LE 6 PRIORITA' PER L'AMBIENTE
(reuters)

2. Valutare in anticipo gli effetti collaterali dell'innovazione

SAPIENS - Il ritmo del progresso Tutte le puntate

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Tutti gli organismi della Terra, in un modo o nell’altro, evolvono. Charles Darwin ce lo ha spiegato più di centosessant’anni fa ne l’origine della specie. Solamente uno di loro, però, progredisce: Homo Sapiens. Con la possibilità di tramandare e accumulare conoscenze di generazione in generazione, l’uomo ha intrapreso un percorso di sviluppo tecnologico autosostenuto, che lo ha portato ad alterare in maniera radicale il suo ecosistema.

Anche altri esseri viventi modificano il proprio ambiente circostante, dalla formica al castoro. Nessuno di loro, però, opera sulla stessa scala, con la stessa rapidità e sistematicità di Sapiens. Il suo progresso è stato esplosivo: nei due secoli successivi alla rivoluzione industriale, la popolazione umana è cresciuta a dismisura, mentre lo sviluppo dell’industria ha portato allo sfruttamento di una quantità ingente di risorse naturali. Espandendosi e consumando, come una specie parassita, Sapiens è arrivato a colonizzare gli angoli più remoti del pianeta. Il suo stesso successo ha però generato tre debiti del progresso*, che pesano oggi sulle future prospettive di sopravvivenza di Sapiens, e rischiano di schiacciarlo.
 

Il primo è il debito demografico. Nell’antichità, la crescita della popolazione umana era costantemente tenuta sotto controllo da periodiche epidemie e carestie. Negli ultimi secoli, abbiamo incrementato enormemente la nostra aspettativa di vita media e ridotto drasticamente la mortalità infantile. Questo ha però dato origine a un paradosso: nella società dell’affluenza, più si innalza l’età media, più aumentano i costi che devono sostenere i sistemi pensionistici e sanitari. Il tutto, in un contesto in cui l’automazione della produzione sta riducendo le possibilità di lavoro mentre emerge l’incapacità di trovare una soluzione socialmente condivisa su come redistribuire i benefici del progresso tecnologico. L’allungamento della vita, in sostanza, è diventato una fonte di instabilità economica.
 

Il secondo debito è quello ambientale. Lo sviluppo dell’industria e la creazione di reti di trasporto sempre più estese e capillari hanno aumentato la potenza produttiva di Sapiens, ma hanno anche portato ad un’estrazione di risorse senza precedenti, con scarsa attenzione ai limiti fisici del nostro pianeta. L’overshoot day indica il giorno di ogni anno in cui l’umanità consuma le risorse prodotte dal pianeta per quell’anno. Da quando questa misura è stata introdotta per la prima volta nel 1971, la data di overshoot si è progressivamente allontanata dalla fine dell’anno. Solamente nel 2020, complice la pandemia, il giorno in cui abbiamo cominciato a sovra-sfruttare la Terra è caduto il 22 agosto, posticipato di quasi tre settimane rispetto all’anno precedente.  Stiamo accumulando un debito di risorse con il nostro pianeta.
 

Esiste poi una terza tipologia di debito, di cui cominciamo ad accorgerci solo ora: quello cognitivo. Con lo sviluppo dei mass media, a partire dal secolo scorso, la quantità di informazioni a disposizione di Sapiens è andata crescendo. L’avvento di Internet e la rivoluzione digitale hanno però portato ad una vera e propria esplosione dell’infosfera. Oggi Sapiens comunica molto più rapidamente, ma è esposto anche ad un flusso tale di dati che è diventato incapace di metabolizzarli. Riceviamo centinaia di mail al giorno e i social network ci propongono continuamente nuovi, ma effimeri, contenuti. Se l’informazione fosse luce, oggi ne saremmo completamente abbagliati; il suo eccesso sta generando danni permanenti all’ecologia della nostra mente.
 

I tre debiti che abbiamo elencato sono un riflesso del costo del progresso di Sapiens e rischiano di pregiudicarne la sopravvivenza. Che cosa possiamo fare per mitigare i loro effetti e ridurne la portata? Ogni tipo di tecnologia rappresenta la risposta pratica ad un problema. A volte, tuttavia, i suoi costi sul lungo periodo non vengono valutati. Una misura semplicista come il prodotto interno lordo, ad esempio, non incorpora il costo dei danni indiretti che possono essere causati dalla crescita industriale o dalle nuove tecnologie digitali. Quello di cui abbiamo bisogno oggi è un risk assessment ragionato del progresso, a livello politico e aziendale, che tenga conto dei problemi di lungo periodo generati dallo sviluppo, e sappia valutare attentamente il rapporto tra costi e opportunità di ogni tecnologia. Incorporando fin da subito i costi del progresso nei nostri calcoli, saremo capaci di una pianificazione più efficace e sostenibile. 
 

Le automobili elettriche sono un caso da manuale: quando lo scorso dicembre il CEO di Toyota, Akira Toyoda, ha affermato che le auto elettriche presentano costi sociali e ambientali ancora insostenibili, molti si sono stracciati le vesti, soprattutto tra chi fa una moda dell’essere green. A ben vedere, però, il capo di Toyota ha fatto solo presente che anche una buona tecnologia come l’auto elettrica vada usata con intelligenza. Il litio e il cobalto, materiali necessari per la produzione delle batterie, sono difficili da trovare e da smaltire: se anche volessimo sostituire l’intero parco veicoli globale immediatamente, le riserve di questi due metalli oggi non basterebbero a soddisfare la domanda, cosi come non basterebbe l’intera produzione elettrica oggi disponibile per garantire le ricariche. Quindi anche questa tecnologia verde necessita di tempo per essere metabolizzata e sviluppata appropriatamente, anche dal punto di vista infrastrutturale.  
 

Per scrollarsi di dosso il peso dei tre debiti, Sapiens deve ripartire da una metodologia di risk assessment che valuti il costo degli effetti collaterali dell’innovazione.  Tanto la politica, quanto l’ingegneria, devono capire che ogni sviluppo tecnologico comporta sempre delle conseguenze, dal punto di vista economico-sociale e ambientale. Invece di inseguire modelli di business spregiudicati e plasmati dalle esigenze di un marketing di corto respiro, dobbiamo lavorare sulla nostra capacità di prevenzione, introducendo una visione di sostenibilità di lungo periodo.

 

*l’idea dei tre debiti è tratta dal libro Prevenire di Vineis, Carra, Cingolani, pub. Einaudi 2020