Leonardi: «Ho fatto tagli per un milione di euro»

Il presidente dimissionario al contrattacco: «Davano gli straordinari come benefit e una quarantina di dipendenti utilizzava le auto aziendali per le ferie»

BELLUNO. Non un sassolino, bensì un macigno. È ciò che si toglie dalle scarpe il dimissionario presidente di Bim Gsp.

“Sfiduciato” nel capitolo riguardante la riorganizzazione interna della società da appena 16 sindaci (la maggioranza, visto che in sala, al momento delle votazioni, erano appena 39 gli amministratori presenti - 15 i voti a favore e 8 gli astenuti), Mario Leonardi ha preferito togliere il disturbo per dare spazio a chi lo reclamava: la politica, la responsabile del patatrac della società che gestisce la partita dell’acqua in provincia.

Leonardi, ci spieghi il perché delle sue dimissioni.

«Semplice, non potevo più lavorare con la giusta serenità, vista la manifesta avversione di una parte della proprietà. Ma la cosa più strana è che i sindaci contrari al lavoro del sottoscritto, erano gli stessi che avevano chiesto di risanare l’azienda e ridurre i costi di gestione. Per trarre in salvo Bim Gsp sarebbero serviti tranquillità e tempo per poter agire. Evidentemente qualcuno pensava che Leonardi avesse la bacchetta magica».

C’è chi le ha contestato la mancata presentazione di un piano organico per il rientro dal deficit...

«Già, ed è arrivata da chi in questo arco di tempo mi ha detto: lascia perdere l’azienda, preoccupati dei problemi finanziari, che sono i più importanti da risolvere. Ero sbigottito di fronte a tali parole. In quarant’anni di attività, non mi era mai capitato di essere chiamato a risanare un’azienda in crisi, senza doverne rivedere l’organizzazione interna. Se una società va male, bisogna cercare i motivi che portano al dissesto economico e rimettere la barra del timone nella giusta rotta».

Come si è mosso dal 22 novembre 2011 a oggi, ovvero da quando è stato nominato il nuovo cda?

«La prima mossa era scontata: se non arrivavano soldi in omaggio da qualche benefattore, dovevamo trasformare i debiti a breve in debiti a lungo termine. Solo col tempo, infatti, potevamo pensare di mettere in salvo l’azienda. E le operazioni che avevamo iniziato tendevano a questo obiettivo, con l’individuazione e l’aggressione delle spese superflue».

E lei ha cominciato uno studio per la riduzione dei costi di gestione di una società che contava qualcosa come 187 dipendenti...

«L’obiettivo era scovare le spese inutili, un’operazione tutt’altro che semplice, vista la collaborazione pari a zero del vecchio direttore amministrativo. In primo luogo, nonostante le titubanze interne, non abbiamo sostituito i dodici dipendenti andati in pensione o che avevano lasciato la società. Poi siamo passati all’eliminazione o alla riduzione degli straordinari, che viaggiavano a livelli elevati. Una percentuale equa, calcolata a livello nazionale, considera lo straordinario tra il 3 e il 4% rispetto all’orario normale. In Gsp si toccava il 10%, con le ore di straordinario che venivano concesse il più delle volte a titolo di benefit».

Quali i settori dove siete intervenuti per limare le spese?

«Le auto a noleggio erano decisamente troppe; una quarantina di dipendenti le utilizzavano addirittura per andare a casa, nei weekend e nel periodo delle ferie. In poche parole, l’auto aziendale veniva utilizzata come se fosse di proprietà. E questo nonostante un regolamento interno lo vietasse». «E poi le consulenze esterne», sospira Leonardi. «Nella maggior parte dei casi, le progettazioni erano affidate a professionisti e ingegneri di altri studi, nonostante nei nostri uffici fossero presenti tanti ingegneri giovani e bravi. Incarichi che incidevano sul bilancio annuale per centinaia di migliaia di euro. Bene, nel 2012 abbiamo bloccato queste operazioni: nelle due occasioni che si sono presentate, abbiamo affidato le progettazioni ai nostri ingegneri, che si sono dimostrati contenti e abili. In poche parole, abbiamo riorganizzato le professionalità interne, che fino al 2011 risultavano sottoutilizzate».

Altri interventi?

«Oltre a togliere il Gps dalle auto, ritrattare i contratti con le assicurazioni e rivedere i ticket per i pasti, abbiamo coperto con i nostri tecnici l’incarico per le letture dei contatori, affidato dalla precedente gestione, tanto per cambiare, a cooperative esterne. E i risultati dal punto di vista del risparmio e della precisione dei dati sono stati confortanti».

Quanto avete risparmiato grazie a questa manovra?

«Proseguendo con queste economie, abbiamo calcolato un risparmio di un milione di euro».

Ma ai sindaci questo non è bastato...

«Ho visto che molti si sono lamentati per la mancata presentazione di un piano di rientro. Ma dimenticano che il cda, dal marzo 2012 al marzo 2013, ha inviato una decina di relazioni a tutti i sindaci. Probabilmente non hanno fatto in tempo a leggerle».

Le sue parole denotano una grande amarezza...

«C’è un po’ di delusione, perché, con un clima più sereno, la barca del Gsp avrebbe potuto raggiungere un mare più tranquillo. Ma probabilmente c’era chi voleva cambiare tutto, affinché tutto rimanesse come prima».

Chi sono i responsabili del disastro Gsp?

«Direi che la politica ha recitato un ruolo fondamentale. Si è sempre guardato alle poltrone, piuttosto che al bene della società e della collettività».

E la politica ha voluto riprendere nelle proprie mani le redini della vicenda. E c’è chi sussurra che il suo successore potrebbe essere proprio Gildo Salton, il rappresentante del cda che si era dimesso durante l’ultima assemblea dei soci.

«Ho avuto il piacere di conoscere Salton, peccato che lo abbia visto davvero poco. Non capisco perché qualcuno esalti il lavoro del mio collega».

E il direttore Belli? Ultimamente ha attaccato il suo lavoro, definendo il metodo Leonardi misericordioso...

«Se Belli parla di misericordia, gli utenti cosa dovrebbero dire? Per definizione, quando le cose vanno male, la proprietà prende provvedimenti contro cda e dirigenti. Ma ciò non accade quasi mai quando si parla di aziende che gestiscono il servizio pubblico. Forse qualche sindaco ha ritenuto Belli talmente bravo, da perdonarlo. Ma qualcuno forse dimentica che il buco da 80 milioni di euro non l’ha certo causato il sottoscritto...».

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