"Preoccupa il crollo della ristorazione, sono osti e chef a tramandare la cultura del vino"

La bottaia di Feudi di San Gregorio 
Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio: "Per fortuna c'è stato un netto incremento delle vendite nei supermercati e online. Ma non basta"
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Nel 2020 il fatturato è stato di 21,8 milioni di euro: il 18 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Un dato che però non fa scoraggiare. Perché se l’emergenza sanitaria ha strappato al mondo del vino tante opportunità - fiere e ristorazione su tutte – in qualche caso ha regalato anche la consapevolezza che una strategia di marketing intelligente ha funzionato da paracadute per contenere le perdite e cementare il contatto diretto con il pubblico. E’ il caso di Feudi San Gregorio, azienda vitinicola leader in Campania, con una produzione destinata per il 70 per cento al mercato italiano e per il 30 a quello estero. Antonio Capaldo, presidente del Cda dell’azienda di famiglia, guarda principalmente a «ciò che non è cambiato», più che agli inevitabili danni portati dalla pandemia. Nel verde di Sorbo Serpico (Avellino), tra i vigneti di Fiano, Greco, Aglianico e Taurasi, il sorriso non si è mai spento.

Antonio Capaldo 

 

Capaldo, cosa ha insegnato la pandemia?

"L’esperienza ha confermato che, nonostante tutto, il legame culturale del Paese con il vino non si è modificato. Sono mancate le occasioni conviviali, i momenti di festa e anche lo spirito di brindare, ma abbiamo registrato, a fronte di un crollo della ristorazione, un consumo robusto sia attraverso i canali della Gdo che dell’on line. E poi la pandemia ci ha consentito di recuperare un rapporto diretto con i clienti, che non fosse mediato dai sommelier, facendoci registrare contatti social mai avuti in precedenza. Infine, il boom dell’enoturismo l’estate scorsa. E’ esplosa la voglia di vivere nella natura e di conoscere la terra dove nasce un prodotto che poi finisce in tavola".

 

Come ve la siete cavata?

"Se le vendite nazionali hanno retto (il calo è stato del 12 per cento), a scricchiolare è stato invece il mercato estero (meno 45 per cento, fatta eccezione per la Germania con un meno 10 per cento, unico Paese in cui siamo presenti direttamente senza intermediazioni). A cambiare, in termini di fatturato, sono state anche le percentuali delle piattaforme sulle quali Feudi era già posizionata ben prima del Covid-19. Se infatti nel 2019 la Grande distribuzione rendeva il 40 per cento, la ristorazione il 55 e l’on line il 5, dodici mesi dopo le proporzioni sono cambiate. La Gdo è salita al 53 per cento, con un incremento di 17 punti percentuali, l’online è balzato al 17 per cento, la ristorazione si è quasi dimezzata".

 

Lo stop alla ristorazione è stato un duro colpo...

"Assolutamente. In prospettiva, anche per le aziende più solide, è inevitabilmente un problema, perché è attraverso gli chef stellati, ma anche i piccoli osti, che si tramanda la cultura del vino di qualità. E lo stesso può dirsi del turismo di incoming, che è legato a una vera e propria esperienza sensoriale, perché il racconto di un brand è una narrazione dei territori che si traduce in uno strumento di sensibilizzazione nei confronti del made in Italy".

 

E poi ci sono le fiere, dalla nostrana Vinitaly al Vinexpo di Parigi, passando per Hong Kong e Shangai.

"Uno o due anni di fermo non determinano problemi irreparabili. Anzi, nel nostro caso ne abbiamo approfittato per fare economia. Il problema è di prospettiva: siamo di fronte a un comparto di cui non si parla. Non si ipotizzano riaperture, non si riesce neppure a immaginare un ritorno alla normalità. Le fiere rappresentano un grande investimento e sinceramente non vorrei essere attualmente nei panni di chi le organizza, perché i punti interrogativi sono ancora troppi".

 

E l’invenduto? Come reagite di fronte a questo problema?

"Per quanto ci riguarda non abbiamo un problema di invenduto. Abbiamo scelto lo stoccaggio come risposta di qualità, in particolare per i rossi. Naturalmente il discorso cambia per chi lavora principalmente con i bianchi. Nella sfortuna generale siamo riusciti ad avere perdite contenute e a tenere margini con volumi più bassi".