Cortina, alpinista muore sul Pomagagnon

Un alpinista è morto in montagna. Stava arrampicando sul Pomagagnon, sopra Cortina, quando è precipitato in un canalone, all'altezza di Punta Fiames.

L’aspirante guida alpina precipita per 150 metri da Punta Fiames e muore. Il ventiquattrenne austriaco di Lienz, E.F. stava attaccando la via Jori con il settantaquattrenne nonno E.S., che invece è un’esperta guida. I due non stavano usando corde, in quel tratto del Pomagagnon: il ragazzo è scivolato, volando per 150 metri in un canalone. Un luogo molto complicato da raggiungere per gli uomini del Soccorso alpino di Cortina, del soccorso della Guardia di finanza, coordinato dal capitano Leonardo Landi e per l’elicottero del Suem 118. Le operazioni di recupero della salma sono durate quasi sei ore e ci sono anche due infortunati tra i soccorritori: impegnati con un gancio baricentrico di 100 metri, durante il recupero della barella, il soccorritore dell’equipaggio e un volontario, che la stavano accompagnando hanno riportato una frattura alle caviglie e sono stati accompagnati all’ospedale Codivilla Putti. «È andata anche bene ai due», assicura il responsabile del Cnsas, Rufus Bristot, «un’operazione così complicata ti capita una volta ogni tre anni. Purtroppo non c’è stato niente da fare per il giovane alpinista».
Era l’una e mezzo di pomeriggio, quando nipote e nonno stavano percorrendo il traverso, che porta all’attacco originario della via Jori, spigolo sud, quando il giovane è finito nel vuoto. Le corde e il telefonino cellulare erano nel suo zaino e l’anziano non poteva fare altro che cominciare a gridare, per richiamare l’attenzione di qualche altro escursionista. La zona è sempre molto frequentata, specialmente in questo periodo. Mentre stava tornando in basso, le sue grida sono state sentite da diverse persone, che hanno dato l’allarme, chiamando il 118 del Suem.
La macchina dei soccorsi si è messa in moto immediatamente, potendo contare anche su Cnsas e una squadra di fiamme gialle. L’elicottero ha sorvolato a lungo la zona, fino a quando non ha individuato il corpo senza vita dell’alpinista, in un canale verticale. Sbarcati un tecnico e cinque soccorritori, ci si è subito resi conto del fatto che il recupero della salma non sarebbe stato per niente semplice. È a questo punto che c’è voluto il gancio baricentrico: nel momento in cui il velivolo ha potuto avvicinarsi alla parete e si sono verificati i due infortuni. Ad ogni modo, il corpo è stato trasportato a valle e affidato al carro funebre. Rimane a disposizione del sostituto procuratore di turno Roberta Gallego, che deciderà se aprire o meno un’inchiesta. Anche se si tratterebbe di «una tragica fatalità», osserva il capitano Landi, «in un primo momento, sembrava che i due alpinisti non fossero legati e, dunque, non si trovassero in condizioni di sicurezza, ma in quel tratto questo è possibile, anche se in qualche punto lo spigolo raggiunge anche il quinto grado di difficoltà, cioè il massimo. Aggiungo che abbiamo sentito il nonno, ma soltanto come persona informata sui fatti».

Gigi Sosso

 

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi