L'inchiesta

Il Rappresentante dell'Italia sul clima all'Onu e il piano mai nato

Sergio Castellari, climatologo dell'Ingv ed esperto di clima e ambiente, ha partecipato ai lavori per la stesura del Piano. Fra cambi di governi e ritardi l'unico documento, al momento, è la Strategia nazionale ai cambiamenti climatici del 2015 ma va tradotta in pratica
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Il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici poteva essere approvato nel 2018, dopo la consultazione pubblica, invece è ancora tutto fermo. La Road map è iniziata nel 2012 con la prima stesura della Strategia Nazionale, considerata una sorta di preparazione al Piano e consegnata nel luglio 2014 al ministro dell’Ambiente, Gian Carlo Galletti. Era stata fornita una visione a corto, medio e lungo periodo. Era il primo passo, poi però serviva un piano d’azione. Sergio Castellari, climatologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) e ora esperto di clima e ambiente alla Rappresentanza permanente dell’Italia alle Nazioni Unite, è lui ad aver coordinato il lavoro degli scienziati che si sono occupati prima di realizzare la Strategia e a partecipare al Piano nazionale, il vero strumento indispensabile per affrontare gli effetti del cambiamento climatico nel nostro Paese. Base per pianificare gli interventi sul territorio nazionale: ha individuato 12 macro settori (ad esempio, le aree urbane, la salute, le risorse idriche) per le azioni di adattamento con 9 micro settori e 2 casi speciali, l'area alpina e appenninica e il distretto idrografico padano. 
Un percorso travagliato quello del Piano, passato dal 2014 da un ministro all'altro e mai approvato. Quello che si legge sul sito del ministero della Transizione ecologica risale al 2018, ma non ha avuto mai l'ok definitivo.

2012: le prime consultazioni con Corrado Clini

Quel primo report fornito al governo nel 2014, avvenne per la verità su incarico di un altro ministro, Corrado Clini nel 2012. Dopo di lui, sono arrivati i ministri Andrea Orlando e appunto Galletti. Sono stati riuniti 120 scienziati di altissimo livello, istituito tavoli interministeriali, consegnato tre rapporti su 18 settori d’intervento. Il coordinatore dei lavori era Sergio Castellari e quei rapporti che hanno poi costruito la Strategia, entrata in vigore nel giugno del 2015 contiene tre parti: una tecnico-scientifica; tecnico-giuridica con un’analisi delle misure adottate in altri Paesi, e un documento sulle possibili strategie. Ad oggi è l’unico documento approvato in Italia sull’adattamento climatico. 

I tre rapporti: la base scientifica

Con il ministro Galletti l’iter è ripartito per arrivare dalla Strategia al Piano: dalla fase di analisi, a quella dei progetti e la divisione dell'Italia in macro aree climatiche. I tre rapporti hanno costituitoo la base scientifica, il supporto per il lavoro. "Avevamo individuato le emergenze, tra cui il Bacino del Po e definito tre fasi temporali per l’adattamento: 2020, 2030 e 2050 con altrettanti pacchetti di interventi”. Dal 2016, sempre con il ministero dell’Ambiente retto da Galletti, è dunque continuato il lavoro che doveva portare a trasformare quel documento strategico in un piano vero e proprio. 
 
A quel punto sono stati coinvolti  altri esperti – ricostruisce Castellari che è stato uno dei revisori del Piano in un report – e alla fine del 2017 il Piano di adattamento climatico è stato sottoposto ad una consultazione pubblica inserendo alcune osservazioni arrivate dalle associazioni ambientaliste, come il Wwf e Legambiente. Il Piano, rivisto, nel 2018 è stato nuovamente riconsegnato al ministro, mammai adottato. Ed ora Castellari è a New York”, spiega Castellari. Cosa è successo? E' caduto il governo di centro-sinistra retto da Paolo Gentiloni e nel giugno 2018 siamo andati a nuove elezioni. Inizia un nuovo governo giallo-verde con Giuseppe Conte e le consultazioni interministeriali per il Piano, che dovrebbe dare al Paese uno strumento per affrontare future ondate di calore e di siccità, alluvioni, proteggere il livello di laghi e fiumi, riprendono. Al ministero dell'Ambiente arriva Sergio Costa, il ministro generale dei carabinieri. 
 

I cambi di governo: l'iter ricomincia

Il problema è che ad ogni cambio di governo l’iter deve ricominciare da capo. Dopo il governo Gentiloni, accanto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte siede il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. Il ministro-generale dei carabinieri riprende in mano il Piano e ricomincia il giro dei ministeri coinvolti, Economia e tutti gli altri. Ma il governo giallo-verde di Conte cade, succedendo a se stesso con una nuova maggioranza (anche con il Conte II, il ministro rimane Sergio Costa). Di nuovo riparte la consultazione tra ministeri, ma non c’è il tempo di portarla a termine, perché a Palazzo Chigi, nel febbraio 2021, arriva un nuovo premier, Mario Draghi e un nuovo ministro all'Ambiente. Anzi, alla Transizione Ecologica Roberto Cingolani. E il Piano? Al momento, non se ne sa più nulla.