Fondazione Unesco: «Passi chiusi a ore»

In occasione della Giornata mondiale della Terra la Fondazione Dolomiti Unesco mette l'accento sul problema della mobilità

CORTINA D’AMPEZZO. Le Dolomiti hanno bisogno di una maggiore tutela. E quale occasione migliore per puntualizzarlo della Giornata mondiale della Terra? Ieri, in tutto il mondo si sono susseguite manifestazioni ambientaliste a tutela del pianeta nel quale viviamo. Il messaggio è chiaro: servono iniziative decise per rendere migliore la Terra, iniziative che anche la Fondazione Dolomiti Unesco è decisa a mettere in campo, voltando pagina rispetto al passato. Senza rinnegare nulla di quanto è stato fatto in questi anni, ma imprimendo una marcia nuova all’agire, anche in vista dell’ispezione che riceverà nel 2016, dalla quale dipenderà la prosecuzione della tutela mondiale delle Dolomiti.

Un problema per tutti: quello della mobilità: «Se non cambiamo registro, se non facciamo qualcosa di concreto e di serio per disincentivare il traffico automobilistico attraverso le Dolomiti, rischiamo una severa infrazione», fa sintesi degli umori di preoccupazione del Comitato scientifico uno dei suoi componenti, Cesare Lasen, feltrino. Oggi, a Cortina, si riunirà appunto il comitato scientifico per fare il punto della situazione. Domani, all’ostello Altanon di Santa Giustina, è previsto un incontro con la neosegretaria Marcella Morandini, approdata in Fondazione a gennaio.

Tanti i temi sul tappeto. Uno di questi sarà, appunto, quella che Lasen chiama la «disincentivazione della mobilità». Lo studioso della biodiversità, fra i più accreditati in Italia, non parla volentieri («perché non sarei titolato a farlo, sono uno dei tanti componenti del comitato scientifico e, quindi, ci sono ben altri esponenti più autorevoli»). Lasen, però, ha molta voce in capitolo, e ammette che sulle montagne protette dall’Unesco c’è troppo traffico e conferma che è in corso una ricognizione tecnico-scientifica per misurarlo in modo da prendere gli opportuni provvedimenti. Tra questi ci sarà, già l’estate prossima, la chiusura dei grandi passi dolomitici? «Non lo so se ci arriveremo già nei prossimi mesi. So, però, che all’appuntamento con gli ispettori, fra due anni, dovremmo arrivare con misure già sperimentate, perché in materia abbiamo ricevuto chiari segnali di insoddisfazione, nel passato».

Lasen ritiene, dunque, che se non sarà quest’estate, il prossimo anno i passi non risulteranno percorribili come oggi avviene. «Non posso anticipare se verranno chiusi completamente al traffico. Ritengo di no, ma sicuramente in determinate ore del giorno, dall e 9 alle 16. E al riguardo», ecco dove sta uno dei problemi, «dovremmo organizzarci con i mezzi pubblici alternativi, le cosiddette navette, oltre che con i parcheggi a valle».

La Provincia di Bolzano sta studiando, appunto, anche la mappa del trasporto pubblico da parte di tutti i territori interessati, quindi pure il Bellunese. Non sono da escludersi pedaggi. Una forma, tuttavia, che Lasen ritiene più difficoltosa da applicare in quanto riguarda strade statali.

Ma questa non è l’unica preoccupazione che si pone la Fondazione. E che si porrà nei giorni dell’approfondimento, prima a Cortina e poi a Santa Giustina. Ci sono documenti predisposti che pongono a tema altri provvedimenti, come quello dello sfalcio dei prati (e non solo) in quota. Quest’estate, in val Badia, si svolgerà il primo festival delle Dolomiti sulla fienagione. Un’attività, si badi, che nel Bellunese è andata persa. Non ha dubbi, in proposito, Lasen: bisogna pagare il montanaro perché sfalci il territorio. «Io ho dei prati vicino a casa», racconta, «e ogni anno spendo ben 1300 euro per segarli a dovere e trasportare a destinazione l’erba».

Anche il Veneto, come l’Alto Adige, dovrà arrivare allo stanziamento di fondi per lo sfalcio, «se vogliamo presentare un ambiente davvero accogliente, e non abbandonato a se stesso, come da troppi anni vediamo».

Ma la cura dei prati e dei pascoli è indispensabile, secondo Lasen, anche per assicurare la biodiversità, un patrimonio prezioso che altrimenti si perde. Ecco, dunque, il problema delle indennità compensative. E a proposito di questo problema, come di altri, Lasen denuncia «l’assenza della Provincia. Non c’è un’autorità a cui appellarci per questo ed altri temi di stretta emergenza ambientale. Vedremo se il nuovo ente di cui si parla sarà sufficiente a darci le garanzie che cerchiamo. Ho qualche dubbio. Non possiamo, però, che avere fiducia».

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