Autostrada: si prolunga ma solo fino a Macchietto

Però si dovrà tenere conto delle posizioni anche contrarie locali e nazionali Il presidente del Cai Martini: «I conti economici non tornano»

LONGARONE. Apertura agli ambientalisti dal ministro Corrado Clini per il proseguimento dell’autostrada da Pian di Vedoia: si discuta con loro, è l’invito che rivolge alle autorità più direttamente coinvolte. Ma da quanto ha detto a margine dell’Expo Dolomiti, il passante Alpe Adria, fino alle Porte del cadore, s’ha da fare. Il prosieguo, invece no. In altre parole, non c’è sfondamento a Nord che tenga, come vorrebbe invece il presidente della Regione, Luca Zaia. E il primo, a precisarlo, a Longarone è il più diretto collaboratore di Clini per la Convenzione delle Alpi.

«La Venezia Monaco, ovvero il prolungamento dal Cadore, non si farà mai, perché non è stato previsto in nessun obiettivo degli ultimi Governi – afferma Paolo Angelini, coordinatore ministeriale della Convenzione - e il protocollo dei trasporti, che sarà approvato in via definitiva dal Parlamento nelle prossime settimane, esclude ipotesi di nuovi attraversamenti autostradali delle Alpi».

Gli ambientalisti – come il movimento “Peraltre strade” - sono contrarissimi. E non solo al collegamento con Monaco, anche al passante Alpe Adria. Il movimento lo precisa in un comunicato diffuso a poche ore dall’arrivo del ministro. Per il passante, invece, si dichiara disponibile Clini.

«Il passante Alpe Adria, di circa 20 km, è parte integrante dell’opera identificata come completamento dell’A27 Alemagna e come collegamento con l’A23, a suo tempo considerata un’infrastruttura strategica dal Parlamento italiano con la cosiddetta legge obiettivo. Recentemente – puntualizza il ministro – la Commissione per la Valutazione dell’Impatto ambientale del ministero si è espressa con parere favorevole. Tuttavia, data la presenza di posizioni e opinioni contrastanti a livello nazionale e locale, su questo prolungamento è indispensabile per le autorità competenti tenere conto e rispettare anche le ragioni di chi si oppone al progetto».

Secondo Clini, «con questa logica sarà possibile lavorare insieme per trovare le migliori soluzioni alle esigenze di sviluppo dell’imprenditoria veneta che, tuttavia, non possono rimanere condizionate da modelli di sviluppo di 40 anni fa».

Importante, dunque, l’apertura del ministro dell’ambiente, che va pure oltre, in prospettiva: «Certamente il nostro impegno prioritario deve essere quello di valorizzare il trasporto su altre modalità, soprattutto per le merci. Il fatto è che oggi solo il 10% delle merci viaggia su treno mentre l’obiettivo sarebbe quello del 40% fa immaginare quale sia la mia propensione per nuove autostrade».

A Longarone, ieri, c’era anche Umberto Martini, presidente generale del Cai. «Con uno studio di una quindicina d’anni fa il Cai scrisse all’epoca che per motivi d’impatto ambientale il prolungamento verso Nord non si sarebbe dovuto fare. Quindi la Venezia-Monaco, da allora, mi sembrava morta e sepolta. Oggi mi pare che non tornino neppure i conti economici: i benefici non sono assolutamente superiori ai costi».

Ma c’è un’altra ragione per cui il presidentissimo del Club Alpino Italiano manifesta perplessità. «Il protocollo trasporti della convenzione delle Alpi vieta lo sconfinamento di eventuali autostrade. Il protocollo è stato ratificato dagli altri Paesi. Lo sarà prossimamente anche dal nostro parlamento. Quindi tutto si blocca». (fdm)

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