Il 5 febbraio

Giornata contro lo spreco alimentare, con la pandemia nella spazzatura l'11% in meno

Ancora troppo il cibo buttato via: oltre mezzo chilo a testa in media a settimana. Meno attento a ridurre gli scarti il ceto medio basso e chi vive al Sud. Frutta e insalata in cima finiscono più spesso nella spazzatura, perché si "dimenticano" nel frigo
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Il cibo dimenticato che fa male all'ambiente e alle tasche. Per effetto della pandemia, nel 2020 davanti alla quantità di alimenti che viene buttata via ogni anno in Italia è comparso il segno meno. Bene, ma non c'è da rallegrarsi troppo, perché in media ogni settimana un italiano consegna al secchio della spazzatura oltre mezzo chilo di prodotti. Ne risentono in maniera pesante ambiente e bilancio domestico e la ragione di tanto spreco è per il 47% degli intervistati da Ipsos, in un sondaggio commissionato da Waste watchers international on food and sustainability in occasione dell'8ª Giornata contro lo spreco alimentare, il 5 febbraio, la banale dimenticanza.

Nel report che Waste Watchers international ha realizzato in collaborazione con il Dipartimento di scienze e tecnologie agro-alimentari dell'Università di Bologna, ci sono indicatori importanti che non è soltanto l'emergenza Covid ad aver cambiato le abitudini degli italiani e favorito la riduzione dello spreco. Certo, mangiare più spesso in casa e avere tempo da dedicare alla preparazione dei pasti e alla spesa (divenuta spesso più ragionata perché unica occasione di svago e socialità) sono all'origine di numeri importanti: nel 2020 sono infatti sprecati solo 27 kg di cibo a testa (appunto 529 grammi a settimana), quindi l'11,78% in meno rispetto al 2019. In Italia sono così state salvate oltre 222.000 tonnellate di alimenti, con un risparmio di 6 euro pro capite, cioè 376 milioni a livello nazionale.

I numeri nazionali. Questo per quanto riguarda le famiglie, ma i numeri sono davvero impressionanti se si valutano gli alimenti che finiscono nei secchi della spazzatura di ristoranti, mense, ristorazione collettiva: il costo economico dello spreco alimentare su base nazionale complessiva vale 6 miliardi e 403 milioni di euro e sfiora i 10 miliardi di euro l’intera filiera dello spreco del cibo in Italia, se si sommano le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione, che ammontano a 3miliardi.284milioni e 280mila euro. Una montagna di cibo buttata via, per la precisione 1milione e 661mila.107 tonnellate di cibo in casa e 3milioni 624mila 973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera.

L'Italia che spreca di più. Troppo, davvero troppo. Colpisce poi che il report di Waste Watchers indichi che a sprecare di più sono zone d'Italia con un reddito pro capite medio più basso: a sorpresa, meno si guadagna e più si spreca, visto che il 38% circa di italiani che si autodefiniscono “di ceto basso/medio-basso” getta circa il 10/15% in più rispetto agli altri intervistati. Al Sud si getta via il 15% in più di cibo e avanzi (ca 600 grammi a settimana), stessa cosa avviene nei piccoli centri, mentre si spreca meno al Nord (-8%, circa 489 grammi a settimana) e al Centro (-7%, circa 496 grammi settimanali). Quanto al profilo sociale, sono le famiglie con figli a gettare via più spesso il cibo: in media lo fanno il 15% in più dei single, che si scoprono più virtuosi e oculati, così come i cittadini dei centri urbani rispetto ai piccoli comuni.

Frutta e verdura nella spazzatura. Sono i beni deperibili, come immaginabile, ad ammuffire più spesso in frigo e passare poi direttamente nel secchio. In cima alla lista la frutta fresca (37%), seguita da verdura fresca (28,1%), cipolle aglio e tuberi (5%), insalata (21%) e dal pane fresco (21%). Ci siamo scoperti grandi panificatori durante il lockdown, i numeri indicano che non abbiamo abusato di questa passione, poiché gettiamo 20 grammi a settimana pro capite di pane, e poco meno di 1 kg nel corso dell’anno. Gli italiani però ammettono di comprare troppo (29%) e di calcolare male il cibo che serviva (28%).

Cosa fare. Cresce però la consapevolezza che dimenticanza e approssimazione hanno un costo. L'85% degli intervistati si preoccupa delle conseguenze economiche dello spreco e l'83% è consapevole che gettare il cibo è moralmente sbagliato perché è un cattivo esempio per i figli (84%) e che ha delle conseguenze in termini di impatto ambientale e inquinamento (77%). La lotta allo spreco alimentare è ormai battaglia comune, tanto che l'85% ritiene che dovrebbe essere resa obbligatoria per legge la donazione da parte di aziende e supermercati del cibo altrimenti sprecato.

Se la pandemia ha diminuito gli sprechi, è vero che ha aumentato gli imballaggi, un aspetto preoccupante per il 57% degli intervistati. Dato l'aumento delle consegne a domicilio e del tempo passato su internet durante il lockdown colpisce che sia ancora molto limitato l'utilizzo delle tecnologie utili a ridurre gli sprechi: solo il 7,7% utilizza le app per il cibo last minute e il 3,2% per l’ortofrutta a ridosso di scadenza, con prezzi ribassati. Il 2,5% fa uso di piattaforme di scambio, il 3,4% utilizza app con ricette di riutilizzo e il 4,2% ricorre alle app di gestione ottimale del cibo e monitoraggio delle scadenze.

Il forum per la giornata contro lo spreco alimentare. Il report di Waste Watchers sarà presentato nei dettagli venerdì alle 11.30 su piattaforma digitale in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. Il Forum online è una iniziativa della campagna "Spreco Zero"  di Last  Minute Market e ha il patrocinio del ministero dell’Ambiente, del ministero degli Affari Esteri, del World Food Programme Italia, di Anci e della rete di Comuni Sprecozero.net. Molti gli interventi programmati per l’occasione, introdotti e coordinati dal fondatore Last Minute Market e campagna Spreco Zero, l’agroeconomista Andrea Segrè. A tracciare un quadro dell’Orizzonte Italia saranno, fra gli altri, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, la sottosegretaria al ministero della Salute Sandra Zampa e la  sottosegretaria al ministero delle Politiche Sociali Francesca Puglisi. Oltre a loro interverranno, fra gli altri, il vicedirettore generale Fao Maurizio Martina e Vincenza  Lomonaco,  ambasciatrice presso la Rappresentanza  permanente d'Italia alle Nazioni Unite a Roma. Dal 2021 la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare si focalizza con attenzione sul nuovo decennio che ci guiderà al 2030: in primo piano gli Obiettivi di Sostenibilità indicati nell’Agenda Onu 2030.