Energia

Materie prime, l'aumento dei prezzi rischia di frenare la transizione energetica

Una fabbrica di batterie al litio di Huaibei, in Cina (foto: Str/Afp via Getty Images) 
L’allarme lanciato dall’Agenzia internazionale per l’Energia. Il raggiungimento per il 2040 degli obiettivi dell'accordo di Parigi sul clima farà crescere di quattro volte la richiesta di minerali rari. E il problema diventa anche di sicurezza nazionale
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A lanciare l’allarme, sulle pagine del Financial Times, è l’Aie, l’agenzia internazionale per l’Energia. Salgono vertiginosamente i prezzi dei metalli preziosi necessari a soddisfare l’aumento della domanda di tecnologie energetiche pulite, anche perché i vari governi nazionali hanno lanciato una serie di pacchetti per stimolare la transizione energetica. Il rischio imminente – sostiene l’agenzia in un recente rapporto – è che in assenza o in ritardo degli investimenti nel settore minerario, si arriverà non solo ad incremento dei costi per la produzione di energia "pulita", ma anche a problemi di sicurezza nazionale per i Paesi che più dipenderanno dalle forniture di metalli preziosi, dal litio al cobalto. Il risultato, paradossale, potrebbe essere quello che la produzione di energia da fonti rinnovabili e il suo uso quotidiano diventi meno competitivo rispetto all’utilizzo di combustibili fossili.

"Il raggiungimento degli obiettivi climatici aumenterà la domanda di minerali fondamentali", ha dichiarato al Financial Times Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Aie. "La transizione energetica potrebbe decisamente rallentare a causa dell'aumento dei costi", ha spiegato.   

Secondo il rapporto dell’Aie, ad esempio, le vendite di auto elettriche sono aumentate del 41% lo scorso anno, per un numero che sfiora i 3 milioni di veicoli a livello globale. "Per avere abbastanza auto elettriche, turbine eoliche, idrogeno, solare, batterie, abbiamo bisogno di minerali rari a prezzi accessibili, altrimenti sarà una barriera formidabile per raggiungere gli obiettivi climatici che ci siamo prefissati", ha detto Birol.

Sempre secondo il direttore esecutivo dell’Aie, ad esempio, la domanda di litio è destinata a crescere di oltre 40 volte, se i paesi intenderanno seriamente raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi. La Repubblica Democratica del Congo, sottolinea il rapporto dell’Agenzia internazionale per l’Energia, produce oltre il 60% delle forniture mondiali di cobalto, un minerale fondamentale per le nuove tipologie di batterie.

 

"Le preoccupazioni per gli aumenti incontrollati dei prezzi e la sicurezza dell'approvvigionamento sono destinate a crescere, paradossalmente, proprio a causa di un sistema ricco di energie rinnovabili", ha affermato. Birol ha avvertito che i prezzi più elevati delle materie prime potrebbero superare le riduzioni dei costi ottenute da una maggiore produzione di tecnologie energetiche pulite come le batterie. Se i prezzi di litio e nichel raddoppiano, il costo di produzione di batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici aumenterà del 6%. L'aumento dei prezzi del rame, che ha raggiunto il massimo in 10 anni di oltre 10 mila dollari la scorsa settimana, potrebbe aggiungere mezzo trilione di dollari ai costi per il raggiungimento degli obiettivi climatici nei prossimi due decenni, ha aggiunto Birol.

Il parere di Birol è che esistono solo due strade che vanno percorse contemporaneamente e in maniera coordinata per evitare il paradosso di un aumento dei costi che farebbe diventare insostenibile la produzione di energia elettrica “green”.  La prima strada deve vedere lo stoccaggio di scorte strategiche di minerali rari da parte dei paesi che non hanno una estrazione diretta, il tutto per proteggersi da eventuali carenze nell’offerta. La seconda strada riguarda l’incremento della realizzazione di nuove miniere, tema estremamente delicato perché i giacimenti si trovano soprattutto in Africa, Sud America e Cina, cosa che comporta problemi di portata internazionale e attiene anche al concetto di sicurezza nazionale per i singoli stati.

Dalla scoperta di un giacimento alla prima produzione, secondo l’Aie, passano almeno dieci-quindici anni. Questo determina lo sfruttamento più intensivo dei giacimenti esistenti, con conseguenze importanti sia sul piano dei rapporti internazionali, sia sul piano delle proprietà delle miniere attualmente in essere. D’altronde, gli investitori non sembrano ancora essere convinti che gli Stati vogliano raggiungere effettivamente gli obiettivi di contenimento della degradazione climatica e quindi si muovono prudentemente in un settore, quello dei minerali rari, che rischia di essere particolarmente dispendioso per l’investimento e, alla lunga, non remunerativo per gli alti costi di produzione e per gli alti prezzi delle materie prime necessarie.

Il capitolo della sicurezza nazionale, poi, riveste un carattere importante nei rapporti tra gli Stati e che, nei prossimi anni, potrebbe portare a conflitti locali e internazionali, proprio tra i detentori delle proprietà minerarie, le nazioni dove i giacimenti sono collocati e il mercato mondiale dei metalli rari.