La ricerca

Ci sono circa 8,4 milioni tonnellate di plastica in più legate alla pandemia di Covid

(ansa)
Saranno 11 milioni alla fine dell'anno in corso e l'incremento è dovuto in larga parte ai rifiuti ospedalieri e agli imballaggi degli acquisti online. Si stima che 26mila tonnellate finiranno in mare, soprattutto in Asia
2 minuti di lettura

Era solo questione di tempo prima che qualcuno richiamasse l'attenzione sul problema. E quel tempo ormai è arrivato, anzi è arrivato da un po'. Quanta plastica abbiamo utilizzato durante la pandemia? Quanta è finita nei mari? Pur riconoscendo il ruolo fondamentale che la plastica ha rivestito nella gestione della pandemia per i motivi che sappiamo – è resistente, economica, lavabile, molto spesso monouso, di facile reperibilità – chiedersi che impatto ha avuto e avrà sull'ambiente è importante. Anche per individuare le aree più critiche della sua gestione, più bisognose di intervento. Proprio con questo intento un team di ricercatori sparsi tra Cina e California ha indagato la quantità di plastica pandemica, ovvero quella prodotta in legame alla pandemia da Covid, cercando di capire dove ci sono stati i maggiori consumi, e stimando anche la quota che raggiunge il mare.

Il problema della plastica pandemica non è nuovo ed è sotto gli occhi di tutti. D'altronde basti pensare a tutto il materiale legato alla pandemia necessario in questi mesi - come quello per i test Covid, per i dispositivi di protezione individuale, come mascherine e guanti - per intuire che siamo di fronte a un uso eccezionale della plastica rispetto al passato. Meno palese, forse, è l'aumento degli acquisti online che verosimilmente ha contribuito ad aumentare produzione e consumi nello stesso periodo, scrivono i ricercatori sulle pagine di Pnas. Sappiamo già, continuano, che a queste impennate di produzione e consumi purtroppo non è corrisposto un pari sistema di gestione dei rifiuti. Ma di quanta plastica esattamente parliamo, e da dove viene soprattutto?

Le stime effettuate dai ricercatori (su quattro tipologie di plastica: rifiuti ospedalieri, i kit dei test, le mascherine dei residenti e il packaging derivante da acquisit online), combinate con incidenza di casi e ricoveri, parlano di circa 8,4 milioni tonnellate di plastica in eccesso legate alla pandemia (fino allo scorso agosto, 11 milioni spingendosi a guardare alla fine dell'anno in corso). La maggior parte sono rifiuti che arrivano dagli ospedali (l'87,4%), seguiti dai dispositivi di protezione individuale (7,6%), dal packaging (4,7%) e dai kit per i test (0,3%). Se il maggior numero di casi si è avuto nel periodo analizzato nelle Americhe, seguite da Asia ed Europa, è l'Asia (davanti all'Europa) il posto dove c'è stata la maggior produzione di rifiuti di plastica. A testimonianza, scrivono i ricercatori, del basso grado di trattamento dei rifiuti medici in alcuni paesi, quali India e Cina, ma anche Brasile, rispetto ad altri paesi con contagi elevati nel Nord America ed Europa.

Gli scienziati hanno poi calcolato che circa 26 mila tonnellate di plastica che arrivano negli oceani dai fiumi (circa l'1,5% di tutta quella che arriva globalmente dai fiumi e dai loro bacini idrografici, per confronto), con lo Shatt al Arab, l'Indo e il Fiume Azzurro  - e, quindi, di nuovo l'Asia – come i contribuenti primari all'immissione di rifiuti in mare. Per la fine del 2021 circa due terzi di questa plastica finirà sulle spiagge, il 16% sul fondale marino e il 13% nelle acque, secono i loro modelli. Nel corso degli anni quasi tutta tutta questa pastica si troverà unicamente sui fondali marini e sulle spiagge.

Stime a parte, il messaggio è chiaro. Se la plastica sta dando una grossa mano alla lotta alla pandemia, è quanto mai necessario pensare a come gestire i rifiuti, anche alla luce dei ritardi sui divieti per la plastica monouso favoriti dalla pandemia. Per farlo, concludono gli autori, serve un po' tutto: occorre puntare sullo sviluppo di materiali più ecologici e su nuove tecnologie di raccolta e riciclo sì, ma nel breve termine serve piuttosto puntare a ottimizzare la gestione dei rifiuti, specialmente quelli ospedalieri nei paesi in via di sviluppo. E, ovunque, una maggiore attenzione