Bim Gsp, presidente e vice si dimettono

Lunedì i sindaci hanno bocciato le decisioni assunte dal Cda, ieri la logica conclusione di un rapporto diventato difficile

BELLUNO. È la logica conseguenza dopo che i sindaci hanno bocciato tutte le loro decisioni. Il Consiglio di amministrazione della società Bim Gsp si è dimesso.

I due componenti che erano rimasti al loro posto, il presidente Mario Leonardi e il vice presidente Rudi De Battista (Gildo Salton aveva già lasciato) si sono riuniti ieri per valutare l’esito dell’assemblea dei soci - sindaci di lunedì scorso. La riunione si è aperta in pratica con le loro dimissioni. «I due consiglieri hanno letto come atto di sfiducia la votazione sfavorevole espressa dai soci sui due punti trattati, in particolare sul punto della riorganizzazione» si legge in una nota diffusa ieri pomeriggio.

Era assente Salton che si era dimesso nei giorni scorsi e lo aveva comunicato ufficialmente ai sindaci nel corso dell’assemblea.

Il presidente del collegio sindacale, Domenico Sangiovanni è stato incaricato di seguire l’ordinaria amministrazione. Toccherà a lui ora definire la data della nuova assemblea dei soci. La riunione, secondo lo statuto, non potrà avvenire prima di otto giorni.

«Queste dimissioni erano nell’aria - commenta il sindaco di Belluno Jacopo Massaro - era una cosa che si poteva prevedere dopo la bocciatura delle decisioni del Cda. Adesso si seguiranno i passi ordinari, un nuovo cda e un piano di rientro del deficit».

È quest’ultimo punto quello che ha fatto «saltare il banco», o meglio la sua mancanza. Insiste Massaro su un concetto già espresso nei giorni scorsi: «Non potevano essere approvate delle operazioni di bilancio, come la vendita delle quote Ascotrade o di Energie Comuni, senza un piano preciso, un piano di rientro dal debito. Per noi, come sindaci, avrebbe significato non esercitare il controllo, come prevede la legge. Non abbiamo bocciato il merito delle due operazioni finanziarie ma il fatto che non si conoscevano i dati. E anche sul piano di riorganizzazione della società, ci sono state date delle indicazioni generiche. Alla fine abbiamo capito che il piano in realtà non c’era».

Massaro non sembra comunque preoccupato dalla situazione che si è venuta a creare. La nuova normativa prevede che il Cda sia formato da due funzionari comandati dai Comuni, che non costeranno nulla, e da un tecnico esterno.

Tra l’altro, osserva Massaro, tra pochi giorni l’Autorità per l’energia e il gas deciderà le nuove tariffe, deve farlo entro il 31 marzo. Tariffe che dovranno coprire i costi di esercizio, di investimento e finanziari.

«Non sono preoccupato per il futuro della società, la preoccupazione è sul piano di riorganizzazione, non sulle operazioni finanziarie». (ma.co.)

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