Il caso

Polonia, bisonte ucciso e decapitato da sindaco-bracconiere

E' accaduto nei boschi attorno a Warcimino, in Pomerania. Le immagini su Facebook inchiodano il primo cittadino che ha tentato di vendere illegalmente la testa dell'animale. Un trofeo che può fruttare 7200 euro
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BERLINO. Atroce, crudele crimine contro la natura e le specie protette in Polonia. Il sindaco 22enne del villaggio di Warcimino, Remigiusz Ciunczyk, ha abbattuto un bisonte e poi ha decapitato il cadavere occultando la testa e puntando a venderla illegalmente a caro prezzo a collezionisti senza scrupoli nel paese o all'estero. E' accaduto in novembre, ma è stato scoperto solo la settimana scorsa, come riportano la Gazeta Wyborcza e il sito indipendente NFP-Notesfrompoland. Scoperto grazie a sospetti e denunce degli abitanti, che amavano il bisonte e spesso andavano a nutrirlo con patate e altri resti alimentari, il sindaco-bracconiere ha tentato invano di salvarsi raccontando menzogne di ogni sorta. Adesso, se verrà condannato come appare pressoché scontato, rischia fino a 5 anni di carcere per uccisione di un animale protetto e a rischio estinzione, bracconaggio, possesso illegale di un fucile e ripetuta falsa testimonianza. Sul suo profilo Facebook, riprese dai media, egli appariva sorridente e spavaldo vestito da cacciatore imbracciando un fucile di precisione. La popolazione di bisonte europeo in Polonia conta 1500-2000 esemplari, considerati specie protetta.

Teatro del delitto sono i boschi attorno a Warcimino, un paesino in Pomerania. Il bisonte aveva persino un nome per gli abitanti del posto: lo chiamavano affettuosamente "Pyrek", e lo lasciavano tranquillamente nutrirsi delle piante di patate, sotto gli occhi divertiti dei bambini. "Amo la natura, chi ha ucciso il bisonte ha commesso un atto orribile", ha detto sulle prime il sindaco. Ma le prove lo inchiodano. La magistratura lo indaga, e non sembra proprio che egli possa sperare in un giudizio clemente.



I suoi tentativi di autodifesa suonerebbero grotteschi se non avessero per retroscena un delitto tragico contro la natura. Sulle prime ha detto: "Ero nel bosco, ho pensato che fosse un cinghiale". Come se un cinghiale e un bisonte fossero di dimensioni analoghe. Poi ha cambiato versione mendace piú volte: "Ero nella foresta in compagnia di un amico, abbiamo trovato insieme la carcassa del bisonte già morto". Poi ancora: "Ero a caccia, volevo abbattere un cervo, non certo un bisonte".  Secondo la procuratrice Marzena Baluk, responsabile del caso, ogni frase di autodifesa è ridicola. Anche quella sulla presunta intenzione di andare a caccia di cervi: è possibile a marzo, non a novembre.


Il sindaco a quanto sembra non ha avuto fortuna nel suo piano. Non ha trovato acquirenti per la testa del povero bisonte, e l'ha nascosta seppellendola. Poi ha venduto anche il suo fucile da caccia, apparentemente al mercato nero: ne era in possesso illegale e privo di porto d'armi e licenza di caccia.


Il bracconaggio con l'uccisione di bisonti, lupi o altre specie protette è purtroppo molto diffuso in Polonia, ha dichiarato citato da Gazeta e da Nfp il responsabile dell'Istituto di ricerche sui mammiferi dell'Accademia delle scienze polacca, Rafal Kowalczyk. Non sempre è severamente punito: recentemente, egli dice, un bracconiere assassino di un bisonte è stato condannato ad appena un mese di reclusione, una multa e un periodo di lavoro socialmente utile.

Il sindaco secondo gli inquirenti non ha agito da solo bensì con l'aiuto di almeno altri sette o otto presunti complici indagati. Uno di loro, indicato solo col nome proprio e l'iniziale del cognome in nome delle leggi sulla sfera privata, Przemyslaw P., avrebbe aiutato Remigiusz Ciunczyk a decapitare il bisonte morto e a portar via la testa, del peso di almeno 50 chili. Altre persone avrebbero o partecipato alla battuta di bracconaggio o cercato clienti per il trofeo. E' un mercato lucrativo, scrivono i media polacchi: una testa di bisonte impagliata come trofeo può essere venduta clandestinamente senza problemi a 7200 euro, una bella somma in Polonia.