Il reportage

In Liguria la Riserva delle Agoraie è un angolo di Polo Nord

Nell'entroterra di Chiavari, in provincia di Genova, nel lago degli Abeti e nella Val d'Aveto un ecosistema unico tra "relitti glaciali", piante artiche e tritoni. Le azioni dei Carabinieri Forestali e Subacquei di Genova Voltri per proteggere la biodiversità
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È una presenza sicuramente insolita quella dei carabinieri subacquei, con tanto di mute e bombole, nei boschi della Val D’Aveto, nell’immediato entroterra ligure, ma d’altra parte nella Riserva naturale delle Agoraie, 1350 metri sul livello del mare, di consueto c’è veramente poco, visto che si tratta di un “angolo di Scandinavia” a una ventina di km dalla riviera.

La Riserva Naturale dello Stato “Agoraie di Sopra e Moggetto”, questo il nome ufficiale, nei suoi 16 ettari di territorio racchiude, infatti, quattro laghetti di origine glaciale, uno dei quali nasconde al suo interno, come in uno scrigno, nove tronchi di Abete bianco finito in acqua 2650 anni fa, una piccola radura di Lycopodiella Inundata, pianta tipica del circolo polare artico, oltre alla presenza di Trichophorum Cespitosum, un’erba che fa parte dell’alimentazione abituale delle renne, e di una pianta carnivora molto particolare, la Drosera Rotundifolia. Ambienti molto preziosi per la scienza, quanto delicati, quindi, che sono stati al centro di un sopralluogo congiunto dei Carabinieri Forestali di Genova e dei Carabinieri Subacquei di Genova Voltri, nel “lago degli Abeti”, per verificare dopo 40 anni dall’ultima immersione, lo stato di conservazione dei tronchi.

Abeti bianchi di 2650 anni immersi nel lago della Val d'Aveto
Abeti bianchi di 2650 anni immersi nel lago della Val d'Aveto 

“Sono piante che vengono erroneamente definite fossili - spiega Silvio Ciapica, Comandante dei Carabinieri Forestali di Genova - in realtà non hanno subito un processo di pietrificazione, ma si sono conservate in modo naturale, come se fosse semplicemente legno secco. Questo deriva molto probabilmente dal fatto che i tronchi sono adagiati sul fondo del lago a una profondità tra i 3 e i 6 metri,  in corrispondenza di quattro bocche sorgive che mandano acqua fredda, attorno ai 5 gradi, tutto l’anno mantenendo una temperatura costante. In pratica è come averli messi in frigorifero".

"Nel 1979 era stata fatta una prima immersione, i ricercatori avevano misurato i tronchi e prelevato i campioni che hanno permesso di datarli con il radio carbonio, e adesso, usando la planimetria di quegli anni, i subacquei stanno confrontando posizione, lunghezza e diametro di questi abeti. Nel primo sopralluogo non siamo stati troppo fortunati con il meteo, l’acqua del lago non era limpida, e per questo motivo completeremo le operazioni a settembre”, spiega ancora Ciapica.

Una veduta del lago dall'alto
Una veduta del lago dall'alto 

Il Lago degli Abeti è solo una delle molte particolarità di questa riserva. L’area, formatasi a causa della scomparsa di un ghiacciaio che fino a diecimila anni fa occupava la zona, mantiene la testimonianza delle sue origini glaciali grazie ai laghi e ad alcune specie vegetali e animali, tipiche di latitudini molto elevate, che sono ancora presenti nonostante siano cambiate le condizioni ambientali. Si tratta di specie che prendono il nome di “relitti glaciali” e che in quest’area sono particolarmente numerose.

“Nella riserva troviamo piante tipiche del Circolo polare artico, come il Trichophorum cespitosum, che sembra una normale erbetta e, invece, è il cibo delle renne finlandesi - racconta Ciapica - abbiamo la Lycopodiella inundata, una pianta somigliante al muschio, che troviamo nel lago Riondo, ma di solito è tipica  delle zone ai confini con il circolo polare artico. Questa specie di muschio per metà è in superficie, a specchio d’acqua, e il resto è sommerso. E poi c’è la Drosera rotundifolia, una pianta carnivora molto piccola, che ha la caratteristica di produrre goccioline viscose con le quali cattura gli insetti dei quali si nutre. La cosa interessante è che quando vengono catturate prede molto grandi, come le libellule, le piante vicine lavorano in simbiosi per intrappolarle”.

Drosera rotundifolia
Drosera rotundifolia 

Oltre alla flora un simile ecosistema si caratterizza anche per una fauna molto particolare, grazie alla presenza di tutte e tre le specie di tritone presenti in Italia, Tritone alpestre, Tritone crestato e Tritone italico. Un ambiente unico, quindi, che catalizza l’interesse degli studiosi ma anche la curiosità dei turisti. L’area, però, ha vincoli molto stretti e, per decreto, non può ospitare più di trecento visite all’anno.

Tritone alpestre
Tritone alpestre 

“La presenza di torbiere e di specie che ritroviamo in Finlandia e Scandinavia - conclude Ciapica - è minacciata dal calpestio, se ci camminiamo sopra le piante scompaiono, e proprio per questo negli anni '90, in accordo con le Università di Genova e Milano è stato fatto un regolamento per limitare l’accesso alla riserva, previsto solo per ragioni di tipo scientifico o per educazione ambientale. Possono entrare un massimo di 300 persone all’anno, non più di 15 al giorno, che vuol dire 20 visite l’anno compresi i forestali, che devono accompagnare i visitatori. Manteniamo, comunque, un rapporto molto stretto con l’Ente Parco dell’Aveto che è il fruitore principale, con poco più della metà delle visite annuali di cui possiamo disporre”.

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