Il modello Friuli per salvare Belluno

Per il Pdl è necessario pensare a una macroregione del Nord, con privilegi limitati

VERONA. Tutti d’accordo, nel Pdl, contro l’eccesso di autonomia delle Province di Trento e di Bolzano, che di fatto penalizza Belluno. E i rilievi critici mossi da Dario Bond, capogruppo regionale, contro il presidente Giorgio Napolitano (che ha preso le difese del Trentino Alto Adige), trovano sponda in Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, piuttosto che in Ignazio La Russa, coordinatore nazionale, o in Maria Stella Gelmini.

Bond rilancia e loro applaudono, sostenendo che ne Dellai né Durnwalder hanno un “volto umano”, mentre ce l’ha Renzo Tondo, governatore del Friiuli. Sono “disumani” perché si trattengono nel territorio troppe tasse, il 90%, a differenza di quel 60 che a malapena riesce a non stornare a Roma al Friuli Venezia Giulia. Da qui, appunto, la proposta – materializzatasi al vertice Pdl di ieri a Verona – di una macroregione del Nord sul modello Friuli. Quando il cronista osserva a Formigoni che Dellai non la vuole, la risposta è secca: «Nessuno lo ha invitato». E – insistiamo – non inviterete in futuro né lui né Durnwalder? «Assolutamente no», risponde Formigoni.

Bond lo controlla alla spalle e sorride soddisfatto. Racconta che all’incontro a porte chiuso ha dipinto, con puntualità, ciascun problema della provincia di Belluno che si trova incuneata fra due autonomie. Dice di aver segnalato le conseguenze molto gravi, sul piano della competitività delle aree bellunesi di confine con il Trentino Alto Adige per la maggiore attrattività dell’oltre frontiera. Ammette di essere rimasto scandalizzato dal sostegno dato dal presidente Napolitano ai privilegi di Bolzano e, conseguentemente, di Trento. Ha riassunto a tinte gravissime lo smottamento in atto dei Comuni verso le terre d’oltre frontiera. «Così non si può assolutamente andare avanti», è sbottato. «Voltiamo pagina», l’hanno rassicurato Formigoni e soci, fino ad escludere le due province autonome dalla futura macroregione.

Al termine, il più soddisfatto di tutti era proprio lui, Bond. Soddisfatto, soprattutto, del tavolo operativo che si è deciso di istituire. «A Verona si è dimostrata la voglia di mettersi insieme e di lavorare. Non ci possono essere diversi modelli di gestione in settori cruciali come, ad esempio, nei trasporti e nella sanità in una realtà omogenea come quella del Nord Italia. Basta solo guardare a cosa succede sul fronte ferroviario, dove in Veneto i disagi sono all'ordine del giorno, mentre in Lombardia si è trovata una soluzione con una società ad hoc dedicata ai servizi interni. Adesso dobbiamo essere operativi, per questo ci siamo già messi all'opera. Abbiamo già sentito il parere di alcuni legali istituendo un tavolo operativo».

Ma non è una mina vagante il referendum che Luca Zaia, governatore del Veneto, vorrebbe sull’indipendenza della regione? Bond vorrebbe rispondere d’impeto. Si trattiene e si rivolge a Formigoni. Che ovviamente dice di non saperne nulla. Il leader lombardo ha alle spalle il vicepresidente Marino Zorzato che cerca di rimediare: «Lo scrivete voi che questa è la richiesta del presidente, non è così: Zaia ha auspicato che si dia risposta ad una lettera…».

Il vice di Zaia non fa tempo di terminare che Bond sbotta: «È una strada impercorribile». E Zorzato suggella: «Noi, appunto, siamo gente delle cose possibili».

Francesco Dal Mas

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