Nucleare, lo smantellamento sostenibile di Sogin

L'ex centrale nucleare di Garigliano 
La società che si occupa dello smantellamento delle centrali e dello smaltimento dello scorie ha presentato il suo Piano che fissa obiettivi e target compatibili con i territori e le pratiche più avanzate
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C'è chi sostenibile deve diventarlo, per stare al passo con le richieste che arrivano dalle istituzioni europee, ma anche dagli investitori, già proiettati nell'economia post pandemia. E chi, tutto sommato, ci è nato e ora deve mettere in evidenza la sua "mission" perché non venga data per scontata.

E' il caso di Sogin, la società pubblica responsabile del decommissioning delle centrali nucleari italiane e della gestione delle scorie nucleari. Nel 2019, con il Bilancio di sostenibilità ha raccontato per la prima volta come la società sia in grado di contribuire con le sue attività al raggiungimento degli obiettivi dell'Onu così come, in parallelo, con le misure prese per la gestione dei rapporti con gli stakeholders, con i territori per la tutela dell'ambiente.
 

Di fatto, la sostenibilità fa parte dei suoi obiettivi fin dalla sua fondazione all'indomani del referendum degli anni '80, quando gli italiani votarono a larga maggioranza per l'uscita dal nucleare. Non solo deve provvedere alla messa in sicurezza degli impianti e alla gestione del deposito nazionale delle scorie, attività che deve essere pianificata per durare per molte delle prossime generazioni, ma assieme alla controllata Nucleco si deve occupare anche della bonifica e della contaminazione dei siti nucleari e industriali.

Tutto questo fa parte in modo organico del primo Piano di Sostenibiità di Sogin, che è stato appena presentato: si contraddistinguerà dal Bilancio di sostenibilità finora redatto per impegni precisi riguardo alla governance e alla pianificazione di un piano triennale con i relativi obiettivi da raggiungere. "Non qualcosa di nuovo, come un cambio culturale che viene a far parte per la prima volta di una società, ma uno sviluppo di qualcosa di già esistente", come spiega Luce Meola consigliera di amministrazione di Sogin, a cui è stata assegnata la delega per seguire i progetti sulla sostenibilità. "Lo sviluppo consiste in una nuova dimensione strategica, governata da un comitato di cui faranno parte tutti i direttori che assumerà obiettivi e target da raggiungere e che avrà anche il compito di misurare gli avanzamenti del piano".

Non è un caso che Sogin, con la formazione del governo Draghi sia passata sotto il controllo del ministero della Transizione ecologica guidato dal fisico ed ex direttore dell'Istituto italiano di tecnologia, Roberto Cingolani, quando finora la delega era sempre stata del ministero dello Sviluppo economico. "Anche questa è una risposta al momento storico che stiamo attraversando, con una opinione pubblica sempre più attenta all'eredità che lasceremo alle generazioni future ed evidenzia il grado di responsabilità che devono avere le aziende, soprattutto se a controllo pubblico", sottolinea anche la consigliera Meola.

A prima vista potrebbero sembrare solo buoni propositi, tenendo conto che da anni si parla della individuazione di un deposito nazionale delle scorie dei rifiuti radioattivi (provenienti dagli impianti nucleari in dismisssione, ma anche in larga parte derivanti dagli impieghi nella medicina nucleare, nella ricerca e nell'industria), ma nessun governo ha mai avuto fin qui il coraggio "politico" di prendere una decisione. Con il governo Draghi è arrivata una nuova occasione: il 5 gennaio è iniziata la consultazione pubblica dei documenti relativi alla Carta delle aree nazionali potenzialmente adatte, che fa parte di un percorso che nei prossimi mesi dovrebbe portare alla individuazione del sito.

In realtà, le attività "sostenibili" di Sogin in questi anni non si sono limitate a questo. Passano per esempio attraverso il recupero dei materiali, di alta qualità, smantellati dagli impianti affidati alla gestione della società. Dal calcestruzzo all'acciaio oltre il 90% del totale, sarà in parte recuperato e per una buona parte avviato allo smaltimento in condizioni di totale sicurezza. Mentre una componente tra il 4 e il 5% è destinata al deposito delle scorie.

Tutte attività che hanno permesso a Sogin di individuare anche soluzione all'avanguardia oltre che inedite. E' il caso dello smantellamento del camino di 95 metri d'altezza della centrale nucleare di Garigliano. Prima di procedere alla sua demolizione, per 830 tonnellate di materiale, è stato utilizzato un "robot" di tecnologia italiana e progettato allo scopo che ha provveduto alla rimozione di un sottile strato di calcestruzzo all'interno del camino di circa un centimetro di spessore che era stato debolmente contaminato. Una soluzione che ora è stata richiesta anche dai tecnici giapponesi che stanno lavorando allo smantellamento delle centrali del paese asiatico, deciso dopo l'incidente di Fukushima. Un esempio di come la sostenibilità non sia solo una parola ma un esempio concreto.