Non sprecare

L'anacronistica stangata Iva per i giardinieri. E il bonus verde aggiunge la beffa al danno

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Un triplo spreco: lo Stato rinuncia alla possibilità di fare emergere il 'nero' che gira attorno alla manutenzione di balconi, terrazze e giardini; si abbassa la qualità dei giardinieri e viene scoraggiato il volontariato di chi si occupa del verde pubblico
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Tutti, prima o poi, abbiamo bisogno di un giardiniere. Un terrazzo, un balcone, un giardino: c’è sempre qualche lavoro da fare per il quale non basta il nostro pollice, per quanto verde sia. Al momento di pagare il conto, se abbiamo la fortuna di ricevere una fattura, scopriamo uno tipici sprechi all’italiana. Il lavoro del giardiniere prevede un’Iva al 22%, il doppio rispetto a quella versata per gli interventi di un muratore, di un idraulico e di un elettricista.

"Una vera follia, legata all’ignoranza di chi ancora considera il verde di una casa o di un giardino come un bene di lusso, e ignora completamente quanto i privati stanno facendo e possono ancora fare per il verde pubblico in città" protesta Francesco Mati, presidente del distretto vivaistico di Pistoia, il primo in Europa con 1.400 aziende, un miliardo di euro di fatturato e circa 10mila addetti.

Da oltre dieci anni Confagricoltura e le varie associazioni di categoria protestano con il governo e segnalano l’anomalia della stangata Iva per i giardinieri italiani. La risposta, finora, è stata quella di un muro di gomma. Tutti a parlare dell’importanza della cura del verde nelle case e nei luoghi pubblici, e tutti i ministri che si sono avvicendati pronti a promettere il taglio dell’imposta. Nei fatti, non è cambiato nulla. E adesso c’è l’aggravante del bonus verde che, come semplici cittadini, rischiamo di sprecare proprio per effetto dell’Iva dei giardinieri. I conti sono presto fatti. Il contributo è pari, al massimo, al 36% di una spesa di 5mila euro, cioè 1.800 euro da spalmare in dieci anni.

Spiega Mati: "Premesso che i lavori individuali generalmente sono inferiori al tetto dei 5mila euro, con l’Iva dei giardinieri così alta nessuno si sogna di chiedere il bonus. Il giardiniere reclutato per l’attività si fa pagare in nero, e in cambio fa uno sconto, pari all’ipotetico bonus, che il cliente incassa subito, senza aspettare dieci anni".

L’unica eccezione riguarda i condomini che, per il volume degli interventi previsti e per il fatto che non possono non contabilizzare tutte le spese correttamente, sono gli unici interlocutori davvero attivi nel richiedere il bonus verde.

Gli sprechi che nascono dall’anomala Iva dei giardinieri a questo punto diventano ben tre.

  1. Con questa percentuale fuori da qualsiasi logica, lo Stato rinuncia alla possibilità di fare emergere l’enorme quantità di ricavi in nero che girano attorno alla manutenzione e alla messa a dimora di balconi, terrazze e giardini.
  2. Il secondo danno riguarda la qualità del lavoro e la possibilità di crearne altro. Con questa opacità, la domanda di giardinieri, sempre molto alta e crescente, si è andata abbassando sul piano della qualità del servizio richiesto. E un tuttofare non è un giardiniere professionista, e può fare molti guai alle nostra piante e ai nostri fiori.
  3. Infine, un danno lo subisce anche il verde pubblico. I politici ignoranti, che considerano i giardini alla stregua di un bene di lusso, forse non sanno che in Italia ci sono 3,3 milioni di metri quadrati di proprietà comunale, suddivisi in piccoli lotti, adibiti a orti e giardini. E gestiti da associazioni private, attraverso le varie forme contrattuali previste con le amministrazioni. Queste forme di volontariato verde andrebbero incentivate e sostenute, e non scoraggiate con un costo dell’Iva che rende proibitivo l’intervento di un semplice giardiniere.