Kompatscher: «Diamo l’autonomia a chi se la merita»

Il presidente altoatesino sarà domani a Pieve di Cadore «Premiare i virtuosi e unire le aree con prerogative simili»

PIEVE DI CADORE. «Cosa penso del referendum in Comelico? Io farei un ragionamento più generale, che riguarda tutti i referendum che vogliono rivedere i confini delle regioni. Sono espressione di un disagio di fronte a situazioni diverse, con diversi presupposti giuridici, ma vicine territorialmente e, sostanzialmente, con gli stessi problemi».

Arno Kompatscher corre, la sua giornata di lavoro è fatta in media di 16 ore. Fa parte della nuova politica, quella multitasking, quella “del fare”, per dirla come Matteo Renzi. Non che chi lo ha preceduto non abbia fatto, anzi. Ma qui il fare si sposa e si intreccia continuamente con il raccontare, con l'interagire: poco prima dell'intervista ha twittato, ad esempio, in merito al provvedimento di giornata, quello che fissa a un massimo di 15 anni l'incarico che lui riveste da gennaio, presidente della Provincia autonoma di Bolzano. Corre perché a Roma lo aspettano i presidenti di Regione e il suo collega di Trento per discutere della modifica del titolo V della Costituzione. Oggi l'incontro con il premier. E domani sarà a Pieve, invitato dalla Magnifica Comunità di Cadore, per parlare delle ragioni del suo impegno politico, delle strategie per affrontare le problematiche della montagna, delle sue priorità amministrative. Appuntamento alle 19.

«Vorrei premettere anzitutto una cosa», prosegue, «è profondamente sbagliato voler rivedere lo status delle province o delle regioni a statuto speciale. Secondo me, invece dovremmo unirci fra tutte le regioni che hanno le stesse prerogative, in modo responsabile e solidale. Premiando i virtuosi: chi dà più allo Stato deve avere più risorse, perché dimostra di avere anche maggiore responsabilità. Noi, ad esempio, siamo al terzo posto, dopo Lombardia ed Emilia Romagna come residuo fiscale pro capite. E non perché siamo i più bravi, probabilmente perché abbiamo il sistema migliore».

Miele, dunque, per chi invoca, dalla parte di Belluno, la regione dolomitica: «Le autonomie vanno viste come risorsa», insiste Kompatscher, «ma guardando bene le diverse realtà: non tutte le amministrazioni a statuto speciale dimostrano di saper gestire la specificità».

A Roma ha lavorato per approvare un documento unitario delle Regioni sulla proposta di riforma del Titolo V della Costituzione sulle autonomie locali...

«Noi abbiamo già salutato positivamente questo passaggio, ci sembra un buon passo iniziale, con luci ed ombre però. Ecco, ci piacerebbe discutere delle ombre. Siamo favorevoli inoltre all'abolizione del bicameralismo perfetto, ma l'assemblea delle autonomie deve avere delle competenze precise. Se si introduce il Bundestag tedesco come riferimento, allora quel modello va copiato fino in fondo.”

Matteo Renzi, che incontrerà quest'oggi, lo conosce bene...

«È venuto a trovarci quando era in campagna per le primarie del Pd, poi io sono andato un paio di volte a Palazzo Vecchio, sede bellissima. La mia impressione? Si dà da fare, speriamo che ce la faccia. In politica più dei rapporti personali o delle impressioni contano i fatti. Diamogli la chance e la possibilità di lavorare».

Ma torniamo in Veneto. Come siamo messi con i fondi Brancher?

«Abbiamo liquidato il 2011 e potremmo passare rapidamente a sbloccare anche la quota del 2012; ma vorremmo la garanzia che si parte adesso con la nuova modulistica e la nuova formula, per il 2013 e il 2014. Insomma, un nuovo modo di approvare i programmi, sulla base delle stesse cifre, ovvero di 40 milioni di euro all'anno, ma da spendere effettivamente per i territori confinanti, nello spirito per cui sono stati ideati questi fondi. A breve avremo un incontro a Roma».

E della Fondazione Dolomiti Unesco cosa pensa?

«Anche lo Sciliar-Catenaccio è un parco naturale protetto dall'Unesco e credo che questo riconoscimento sia una grande opportunità, in una duplice direzione: marketing turistico, perché ci sono sempre più persone che girano il mondo da un Patrimonio Unesco all'altro; e poi, non meno importante, la consapevolezza di avere questo patrimonio da salvaguardare, da proteggere. E noi abbiamo la responsabilità di preservarlo per consegnarlo ai nostri eredi».

Cosa dirà ai cadorini, domani alla Magnifica di Pieve?

«Una cosa semplice: viviamo tutti in terra di montagna, abbiamo le stesse esigenze, le stesse difficoltà, ma anche la fortuna di abitare in luoghi meravigliosi. Non possiamo che collaborare».

@vietinas

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi