La cantante

Elisa: “L’Italia impari dalle piccole città: lì c’è più amore per l’ambiente"

Elisa: “L’Italia impari dalle piccole città: lì c’è più amore per l’ambiente"
La musicista, da sempre impegnata per l'ambiente: "Facciamo come Greta, mai tirarsi indietro. Nel mio tour incontro tanta gente con idee bellissime e sindaci lungimiranti"
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Il tour di Elisa si intitola Back To the Future, e non è solo un simpatico gioco di nostalgia con un grande film, ma una dichiarazione di intenti: dobbiamo tornare a pensare al futuro, dobbiamo preoccuparci per il futuro. Ed è per questo che il tema del tour è quello della difesa dell’ambiente, per spingere il pubblico a ragionare in maniera diversa sulla crisi climatica, sull’inquinamento, sul nostro stile di vita. «Girando per l’Italia con il mio tour mi sono resa conto che nelle realtà locali piccole c’è un rapporto più intenso tra politica e ambiente, ho visto le amministrazioni sostenere progetti che avevano bisogno di supporto, ho trovato molta collaborazione. Nei piccoli “green village” che animiamo nelle città in cui arriviamo con il tour cerchiamo di dare spazio alle persone e ai progetti sostenibili, incontriamo tanta gente che ha idee bellissime».


Quindi la coscienza ambientale diffusa non è poi così bassa.
«Di certo è cresciuta, ma è anche vero che cresce nei piccoli centri. Quando arrivi a numeri più grandi allora l’impegno tende a calare, si tende a deresponsabilizzarsi, nascondendosi nella massa. Le comunità piu piccole riescono a portare avanti progetti che altrove sarebbe più difficile far partire, come i sindaci che hanno accolto le case per le api e gli insetti impollinatori o quelli che hanno vietato radicalmente l’uso di pesticidi o hanno sospeso le disinfestazioni per favorire il reinserimento in natura dei pipistrelli. Molti di questi progetti sono stati attivati nei comuni del Sud, tanto per dire che la favola che al Nord si fanno le cose e al Sud no è vecchia e stantia».


Come si può rilanciare il tema ambientale sull’intero territorio nazionale?
«Le soluzioni ci sono, la politica dovrebbe mettere il tema della sostenibilità come prioritario. Si parla sempre di economia, ma è arrivato il momento di capire che senza un futuro anche l’economia rischia di soccombere, soprattutto in un Paese come l’Italia che risentirà molto più di altri della crisi climatica».


La voce degli scienziati, come nel caso di questo appello, andrebbe maggiormente ascoltata dalla politica.
«Certo, diciamo che andrebbe data loro piu fiducia su questo tema. Oggi ci si divide su tutto, non si tiene conto dell’autorevolezza di nessuno, basta guardare quello che è successo con i vaccini. Forse ora, in un’estate come quella che stiamo vivendo, ci si può rendere conto che parlare di clima non è una faccenda di marketing, come aveva detto un politico americano. Siamo arrivati al punto di svolta, è evidente a tutti e in tutto il mondo che vanno fatte scelte politiche importanti in favore dell’ambiente. Sono decisioni che andrebbero prese in fretta e in maniera unanime, perché se continuiamo ad andare avanti senza fare nulla sarà impossibile tornare indietro o forse lo sarà ma in un tempo talmente lungo che le nostre vite e quelle delle generazioni future saranno assai complicate».


Perché la politica in Italia sconta questo ritardo sui temi dell’ambiente?
«Probabilmente è stato difficilissimo per i politici che si volevano occupare di questi temi farlo in un Paese in cui dopo il boom economico c’è stato il distacco totale dall’ambiente, dalla natura. Erano molto piu saggi di noi i nostri bisnonni, che magari erano contadini e sapevano qualcosa sulla natura che noi non abbiamo imparato, che non abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Ci sono state intere generazioni di italiani educate al consumismo e diseducate ai temi dell’ambiente: io dico da anni che tra le materie scolastiche, dall’asilo alle medie, dovrebbero esserci educazione ambientale, alimentare, civica. Invece non sappiamo niente dell’ambiente che ci circonda e di come funziona, non conosciamo le regole del vivere insieme e nemmeno quelle del nostro corpo, e alla fine andiamo da dietologi e nutrizionisti per sapere come dovremmo mangiare».


Una firma conta, dunque?
«Purtroppo c’è chi dice: cosa firmo a fare, tanto non cambia nulla. Ma non è così, dobbiamo crederci, è importante che ci siano persone che non si diano per vinte a priori, che dicano: ce la possiamo fare. Firmare serve a non tirarci indietro, a non lasciarci trascinare nel baratro dell’indifferenza. In questi giorni, mentre ragionavo su questo appello pensavo a come si sentiva Greta Thunberg quando era da sola con il suo cartello degli scioperi del venerdì: avrebbe potuto mollare, pensare che era inutile, invece adesso con lei ci sono milioni di giovani in tutto il mondo. Chiedere alla politica di impegnarsi, chiedere alla gente di votare con coscienza ambientale serve, chi lo fa, chi firma, deve per forza pensare che serva. Io ho firmato e sto facendo delle stories per chiedere a tutti quelli che mi seguono di fare altrettanto, perché tutto serve».