Commozione e ricordi per papa Luciani

Canale d’Agordo celebra il 35esimo anniversario dell’elezione al soglio pontificio, in attesa di una svolta

CANALE D’AGORDO. La chiesa di Canale d’Agordo, un grande arco verde all’ingresso, e la facciata che racconta Luciani (“io sono il piccolo di una volta”), non riesce a raccogliere tutti i fedeli. Si trasforma in aula liturgica, pertanto, anche la piazza, mentre le nuvole incappucciano le cime. E le campane si sciolgono come nella sera di quell’indimenticabile 26 agosto 1978, quando Albino Luciani venne eletto al soglio pontificio.

Monsignor Luigi Del Favero, vicario generale, si commuove al ricordo. Lo fa introducendo il vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, che in occasione del 35esimo anniversario dell’elezione a pontefice dell’umile figlio di queste valli, presiede la solenne concelebrazione con numerosi sacerdoti e l’arcivescovo monsignor Oscar Rizzato, elemosiniere emerito del Papa.

Nei primi banchi ci sono i sindaci della zona, il viceprefetto, le altre autorità, anche i familiari del “papa del sorriso”, il sindaco ed una delegazione del paese natale di Benedetto XVI, Marktl am Inn, in Baviera. Il veneziano Pizziol è stato ordinato prete dall’allora patriarca di Venezia, Luciani appunto. E lo ripropone al popolo del “papa del sorriso” nei termini che gli sono più confacenti.

«La liberazione, che Gesù porta, è destinata in particolar modo ai poveri, agli oppressi, ai prigionieri, ai ciechi, perché costoro sono aperti più degli altri all’annuncio di salvezza e all’azione dello Spirito». Gli anni di vita di Luciani sono stati attraversati da eventi complessi e sofferti, portatori di profondi cambiamenti sociali ed ecclesiali, ricorda Pizziol: è sufficiente ricordare la povertà e l’emigrazione, che coinvolsero anche la sua famiglia, le due guerre mondiali, gli anni affascinanti ed inquieti del concilio Vaticano II, il periodo della contestazione studentesca, operaia, ecclesiale ed il terrorismo.

Ma Luciani non era solo questo, è stato anche un testimone dei passaggi più critici della storia del secolo scorso. E’ stato soprattutto un grande evangelizzatori, “lungo tutto il corso della sua vita come sacerdote, vescovo e papa”. E l’ha fatto: «Secondo il carisma singolare della semplicità e dell’impronta catechetico-pastorale».

Una vita, quella del futuro Giovanni Paolo I, contrassegnata dalle virtù dell’umiltà e al tempo stesso e della fortezza. «Alla virtù dell’umiltà – ha spiegato Pizziol – in Luciani si unì la virtù della fortezza nel difendere la dottrina della fede e nella dedizione totale alla Chiesa di Cristo».

Tutti, qui a Canale, pregano il loro “don Albino” – così ancora lo chiamano, a cominciare dal sindaco Rinaldo De Rocco – come fosse già santo. In cuor suo lo fa anche il vescovo Pizziol, che, in ogni caso, si augura: «Spero che Luciani possa salire al più presto agli onori degli altari».

E il sindaco al riguardo aggiunge: «Ho la sensazione, tutta mia, che fra due anni papa Francesco lo proclamerà beato insieme al suo predecessore Paolo VI». Uno di coloro che non hanno mai perso un anniversario a Canale è il sindaco di Conegliano, Floriano Zambon, che alle preghiere di Luciani deve molto: per la guarigione da un brutto male.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi