La fattoria di Laura Peri dove allevare i polli è (anche) cultura

Laura Peri fra i suoi cani in Valdarno  
A trent'anni, ha mollato il lavoro nel marketing di una multinazionale per tornare alle origini, vicino Montevarchi (Arezzo), dove ha rilanciato la razza Valdarnese Bianca che rischiava l'estinzione. L'imprenditrice: "Va superata l’idea dell’allevamento fine a se stesso. Ci sono aspetti sociali, di conoscenza del territorio e sostenibilità"
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All’inizio degli anni Duemila i polli di razza Valdarnese Bianca erano a rischio di estinzione. Enti locali, associazioni allevatori e docenti universitari si affannavano per trovare una soluzione e rilanciare una produzione che sembrava destinata a scomparire nonostante i tanti sforzi e i molti progetti sulla carta. A riscrivere una storia dal finale apparentemente scontato e a salvare i candidi volatili di quest’angolo di Toscana ha contribuito in maniera decisiva una giovane donna. La sua è una storia che sembra uscita da un romanzo. Nel 2004 Laura Peri aveva trent’anni e lavorava nel marketing per una grande multinazionale. Pur se proiettata in un contesto internazionale e avviata a una carriera di successo, sentiva forte il richiamo dei campi, là nei pressi di Montevarchi dove era cresciuta da bambina.

I polli di razza Valdarnese Bianca salvati da Laura Peri 

Dopo aver lasciato il suo posto in azienda, ha scelto di tornare in campagna e ha recuperato il podere del nonno. Acquistati sette polli e un gallo, ha avviato così il suo allevamento di Valdarnese Bianca. “Volevo puntare su una produzione di qualità e ho pensato a un animale che potesse essere gestito con semplicità da una donna” racconta, ricordando con un sorriso le foto in bianco e nero degli anni Cinquanta del secolo scorso con i polli a razzolare liberi nell’aia. A quei tempi l’allevamento aveva un ruolo fondamentale per l’economia delle realtà agricole della zona e per le famiglie dei mezzadri: il pollo era il piatto dei giorni di festa, una fonte di reddito importante e talvolta veniva usato come moneta di scambio. “Ho quindi cominciato a recuperare quelle razze che anticamente aveva già in fattoria mio nonno: dopo la Valdarnese Bianca e quella Nera, ho inserito le anatre, le faraone e i piccioni. Allevo gli animali da cortile, come se li facessi per casa, solo un po' di più. Amo fare quasi tutto come una volta, unendo la tradizione a sistemi sanitari moderni”.

Gli animali sono lasciati liberi da mattina a sera nei campi in uno spazio di circa otto ettari e hanno la possibilità di crescere nel loro ambiente abituale alimentandosi di piante (querce, ginepro, corbezzolo, felci, ginestra, ortica, rovo) e di lombrichi, sassolini, radici. Il giusto punto d’incontro tra la biodiversità animale e quella territoriale. “Mantengo molte delle metodologie tradizionali di allevamento supportate però dalle conoscenze moderne di sicurezza alimentare e benessere animale. Tutte le fasi di allevamento sono presenti all’interno dell’azienda: riproduzione, incubazione, pulcinaia, accrescimento nel bosco senza ricorrere a prodotti chimici e antibiotici. Particolare attenzione dedico all’alimentazione, basata su granturco e misto granaglie ad integrazione di quanto offre il bosco. La fase della macellazione segue metodologie tradizionali manuali e si svolge in un laboratorio interno a bollo CE” puntualizza Laura Peri. 

La fattoria è anche meta didattica per scolaresche  

Oggi viene riconosciuta come la signora del Pollo Valdarnese, i grandi chef si contendono i volatili del suo allevamento per realizzare i loro piatti sfruttando le carni sode e saporite dell’animale. A dispetto della popolarità e dei risultati ottenuti anche in termini economici, Peri non è ancora appagata. Pochi anni fa ha cominciato ad allevare anche la Valdarnese Nera, di cui da tempo non si avevano più notizie: la chiusura di un cerchio visto che storicamente le razze erano due. Ha realizzato in azienda una fattoria didattica: l’occasione per far conoscere ai visitatori di ogni età il territorio circostante e i cicli biologici delle piante. Durante la visita si viene sensibilizzati a tematiche come il benessere animale, il rispetto dell’ambiente e delle biodiversità; l’importanza di una sana e corretta alimentazione. Parole che qui sono contestualizzate e diventano concrete, palpabili.

Due anni fa, in occasione dei festeggiamenti per i 15 anni dell’azienda, Peri ha organizzato un convegno allo Spazio Politeama di Montevarchi che ha coinvolto gli studenti degli istituti professionali della zona: un evento formativo per far crescere piccoli grandi allevatori. “L’idea è di trasmettere esperienze e passione ai giovani per avvicinarli a questo mondo. L’inizio di un percorso virtuoso per garantire un futuro al Pollo Valdarnese” sottolinea. Un progetto ampio e che parte dal basso. Sullo sfondo l’obiettivo ambizioso di creare un Consorzio che ad oggi non c’è. L’anno scorso ha rilanciato con la nascita dell’Accademia del Pollo; poche settimane fa la prima iniziativa ufficiale. Si è tenuto un convegno, ospitato nei locali della Poggiana, dove nel 1954 si tenne il primo evento legato alla Valdarnese Bianca, e trasmesso in diretta sui canali social dell’Accademia. “Va superata l’idea dell’allevamento fine a se stesso. Ci sono aspetti culturali e sociali che meritano di essere approfonditi e soprattutto conosciuti” conclude Peri. Da qui l’idea di creare un movimento che non si fermi solo agli aspetti pratici ma contribuisca al recupero di quella cultura contadina che oggi sembra essere stata ingiustamente messa in disparte.

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