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Il vecchio tappo diventa flacone: nuovo ciclo di vita per la plastica

La Ineos di Rosignano, in provincia di Livorno, ha sviluppato un polietilene in grado di assorbire fino al 30% di “pcr” (plastica da riciclo post consumo) senza perdere in qualità
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Si fa presto a dire plastica riciclata. Perché se succede sempre più spesso che un rifiuto torni a nuova vita sotto forma di qualcos’altro (ad esempio, un tappo di bottiglia in uno di detersivo), più complicato è fare in modo a ogni trasformazione la materia prima non perda un po’ delle sue qualità iniziali, finendo per diventare inutilizzabile dopo un certo numero di passaggi. Così c’è chi si è fatto una domanda: è possibile allungare potenzialmente all’infinito il ciclo di vita della plastica? 

È quello che si è chiesta Ineos, multinazionale del settore della chimica dei polimeri. Nel suo impianto di ricerca e sviluppo a Rosignano, in provincia di Livorno, l’azienda con sede in Gran Bretagna ha compiuto un passo avanti verso l’economia circolare. E ha dato vita a un nuovo tipo di materiale ad alta tecnologia, in grado di assorbire fino al 30% di “pcr” (plastica da riciclo post consumo) senza perdere in qualità. 


Il risultato è una plastica green, che chiamano Recycl-In: in gergo tecnico, un polietilene ad alta densità addizionato da polimeri ad elevate performance. Si tratta del materiale con cui si fabbricano i tappi di bottiglia (a cui è destinato il 55% della produzione dello stabilimento di Rosignano), ma che serve anche per creare l’isolante dei cavi elettrici, cartucce, flaconi, componenti per l’automotive e tessuti sintetici. 


Alla vista Recycl-In si presenta come un comune granulo di plastica prodotto ex novo, ma grazie all’elevata quantità di pcr consente di risparmiare una percentuale significativa di petrolio.

La bottiglia di plastica rigenerata: come funziona il riciclo


“Di norma il riciclo fa perdere posizioni nella catena del valore – spiega Andrea Vittone, amministratore delegato dell’impianto Ineos di Rosignano – Dal recupero dei tappi di bottiglia di un’acqua minerale di marca, ad esempio, in genere posso ricavare materiale per un flacone di olio meccanico. Poi posso farne coperchi per contenitori di nafta. Alla fine del ciclo quella plastica è inutilizzabile. Quello che invece stiamo cercando di fare qui – sottolinea – è ricreare il prodotto originale partendo da un rifiuto. Ad esempio, una bottiglietta di gel igienizzante da quella che abbiamo appena buttato nel cestino”. 

Perché ciò sia possibile, bisogna che i polimeri ricavati da materiale vergine siano in grado di assorbire il prodotto post consumo senza modificare la loro struttura chimica. Ecco quello che fa Recycl-In, sviluppato e prodotto in Toscana anche grazie al sostegno dell’ufficio regionale Invest In Tuscany, nato per attrarre investimenti dall’estero sul territorio. 

“Spesso la plastica è vista come il numero uno di tutti i mali, ma è un materiale che ha vantaggi oggettivi, come ci ha insegnato anche l’esperienza covid – fa notare Vittone – Il punto vero è come viene prodotta e quanta riusciamo a riutilizzarne”. 

Perché oltre alla necessità di sviluppare nuovi polimeri green c’è anche quella, sottolinea ancora il manager, di costruire una filiera del riciclo che funzioni. “Bisogna evitare quello che io chiamo il turismo dei rifiuti – osserva Vittone – Quando non si riesce a trovare prodotto da riciclo nelle vicinanze succede spesso che lo si cerchi altrove, facendo fare tanti chilometri agli scarti e perdendo così ogni vantaggio ambientale. Invece servono hub locali, filiere a chilometro zero in cui il raccoglitore, il selezionatore e l’utilizzatore finale del rifiuto siano vicini. Su questo aspetto c’è ancora molto da fare”.