«Senza sviluppo la montagna muore»

Confindustria replica al libro nero di Mountain Wilderness: «Questi ambientalisti sono autolesionisti e irresponsabili»

BELLUNO. «Autolesionista e irresponsabile». Così Confindustria Belluno Dolomiti definisce la decisione di Mountain Wilderness di presentare un “libro nero” sul governo del territorio riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, prima della visita della Commissione che dovrà valutare l’efficacia e la coerenza dei piani di gestione.

Secondo l’associazione ambientalista, tutte le province e le regioni dell'area stanno approvando e sostenendo «progetti che ledono l'integrità di zone ancora libere e insistono nel promuovere, con nuove infrastrutturazioni, l'ulteriore antropizzazione e il consumo di territorio e paesaggi dell'alta montagna».

Una posizione, questa, che non è piaciuta all’associazione industriali. «Nessuno mette in discussione la rilevanza strategica della difesa del territorio e del paesaggio», afferma il presidente Gian Domenico Cappellaro, «che va però inquadrata nell’ambito di uno sviluppo sostenibile della montagna, non nella sua trasformazione in un museo all’aria aperta, destinato a un inesorabile declino economico e sociale. Come ogni ideologia, anche l’ambientalismo intransigente e autoreferenziale si manifesta con supponenza e irragionevolezza, nell’illusione di poter imporre a tutti la propria visione delle cose, anche se questa va contro l’interesse generale delle comunità locali, soprattutto in un momento di grave crisi economica e occupazionale».

«Per quanto sostenibile», aggiunge Cappellaro, «lo sviluppo deve essere tale e, per la montagna bellunese, non può prescindere né dalla valorizzazione delle risorse naturali, anche per la produzione di energia pulita, né dalla realizzazione di alcune opere fondamentali, come lo sbocco stradale a nord. Per i nostri territori non ci può essere futuro senza una crescita economica che garantisca occupazione e benessere diffuso. Dal manifatturiero al turismo, le aziende non possono però essere competitive senza infrastrutture adeguate. Si tratta, dunque, di scegliere: vogliamo montagne senza nuove strade e senza impianti di risalita, ma anche spopolate e abbandonate? Vogliamo corsi d’acqua con più pesci e paesi con sempre meno abitanti? Oppure vogliamo un territorio che punti sul turismo e sulla green economy, che sappia favorire l’imprenditorialità e la creazione di posti di lavoro e che riesca a coniugare così lo sviluppo economico con il rispetto per l’ambiente?».

«Se vogliamo che la montagna viva», conclude il presidente dell’associazione industriali, «dobbiamo permettere alla nostra gente di vivere in montagna».

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