La pandemia fa calare l'ozono nell'aria che respiriamo come mai negli ultimi 20 anni

Il calo, durante la primavera e l'estate 2020, è stato (quasi) senza precedenti, almeno negli anni recenti. La riduzione dei livelli di ozono è pari al 7% su vaste aree a livello globale. Il responsabile? Il blocco dei trasporti via terra e via aerea
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La pandemia e il lockdown hanno avuto, indirettamente, qualche effetto collaterale positivo, seppure temporaneo, sulla qualità dell'aria che respiriamo. Adesso una ricerca internazionale, cui ha preso parte il Servizio meteorologico nazionale della Germania, ha analizzato i livelli di ozono (O3), un gas che nella bassa atmosfera è un inquinante. Gli scienziati hanno rilevato una diminuzione significativa dell'ozono nell'emisfero nord durante la primavera e l'estate 2020, durante e subito dopo il lockdown. Un caso? No, secondo gli autori che sottolineano l'ampia diffusione del fenomeno e la persistenza del calo per tutto il periodo. Lo studio è pubblicato su Geophysical Research Letters.

L'ozono. Il forte taglio delle emissioni – soprattutto dei trasporti ma anche di alcune attività industriali – imposto dall'emergenza sanitaria fornisce l'occasione, il banco di prova, per quantificare gli effetti del nostro impatto sulla qualità dell'aria. Nella prima fase della pandemia in Europa (e non solo) si è registrato un forte calo del biossido di azoto (NO2), prodotto per lo più dai motori dei veicoli.

In questo caso sotto la lente c'è l'ozono. Nello strato più basso dell'atmosfera, la troposfera, questo gas è un inquinante, detto secondario perché generato dalle reazioni chimiche fra varie sostanze, come gli ossidi di azoto (incluso l'NO2 citato). Questi sono prodotti principalmente dai gas di scarico dei veicoli e da alcuni processi industriali. La sua produzione è inoltre favorita da particolari condizioni meteo-climatiche, come le elevate temperature e la forte radiazione solare estiva, e per questa ragione è un inquinante tipico dell'estate. Nello strato più in alto della troposfera - la stratosfera - al contrario l'ozono assume un ruolo centrale nel proteggere il pianeta da radiazioni nocive. Lì la minaccia, invece, è il buco nell'ozono.

Il calo, costante da aprile a agosto 2020. I ricercatori hanno analizzato l'impatto delle restrizioni nella formazione dell'ozono a composizione dello strato più basso dell'atmosfera, in particolare da 1 a 8 km di altezza dal suolo, da aprile ad agosto 2020, il periodo dell'anno che include l'estate in cui normalmente l'inquinamento da ozono cresce, anche sopra la soglia d'attenzione. I risultati hanno mostrato che in quei mesi i livelli dell'ozono erano circa del 7% più bassi rispetto alle medie rilevate dal 2000 al 2020.

 

Gli autori sottolineano che studi basati su simulazioni al computer – in particolare una ricerca dell'Università di Cambridge pubblicata nel 2020 su Geophysical Research Letters – hanno prodotto risultati molto simili a quelli dei rilievi dal vivo. Una riduzione di questo genere non è mai stata osservata negli anni scorsi. E non è insignificante se si considera, come sottolineano i ricercatori, che è stata dall'analisi dei dati di 45 stazioni, in varie parti dell'emisfero nord, per il rilievo dell'ozono troposferico, e che è risultata costante per tutto il periodo considerato. “L'ultima occasione in cui abbiamo rilevato un livello così basso di ozono troposferico a Hohenpeissenberg”, commenta per fare un esempio Wolfgang Steinbrecht, scienziato dell'atmosfera presso il Servizio meteorologico tedesco “è stato nel 1976”. Il calo dell'ozono ampio e piuttosto uniforme, scrivono gli autori, fornisce una prova degli effetti legati al taglio dei gas serra e potrà essere utile per future indagini sull'impatto delle emissioni.

La pandemia, complice della riduzione. Insomma, i dati sono senz'altro rilevanti. Le cause sono da rintracciare principalmente nei blocchi della circolazione, in particolare nella riduzione dei trasporti sulla superficie terrestre e dell'aviazione. Non è un caso, dato che Una conferma arriva anche dall'analisi svolta dal Servizio di monitoraggio dell'atmosfera di Copernicus (creato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine). L'indagine, infatti, indica che l'ampia riduzione dell'ozono nella stratosfera (il buco nell'ozono) registrata nel 2020 ha contribuito per meno di un quarto all'anomalia rilevata nello stesso periodo nei bassi strati dell'atmosfera.