L'OGGETTO

Cuffie L.A. Urbanista. Il pannello solare ora suona

Realizzate in Svezia, si alimentano sia con luce solare che artificiale. Funzionano senza dover mai essere collegate a una presa. "Me ne stupisco anche io, siamo stati i primi a realizzare qualcosa di simile", racconta Anders Adréen, 44 anni, fondatore e amministratore delegato di Urbanista
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Un’azienda di appena trenta persone, eppure capace di tirar fuori dal cilindro delle cuffie wireless che non hanno bisogno di ricarica. In presenza di luce, solare o artificiale, possono funzionare in eterno. «Abbiamo impiegato qualche anno per metterle a punto ma alla fine ci siamo riusciti e in effetti, me ne stupisco anche io, siamo stati i primi a realizzare qualcosa di simile». Anders Adréen, 44 anni, fondatore e amministratore delegato della Urbanista, lo racconta in collegamento da Stoccolma con il sorriso sulle labbra. La sua compagnia, nata nel 2010, è appena sbarcata in Italia. Preferisce non definirsi un’azienda hi-tech, guardando molto più al mondo del design anche se è specializzata in auricolari, altoparlanti e appunto cuffie per smartphone. Ma il modello chiamato Los Angeles, che arriva sul mercato in questi giorni, ha qualcosa in più oltre alle linee pulite in stile scandinavo. L’archetto è rivestito da un pannello solare flessibile dello spessore di un millimetro e mezzo che permette al dispositivo di funzionare senza doverlo connettere al caricatore.

Anders Adréen, 44 anni, fondatore e amministratore delegato della Urbanista 
Il pannello si chiama Powerfoyle ed è opera della Exeger, svedese anche lei, che lo fabbrica a quattrocento metri dalla sede di Urbanista. «Devo essere sincero, avevo dei forti dubbi all’inizio», ricorda Adréen. «Non credevo fosse sinceramente possibile alimentare un paio di cuffie con un pannello così stretto e leggero. Poi però, visitando la sede di Powerfoyle e conducendo alcuni test, mi sono dovuto ricredere».

Intendiamoci: cuffie e smartphone hanno consumi energetici bassi come tutta l’elettronica che usa una batteria. Negli anni, apparecchi del genere sono stati sempre più ottimizzati, non tanto per amore dell’ambiente quanto per sedurre i possibili clienti con un’autonomia maggiore. Eppure il fatto che arrivino delle cuffie simili apre le porte a quello che, si spera, diventi una tendenza. In passato anche altri, Samsung ad esempio, hanno presentato dei prototipi come i telecomandi a pannelli solari. Ma non si era ancora mai visto un apparecchio che si usa per ora in maniera continua virtualmente indipendente dalla presa elettrica.

«Le Los Angeles hanno circa cinquanta ore di autonomia», racconta Anders Adréen. «Al sole la batteria si ricarica ad un ritmo di tre volte superiore rispetto al consumo mentre le si usa. In casa invece per quell’ora di ascolto ne servono otto sotto la luce per compensare. Ma la ricarica è continua, anche quando non le si indossa né stanno riproducendo musica».

Hanno il sistema di cancellazione del suono, usano il bluetooth 5.0, sono compatibili sia con l’assistente virtuale di Apple, Siri, sia quello di Google e c’è il caricatore con presa usb-c nel caso si volesse comunque ricaricarle con la presa. Compatibili con pc, iPhone e Android, sono dotate di comandi tattili sul padiglione e di sensori di prossimità che gli permettono di entrare in pausa automaticamente quado le si toglie.

«Sappiamo bene che un paio di cuffie simili non risolve il problema ambientale legato alle emissioni generate dalla produzione di energia da combustibili fossili», conclude Anders Adréen. «Eppure nel mondo vengono venduti 2,2 miliardi di apparecchi smart ogni anno. Sarebbe già un bel risultato azzerare il loro consumo».