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Dalla parte dei rifiuti: bisogna solo trasformarli in ricchezza

Produciamo circa 7 milioni di rifiuti organici domestici ogni dodici mesi che, se trasformati in ricchezza, potrebbero fruttare circa un miliardo di euro
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In un anno, gestendoli secondo tecniche adatte, da 30 mila tonnellate di rifiuti organici domestici si potrebbero ottenere prodotti vendibili per un valore di 4 milioni di euro. Poiché produciamo circa 7 milioni di rifiuti organici domestici ogni dodici mesi, se decidessimo di trasformarli in ricchezza si potrebbe ricavarne circa un miliardo di euro. Trasformare i rifiuti in ricchezza non è una novità, è una scelta, quella che per esempio hanno fatto molti paesi del Nord Europa, che paghiamo perché si prendano 3 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti che non riusciamo a smaltire e poi trasformano in energia vendibile: noi ci perdiamo due volte, per il prezzo che paghiamo e l’energia che non produciamo e loro ci guadagnano due volte.

Sono in molti in realtà che guadagnano sui nostri rifiuti, in Italia e all’estero: la parte lecita vale più o meno 25 miliardi l’anno, quella illecita dovrebbe superare 3 miliardi. I rifiuti alimentano una filiera economica e occupazionale importante che produce tanta più ricchezza imprenditoriale e collettiva quanto più il sistema è trasparente, organizzato e virtuoso e che, per converso, creano ricchezza illecita e danno sociale e ambientale quando il sistema è opaco e inefficiente.
 

Dalla parte dei rifiuti di Antonio Pergolizzi è un’accurata analisi di questo problema complesso che è l’altra faccia dello sviluppo, dell’economia dei consumi, dell’usa e getta.
 

Fino a qualche decennio fa gestire i rifiuti era semplice: si raccoglievano e si portavano in discarica, ma non era una strada civile né percorribile per sempre. Il danno ambientale diretto delle discariche è enorme, il danno che deriva dal non riuso lo è ancora di più. Abbiamo imparato troppo tardi che le risorse di questo piccolo pianeta sovraffollato sono limitate, non possiamo permetterci di usarle una volta sola. L’economia circolare è figlia di questa consapevolezza ed è un cammino che stiamo imparando a percorrere. L’Italia è il Paese delle ecomafie ma anche della raccolta differenziata di oltre la metà dei rifiuti prodotti, del riciclo efficiente di alluminio, ferro, legno, carta, vetro.
 

Come in troppe cose anche nella raccolta e gestione dei rifiuti c’è un Nord più attrezzato e con casi diffusi di eccellenza e un Sud disorganizzato con qualche isola di virtù. Nel complesso il problema più rilevante è la carenza di impianti per il trattamento, la trasformazione-riabilitazione, lo smaltimento sicuro ed efficiente dei rifiuti. È la ragione per la quale lungo le strade d’Italia si muovono ogni anno 1,7 milioni di Tir che percorrono 1,2 miliardi di chilometri per trasportare 42 milioni di tonnellate di rifiuti dal luogo dove sono stati prodotti al luogo lontano, in Italia e fuori, dove c’è qualcuno che viene pagato per prenderseli ed è (o dovrebbe essere) in grado di trattarli.
 

Un’economia a zero rifiuti è possibile ma non è alle viste, un sistema nel quale la quantità di rifiuti finali si riduca sostanzialmente e quella di scarti riciclati aumenti esponenzialmente, nel quale ciascun territorio sia in grado di gestire i rifiuti che produce e di farlo al meglio, è invece possibile.
 

Le regole ci sono e molte esperienze lo dimostrano, ci vogliono visione strategica, capacità gestionale, collaborazione tra soggetti pubblici e imprenditori privati, coinvolgimento delle popolazioni. Ci vuole una classe dirigente diffusa che sia competente e responsabile.
 

Dalla parte dei rifiuti
di Antonio Pergolizzi
(Andrea Pacilli Editore, pag. 373, euro 18)

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