In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Aglianico e Barbera (e foglie di amarena) per lo cherry dell'Irpinia

 (foto Alessia Gaeta per RFood)
 (foto Alessia Gaeta per RFood) 
Don Fa' è un liquore prodotto in 5000 bottiglie, da consumare a fine pasto. Lo realizza Fabio, 28 anni, con la ricetta segreta di famiglia
2 minuti di lettura

Don Fa’ è Fabio de Beaumont, discendente di una famiglia di origine francese che alla fine del Seicento acquistò il feudo di Castelvetere sul Calore, in provincia di Avellino. Avvocato, "in paese era benvoluto da tutti: patrocinava gratuitamente ogni causa, ricevendo in cambio i prodotti delle terra", racconta oggi il nipote, che come lui si chiama Fabio, ha 28 anni, e al nonno ha dedicato l’etichetta più preziosa della sua azienda agricola. Il Don Fa’ è uno cherry, come chiamano in Irpinia il vino aromatizzato con l’infusione di foglie di amarena, e quindi fortificato con alcol e zucchero. Si beve generalmente a fine pasto.

Gli alberi di amarena stanno tutt’intorno alla cantina, nel centro storico del borgo, a settecento metri di altezza: "Raccogliendo le foglie serve accortezza. Le piante sono delicate, se si rompono le gemme quel ramo non riceve più linfa" spiega Fabio. Fino al 2012, quando s’era trasferito da Avellino a Roma per studiare Giurisprudenza, "non metteva piede nell’erba alta più di 15 centimetri" scherza.

Oggi, invece, lavora ogni giorno a fianco dell’agronomo che segue con lui i due ettari vitati, destinati a raddoppiare nei prossimi anni quando entreranno in produzione i nuovi vigneti impiantati nel 2018. Pota, lega i tralci, fa i trattamenti con rame e zolfo ( l’azienda agricola è biologica), sfoglia i grappoli: la ricetta dello cherry è segreta, viene tramandata in famiglia da secoli e oggi è nelle mani di nonna Sandra, ma alla base c’è un vino di qualità. "Siamo tra i pochi a non usare aromi artificiali. Per ogni litro di vino, aggiungiamo almeno 150 foglie, che restano in infusione per 3 o 4 mesi. Segue un affinamento".

Un esempio aiuta a comprendere i tempi di lavorazione: nell’agosto del 2018 Fabio de Beaumont ha imbottigliato il primo lotto di cherry prodotto con il vino della vendemmia 2016. I vitigni presenti in azienda sono due, entrambi utilizzati nel Don Fa’: uno è l’Aglianico, che serve a produrre il principe dei vini rossi d’Irpinia (Castelvetere è uno dei Comuni dell’areale del Taurasi Docg), mentre l’altro è una incredibile Barbera a piede franco, un piccolo vigneto di 8mila metri quadrati fatto di ceppi che sembrano alberi, vecchi di almeno 150 anni. "Al naso, è Piemonte; in bocca, invece, senti emergere palese il terroir irpino" dice il giovane vignaiolo porgendo un bicchiere: è questa la prossima scommessa aziendale, un vino rosso che si chiama Macchiusanelle ( dal nome della contrada dov’è piantata la vigna, a poche centinaia di metri dall’agriturismo aperto nel 2016, ristrutturando un immobile in campagna) ed è in commercio dallo scorso settembre.
Appena 600 bottiglie: la resa è bassa. La sostenibilità dell’azienda la garantisce per ora il Don Fa’, cinquemila bottiglie ("ma possiamo arrivare fino a 10mila" , spiega Fabio) vendute in Campania, in Lombardia e negli Stati Uniti d’America, dove vola ogni anno il 20 percento della produzione.

Il Don Fa’ ha un fratello, che si chiama Fra’ Amedeo: duemila bottiglie di nocino, realizzato secondo un’antica ricetta che frate Amedeo, un Francescano, donò nella prima metà del Novecento ai de Beaumont. Il vecchio noce è qui, proprio di fronte alla cantina.