In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Dalla Serenissima alla Mixology: il vermouth Gran Bassano della distilleria Poli

Dalla Serenissima alla Mixology: il vermouth Gran Bassano della distilleria Poli
Sia in bianco che rosso, questa etichetta dell'azienda bassanese racchiude in sé la storia del vino aromatizzato quanto quella del Veneto. Seguici anche su Facebook
2 minuti di lettura
L’italia e i libretti delle ricette, il connubio delicato tra storia e tradizione. I quadernini delle nonne e dei nonni, quei fogli consunti e ingialliti che tramandano storie, ricordi ed emozioni di un momento che non c’è più ma che ritorna nel cuore di chi sa leggere oltre le pieghe  del tempo. E anche il Gran Bassano, anzi, i Gran Bassano, vermouth rosso e bianco, sono il frutto di una lettura coinvolgente e contemporanea di uno di quei libretti. Il ricettario in questione è quello di Giobatta Poli, il cuore che si è aperto alla lettura quello di Jacopo Poli, rispettivamente fondatore e quarta generazione della premiata distilleria artigianale Poli 1898. La distilleria nasce e ancora oggi respira gagliarda a Schiavon, una manciata di km da Bassano del Grappa, cuore spiritoso di quel Veneto dove la distillazione è pane quotidiano e le vinacce di uve provenienti dalla Pedemontana Veneta, straordinario anfiteatro naturale che dalle Dolomiti degrada sino a Venezia, giocano il loro secondo tempo in straordinari spiriti. Ed è proprio la vicinanza con Venezia, all’epoca agorà del commercio delle spezie e importante centro di scambio dei vini aromatizzati ad offrire a Giobatta l’inchiostro nero degli spunti da segnare nel suo taccuino, quello delle idee da trasformare in ricette, proprio come come accadde per i Vermouth. Erano i primi del ‘900.

Dalla Serenissima alla Mixology: il vermouth Gran Bassano della distilleria Poli

Corsi e ricorsi storici vedono il vermut - nome alla tedesca - peregrinare per il vecchio continente, alla ricerca, di ricetta in ricetta, e con grande difficoltà, di una propria identità. Da opportuna misura per il recupero del vino di basso valore, a vero e proprio manufatto alchemico di alta qualità, territoriale e tradizionale, che dopo un periodo di oblio, è rientrato prepotentemente nelle bottigliere più evolute con un rinnovato appeal. Nuove ricette, nuovi aromi autoctoni che si uniscono a spezie provenienti da ogni capo del mondo. Il vermouth contemporaneo è uno spirit versatile, un piccolo mappamondo di sapori e sentori. Consumato da entrambe le metà del cielo, al naturale o quale ingrediente corteggiato dalla mixology moderna. Sempre in quelle terre che conservano la rara prima edizione della Pharmacopoea Taurinensis - edizione del 1736 - volume dove per la prima volta viene descritto il "Vinum Absinthites", ottenuto facendo macerare nel vino l'artemisia absinthium (Assenzio maggiore) e altre erbe, trascorsi oltre 100 anni di tradizione distillatoria, migliaia di “cotte” e mesi di approfondimenti, Jacopo Poli, ha deciso di rispolverare l’antico formulario del bisnonno per creare proprio un vermouth che fosse sì espressione del territorio bassanese, ma anche un continuo di quelle nuance che l’avo riuscì a condensare nel suo taccuino.
Gli appunti di Giobatta
Gli appunti di Giobatta 

Trentatre erbe e spezie in sapiente infusione naturale - come previsto da Giobatta - puntellano la struttura aromatica, la spina dorsale del Gran Bassano, nelle due varianti: Rosso e Bianco.

Il Gran Bassano Rosso è rosso come il Merlot che ne firma la costola più fruttata, corposa e materica, per nulla ammaccata dall’infusione a freddo con le botaniche che anzi confermano il ruolo da possente condottiero. Cardo santo e Achillea Muschiata tra i profumi più territoriali. Rabarbaro, vaniglia, pimento, zenzero e liquirizia le punte aromatiche che meglio appagano l’amplesso aromatico con il Merlot. Servito fresco, non necessariamente con aggiunta di ghiaccio, può sopperire egregiamente all’assenza di un interlocutore nelle notti più fredde. Allungato con una tonica elderflower, una foglia di mentuccia e qualche cubetto di ghiaccio come aperitivo defaticante. In grande spolvero come protagonista di un Negroni - Gin Marconi 46 of course -  in attesa del finale di Colazione da Tiffany.
Nel Gran Bassano Bianco è il Vespaiolo ad immolare il suo corpo per la nobile causa, ovvero, quella di restituire un Vermouth delicato, finissimo nella trama, ma travolgente per profumi e corpo aromatico. La calibrata l’infusione di ben 39 botaniche, restituisce un “elisir” fresco e armonico, dove il biancospino e il sambuco, piante caratteristiche dell’area di Bassano, guidano un susseguirsi di piacevoli balzi agrumati di   pompelmo e arancio dolce e amaro. Chiude con una sferzata balsamica e fieramente amaricante. Come il cashmere lo ami perchè lo puoi indossare a pelle, questo vermouth nasce per essere bevuto liscio, sorseggiato e goduto in tutte le sue delicate sfaccettature. Magari con una bella fetta di torta alle mele, tiepida accompagnata da un gelato ai pinoli. Ma la vita senza azzardo cosa sarebbe… allora old fashion, ghiaccio, Gran Bassano Bianco, Bitter, scorza di pompelmo e una punta di tabasco e Nina Zilli a tutto volume. Sempre lontano...