La grande rincorsa della Scozia verde

La premier scozzese Nicola Sturgeon (reuters)
La regione autonoma britannica verso un bilancio positivo delle politiche attuate per azzerare le emissioni di CO2 entro il 2045. Un obiettivo ambizioso, che conta di raggiungere con motori elettrici, nuovi modelli agricoli e convertendo i riscaldamenti delle case
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LONDRA – La Scozia è sempre più verde. Orgogliosa di ospitare nel dicembre dell’anno prossimo la Conferenza dell’Onu sul Cambiamento Climatico (Cop26), rinviata di un anno a causa della pandemia da Covid, la regione autonoma britannica, che aspira a ottenere l’indipendenza dal Regno Unito, si appresta a pubblicare un aggiornamento del proprio piano per ridurre le emissioni nocive nell’atmosfera, facendo un bilancio di come sta andando. Secondo le anticipazioni della Bbc, non sta andando male. Ma anche per il governo di Edimburgo, come altrove, resta ancora molto da fare.

Per cominciare, la Scozia ha dato forza di legge al raggiungimento di un importante obiettivo: arrivare a quota “emissioni zero” nel 2045, cinque anni prima della data stabilita dal governo britannico per tutto il Paese. Il governo scozzese afferma che si tratta delle misure “più dure del mondo” contro il cambiamento climatico. In realtà, altri Paesi, tra cui la Svezia, hanno indicato lo stesso obiettivo, già due anni prima che lo facessero le autorità di Edimburgo. Ma è vero che, come riporta la Bbc, il piano scozzese è più ambizioso e onnicomprensivo, includendo anche le emissioni causate da aviazione e marina commerciale.

Il 2045, tuttavia, è ancora lontano: come sta procedendo in Scozia il cammino verso il target di zero emissioni? Le emissioni di diossido di carbonio sono state ridotte alla metà rispetto a quello che erano 30 anni or sono. Ciononostante, gli esperti notano che i maggiori progressi sono venuti in settori a minor costo e più facilmente accettabili dalla popolazione. Le aree dove è necessario un intervento più urgente sono i trasporti, pari a un terzo di tutte le emissioni, l’agricoltura, l’industria pesante e il riscaldamento delle case. Campi in cui si prevedono decisioni difficili, considerato che l’economia scozzese dipende in gran parte dalla propria industria petrolifera e del gas.

Per quello che riguarda appunto i trasporti, sono stati compiuti alcuni passi: la Scozia ha 1200 punti di ricarica per auto elettriche e il numero di auto a elettricità o ibride è aumentato del 40% nell’ultimo anno in tutta la Gran Bretagna. Ma la maggioranza dei veicoli sulle strade scozzesi e del regno sono ancora a benzina o a motore diesel.

Ci sono poi iniziative per intervenire nell’ambito dei trasporti aerei e dell’agricoltura, in particolare nel settore dell’allevamento del bestiame. Notevole anche l’impegno contro la deforestazione: 11 mila dei 13700 alberi piantati nel Regno Unito nel corso del 2019-’20 sono in Scozia. E il progresso più evidente è nel campo delle energie rinnovabili: il governo scozzese si era impegnato a ricavare il 100% del suo fabbisogno energetico da fonti sostenibili entro la fine di quest’anno e potrebbe arrivarci. Nel 2019 era già al 90%, un enorme passo avanti se si pensa che dieci anni prima era a quota 27 per cento. Oggi le turbine a vento al largo delle coste scozzesi provvedono da sole il 70% dell’energia necessaria.

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