Clima, il segretario generale dell'Onu dà la sveglia ai governi

Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres (afp)
Antonio Guterres invita i partecipanti alla Cop 26 a stringere i tempi: la pandemia non può essere una scusa per tergiversare, occorre iniziare subito le trattative, anche online, per arrivare a alla conferenza Onu di novembre con un accordo. Piano con azioni a breve termine per ridurre fortemente le emissioni nocive entro il 2030
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LONDRA - I negoziati sul clima devono cominciare molto prima del summit internazionale di novembre in Gran Bretagna e a causa della pandemia il lavoro preparatorio va fatto online. È l'esortazione lanciata dal segretario generale dell'Onu, Antonio Guturres, ai governi e ai funzionari che parteciperanno a Cop 26, il vertice indetto dalle Nazioni Unite per coordinare la lotta al cambiamento climatico e moltiplicare gli sforzi per ridurre le emissioni nocive a zero, in programma a Glasgow in autunno.

Affinché la conferenza abbia successo, afferma l'alto diplomatico, bisogna fare più in fretta: "I negoziati preparatori devono avvenire virtualmente", ha detto Guturres secondo quanto riporta il Guardian. "Questo causerà problemi ma dobbiamo adeguarci. Le sfide sono troppo complesse per comportarci altrimenti".

Le discussioni informali per preparare il convegno sono in corso già da un anno, dopo che il summit, originariamente previsto per il 2020, è stato rinviato per il Covid. L'esperienza del passato dimostra che, come per ogni trattativa internazionale, gran parte del lavoro va svolto anticipatamente per potere avere successo quando i leader politici e i loro consiglieri si incontrano. Per esempio, il summit sul clima di Copenaghen del 2009 e quello di Madrid del 2019 hanno avuto risultati non abbastanza soddisfacenti perché, a giudizio degli esperti, non c'era stato sufficiente lavoro preparatorio. Viceversa, la conferenza di Parigi del 2015 è stata uno squillante successo perché la Francia, come paese ospitante, aveva organizzato un anno e mezzo di negoziati in anticipo, garantendo che le decisioni sulle questioni chiave fossero già prese prima dell'inizio del vertice vero e proprio.

La crisi innescata dal coronavirus ha tuttavia complicato questo impegno, impedendo la gran parte degli incontri diretti. Non tutti i paesi emergenti dispongono delle risorse umane e tecnologiche per prendere parte a una trattativa così vasta e complessa quasi esclusivamente in remoto, per poi ritrovarsi tutti in Scozia al summit di novembre quando si spera che verranno concordati nuovi patti sul clima. Ma Guterres ha cercato di rassicurarli: "Ho ordinato ai funzionari dell'Onu in tutto il mondo di mettere i nostri uffici e le nostre strutture tecniche a disposizione affinché tutti i paesi possano partecipare ai negoziati virtuali".

L'obiettivo del palazzo di vetro per Cop 26 è un piano globale per raggiungere emissioni zero entro la metà del secolo, con azioni più a breve termine per ridurre fortemente le emissioni nocive entro il 2030. Sarà questo il metro per determinare se il summit di Glasgow avrà realizzato o meno il suo scopo. Ma intanto un nuovo studio dell'università di Washington avverte che gli obiettivi fissati dalla conferenza di Parigi cinque anni fa, ossia contenere l'aumento della temperatura globale della terra a non più di 2 gradi centigradi da qui alla fine del secolo, non sono sufficienti a salvare il pianeta. 

 Secondo le proiezioni portate dagli scienziati al summit di Parigi, infatti, è necessario ridurre le emissioni nocive globali dell'1 per cento all'anno per raggiungere l'obiettivo finale di un contenimento della crescita della temperatura terrestre di 2 gradi entro il 2100. Ma la nuova ricerca degli studiosi della University of Washington afferma che occorre ridurre le emissioni nocive dell'1,8 per cento, ovvero quasi del doppio, per arrivare a un simile risultato. In altre parole, limitare l'aumento della temperatura della terra a 2 gradi in più nei prossimi ottant'anni richiede un taglio delle emissioni nocive dell'80 per cento superiore a quello indicato dagli accordi di Parigi.

"Un crescente numero di esperti sostiene che il target per la riduzione delle emissioni deve essere più ambizioso e la nostra analisi lo conferma", ha dichiarato il professor Adrian Raftery, principale autore dello studio. Al tempo stesso, la nuova ricerca dimostra che salvare il pianeta dal cambiamento climatico è possibile e non serve un totale cambiamento dello stile di vita dei suoi abitanti, nota lo scienziato: "Il risultato del nostro lavoro è che l'obiettivo non è facile ma è fattibile. Ridurre le emissioni dell'1,8 per cento l'anno non è uno sforzo astronomico".

In conclusione, bisogna fare in fretta, come ammonisce il segretario generale dell'Onu, e bisogna fare di più, come suggerisce lo studio americano, ma salvare il pianeta è possibile.