Con il Protocollo Trasporti all'esame della Camera addio alla Venezia-Monaco

Al convegno sui "villaggi degli alpinisti" a Cibiana, Marco Onida, segretario generale della Convenzione delle Alpi, spiega che il prolungamento della A27 non si farà per il divieto di collegamenti transnazionali che l'Italia si appresta a ratificare

CIBIANA. «L’autostrada A27? E’ morta e sepolta, come sfondamento del confine con l’Austria. Il Protocollo Trasporti, che l’Italia si appresta a ratificare, impedisce infatti qualsiasi attraversamento della frontiera».

Parola di Marco Onida, segretario generale della Convenzione delle Alpi, tra i protagonisti del riuscito convegno sui “villaggi degli alpinisti”, ieri a Cibiana. Il protocollo ha ricevuto il benestare del Senato, l’altro ieri, e si appresta ora al varo definitivo, alla Camera.

Un appuntamento che Onida ritiene al riparo da qualsiasi sorpresa, perché l’attuale presidenza della Convenzione è italiana, con il ministro Corrado Clini. Attenzione, però: il protocollo non vieta all’autostrada di procedere da Pian di Vedoia a Macchietto, neppure di salire ancora, fino al confine. Lo precisa lo stesso Onida.

«La Convenzione delle Alpi non fa divieto di infrastrutture in questo territorio, all’interno dei singoli Stati. Impedisce solamente i collegamenti transnazionali». Dunque...

«Dunque, il progetto del passante Alpe Adria, fino alle porta del Cadore, è in fase di valutazione conclusiva e di passaggio al Cipe. Passaggio che potrebbe avvenire nelle prossime settimane. Oltre è apparentemente tutto fermo».

«In realtà, è allo studio», fa sapere l’ingegner Antonio Cancian, che è anche europarlamentare del Pdl, «una superstrada intervalliva, da dove arriverà il passante e fino ad un eventuale traforo del monte Cavallino». Non si tratterà, dunque, di un’autostrada, ma di una direttrice, modello pedemontana veneta, quindi con tanto di pedaggio, che arriverà fino in Comelico con l’obiettivo di sbucare a Lienz, sotto appunto la montagna del Cavallino. Al convegno di ieri a Cibiana era presente anche l’europarlamentare Giancarlo Scottà (Lega Nord) che, manifestando il suo «entusiasmo» per questa prospettiva infrastrutturale, assicurava che «sviluppandosi per la gran parte in galleria, non avrà nessuna ricaduta ambientale».

Scottà e Cancian stanno portando avanti insieme il progetto. Ma Cancian precisa: «C’è chi vorrebbe il lungo tunnel, ma i costi sono troppo alti, e in tempi come questi è saggio essere prudenti. Allo studio, pertanto, c’è anche l’ipotesi alternativa, di passaggio della superstrada alla luce del sole. Anche in questo caso, però, l’aspetto ambientale sarebbe tenuto nel dovuto conto».

Claudio Versolato, già presidente regionale del Cai e dirigente in pensione di una società autostradale, è in conflitto.

«Come “caista” non posso che essere prudentissimo sull’ipotesi del proseguimento autostradale. Come tecnico del settore suggerisco comunque la galleria. E, in ogni caso, dico che è giusto prediporre il progetto, anche se in verità le risorse oggi mancano».

«La verità è», insiste Onida, «che il protocollo impedisce di arrivare a Lienz, ovvero di sfondare il confine».

Ma Cancian rimane comunque ottimista. «E’ vero, ci sono problemi, però si sta trattando per soluzioni accettabili da entrambe le parti. Anche Lienz, infatti, avrebbe interesse ad un collegamento col mare».

Il no più determinato, oggi – lo ammettono un po’ tutti, a margine del convegno di Cibiana – è quello di Luis Durnwalder, con casa a Falzes, vicino a Brunico; per lui la Val Pusteria è sacra. Intanto i movimenti si apprestano a dare battaglia, sia “PeraltrestradeDolimiti” che i grillini cadorini. Che attendono al varco in particolare i sindaci, qualora concedessero il loro assenso. Bruno Zanantonio, dirigente Cai veneto, ieri ascoltava. E non annuiva. La posizione del Club alpino italiano è anch’essa sostanzialmente di contrarietà. A meno che la messa in sicurezza ambientale della futura “intervalliva” non sia davvero massima.

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