.

“Report” parlerà di Gsp. Nei giorni scorsi Bottacin è stato intervistato dall’inviato di “Report”, la trasmissione di Rai 3 condotta da Milena Gabanelli, interessata al caso “Gsp”: «Mi hanno fatto fare il punto sulla gestione dell’acqua negli ultimi dieci anni, dal passaggio del demanio idrico alla provincia fino all’indebitamento della società. Il giorno stesso, ciliegina sulla torta, il “Corriere delle Alpi” usciva con l’annuncio a tutta pagina del salasso per i contribuenti».

«Mi è stato chiesto», prosegue Bottacin, «cosa pensassi di tutto questo. Dopo avergli confessato di aver votato a luglio contro gli aumenti annui del 5% da qui al 2019, non mi hanno neppure chiesto se fossi d’accordo al salasso del 30%. Comunque una cosa è certa: il fatto che una trasmissione come “Report” si sia mossa, significa che la gravità di quanto accaduto è stata percepita anche lontano da noi. Penso che i bellunesi abbiano capito chi ha gestito male i soldi pubblici. Spero che se ne ricordino quando saranno chiamati a votare».

Salasso inutile. Per Bottacin l’aumento pensato dai sindaci non basterà a salvare la società: «Un revisore dei conti di ottima levatura mi ha detto che non basterà il salasso del 30% sulla tariffa per salvare la società. Eppoi, non dimentichiamo che l’Aato non può fare ciò: la legge, infatti, fissa nel 5% il tetto annuo massimo per l’aumento della tariffa. In caso di ricorsi, quindi, Gsp potrebbe trovarsi a restituire quanto tolto oggi al cittadino».

Via i sassi dalle scarpe. «Qualcuno va in giro raccontando che sono Reolon e Bottacin i responsabili del dissesto. Ma forse dimentica che Bottacin ha trovato un debito ampiamente superiore ai 60 milioni di euro. Una volta che la vicenda sarà chiusa e che tutti i nodi saranno venuti al pettine, conosceremo i veri nomi dei colpevoli. E allora passerò al contrattacco anche in sede giudiziaria».

Nel mirino di Bottacin finisce l’ex presidente di Gsp Franco Roccon: «Mi hanno detto che durante l’assemblea Aato il sindaco di Catellavazzo ha ancora fatto il mio nome per denigrarlo. Allora sono costretto a fare un passo indietro nel tempo. Quando resi pubblico il dissesto di Gsp, Roccon rispose che ero un bravo ragazzo, ma che avevo bisogno di studiare. Bene, da allora tutti i fatti, nessuno escluso, hanno dato ragione al sottoscritto».

Un presidente scomodo. Bottacin è un fiume in piena: «La politica mi ha fatto fuori, perché avevo detto pubblicamente che la gestione di Gsp non era corretta. Quelli del Pdl mi hanno fatto fare la figura dell’ignorante e soprattutto hanno rivoltato il tutto contro di me. Ma la mia colpa era una sola: essermi ribellato a chi avrebbe voluto tenere tutto nascosto, scaricando silenziosamente il debito di Gsp sui cittadini».

Pronte querele. «Spero che finisca tutto bene, ma se Gsp dovesse saltare, prenderò tutti i verbali delle sedute di Bim Gsp e Aato e valuterò il da farsi. Da politico ho pagato per i danni fatti da altri, mi è stato detto di tutto, ma se qualcuno prova a intaccare la mia professionalità con fatti non veri, porterò il colpevole in tribunale. Ho già presentato due querele: dal punto di vista personale non sono disponibile a pagare per errori altrui».

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