Navi in rovina

L'incubo dei relitti abbandonati nel porto di Ravenna

Foto: Legambiente Emilia Romagna 
Sono cinque, affondati e lasciati nel Canale dei Piomboni da decenni. Tutto ciò a ridosso della Pialassa dei Piomboni, una laguna vecchia di quattro secoli sottoposta a tutela ambientale per il valore del suo patrimonio naturale, su cui incombono i veleni rilasciati dalle grosse imbarcazioni
2 minuti di lettura

RAVENNA - Da quaranta mesi il cargo Berkan B si trova ormeggiato nel porto di Ravenna dopo che, il 4 ottobre del 2017, l'imbarcazione si spezzò in due durante le operazioni di demolizione, a causa di interventi errati. Lo scenario della vicenda è il Canale dei Piomboni, dove il grosso relitto ancora da bonificare ha prima imbarcato acqua per poi adagiarsi sul fondale, in quello che è conosciuto come "il cimitero delle navi", perché vi giacciono altri cinque relitti, tre dei quali simili al Berkan, affondati e abbandonati lì da ben quindici anni, mentre gli altri due si trovano nelle stesse condizioni addirittura da trenta. Tutto ciò a ridosso della Pialassa dei Piomboni, una laguna vecchia di quattro secoli sottoposta a tutela ambientale per il valore del suo patrimonio naturale, su cui incombono i veleni rilasciati dalle navi in rovina: amianto, idrocarburi, metalli pesanti e altri materiali pericolosi in una sorta di gigantesca discarica a cielo aperto e a due passi dalle località balneari, come se non bastasse. 

Un folto gruppo di associazioni ambientaliste - Amici della Pineta San Vitale e Pialasse, Animal Liberation, APS Amici dei Parchi di Monteveglio e dell'Emilia, Associazione Naturista Ravennate, C.L.A.M.A. Ravenna Onlus, Comitato Difesa Pialassa del Piombone e Baiona, ENPA - Ente Nazionale Protezione Animali, Gruppo d'Intervento Giuridico odv, ISDE Italia - Associazione Medici per l'Ambiente, Italia Nostra, L'Arca AdV, OIPA Italia OdV - Organizzazione Internazionale Protezione Animali, Federazione Nazionale Pro Natura, WWF Emilia-Romagna - si sta mobilitando e lancia un appello perché si ponga rimedio, anche perché il bando di gara per la di rimozione della Berkan B è stato aggiudicato in dicembre 2019 e mai assegnato. L'invito è rivolto anche alla Protezione civile, in modo che venga dichiarata l'emergenza.   

Foto di anni recenti mostrano la sala macchine di una delle navi abbandonate invasa da acqua iridescente. Dal 2019, il relitto spezzato ha rilasciato nelle acque del Porto di Ravenna, in continuità idraulica con la Pialassa Piomboni e con il mare, una considerevole quantità di olii combustibili. I cittadini stessi hanno documentato, tra esalazioni nauseabonde, la strage di uccelli imbrattati e intrappolati, finché a luglio 2019 la zona è stata transennata e non è più stato possibile rendere pubblico quanto stava accadendo. Immagini attuali mostrano che gli sversamenti di oli pesanti non sono ancora terminati. Nella Pialassa si pesca nei numerosi capanni, e ogni anno vengono sequestrati dalla Guardia Costiera quintali di vongole raccolte di frodo proprio tra i relitti del cimitero. E' stata anche documentata una moria di pesci, e c'è possibile rischio per la salute umana. 

  

Sull'esempio di quanto realizzato per il recupero delle pericolosissime "ecoballe" disperse nel Golfo di Follonica, le associazioni richiedono urgentemente a governo e Protezione un'ordinanza ad hoc e la nomina di un commissario straordinario, affinché possa finalmente iniziare la rimozione della Berkan B e degli altri cinque relitti, e la bonifica delle acque e dei fondali. L'istanza è stata inoltrata anche al Presidente della Repubblica, all'ex ministero dell'Ambiente, al Reparto ambientale marino delle Capitanerie di porto e al prefetto di Ravenna.