«Prefetto e commissario hanno sbagliato tutto»

De Carlo all’attacco: «Non si sono dimostrati all’altezza della situazione» Manfreda e Ciotti: «Zero informazioni, siamo stati abbandonati»

PIEVE DI CADORE. C’è chi è politicamente buonista. E chi non lo è affatto. Il primo prova a giustificare l’accaduto non cercando i colpevoli, il secondo è chi fa i nomi di chi, secondo lui, ha fallito nel proprio compito durante la bufera di Santo Stefano. Luca De Carlo, non si nasconde certo dietro un dito, quando c’è da criticare qualcuno ai piani alti. Nel suo mirino finiscono ancora una volta il prefetto Giacomo Barbato e il commissario straordinario della Provincia di Belluno, Vittorio Capocelli, «due figure che non si sono dimostrate all’altezza della situazione».

«C’è qualcuno tra noi sindaci che preferisce far finta che non sia successo niente», spiega il sindaco di Calalzo. «Niente di più sbagliato, perché questo è il momento di una presa di posizione decisa. Ci sono stati tre black-out: elettrico, telefonico e informativo. Per giorni cittadini, turisti e sindaci sono stati lasciati in balìa di loro stessi. Abbiamo subito un danno d’immagine che pagheremo per anni. I commercianti e gli albergatori hanno patito notevoli danni economici. E cosa ci sentiamo dire dal prefetto? Che la colpa è di noi sindaci, che non abbiamo chiesto aiuto. Ma per favore! Forse il prefetto è abituato ad altre zone d’Italia, dove sindaci e cittadini chiedono sempre aiuto senza rimboccarsi le maniche e lavorare».

E al commissario Capocelli: «È andato al ministero per l’incontro con Terna ed Enel e cos’ha detto? Che lui è un tecnico. Non ha parlato di ciò che è accaduto sotto Natale nel Bellunese e dei disservizi che quotidianamente patisce questo territorio. Ma allora perché non ha mandato l’ingegner Soppelsa?».

«Siamo stati abbandonati da tutti», aggiunge la padrona di casa Maria Antonia Ciotti. «Il prefetto avrebbe dovuto salire fino in Cadore per capire il danno che stavamo subendo, invece qui non si è mai visto nessuno. Il fatto è che la montagna è sempre più lasciata sola, senza infrastrutture e con servizi da Terzo mondo».

Anche Mario Manfreda, sindaco di Lozzo e vice presidente del Consorzio Bim, punta il dito sulle mancate informazioni da parte degli organi preposti: «Un black out che ci ha lasciato allibiti. A parte le notizie arrivate col contagocce a qualche sindaco, c’erano automobilisti che salivano senza sapere a cosa andassero incontro. A Longarone e lungo l’A27 nessuno che li avesse avvisati dell’impraticabilità delle strade, nessuno che consigliasse loro di attendere prima di salire. Chi di dovere aveva il dovere di parlare, invece sindaci, turisti e cittadini sono stati abbandonati. Per fortuna c’era la stampa locale a tenerci informati...». Poi, parlando dei danni: «Quelli immateriali sono ben superiori e preoccupanti: chi tra i turisti presenti sulle nostre montagne, tornerà a farci visita?».

Duro anche il sindaco di Perarolo: «Come fanno Terna ed Enel a incolpare i privati per la mancata manutenzione dei boschi che circondano gli elettrodotti, quando 47 anni fa fu chiesta la servitù coattiva per il passaggio delle linee?». E introduce un argomento caro a tutti i sindaci della montagna bellunese: «A settembre siamo andati in prefettura a chiedere lo sfalcio lungo le strade gestite dall’Anas, ma ci è stato risposto picche. Ora basta: serve una norma, come per le linee ferroviarie, che permetta a noi sindaci di intervenire, tagliando d’imperio le piante che creano pericoli. Chiediamo un semplice provvedimento per mettere mano alle regole che ci impediscono di effettuare la manutenzione del territorio».

E infine una richiesta alla Regione: «Venezia ci dia i fondi per investire nel sistema di Protezione civile e in particolare nel ramo delle telecomunicazioni. Per le nostre zone è fondamentale essere collegate con il resto del mondo in caso di calamità naturali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi