Analcolici, frizzanti, salutisti: nazione per nazione ecco i soft drink più amati

Dalle trasparenti bevande gassate giapponesi alle fruttate sudamericane, tutte le sfumature di cola e ginger ale. Tra moda e tradizione, le "bibite" risorgono, forti di una storia alle spalle più antica di quanto si immagini
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In Italia non arriverà, almeno non è nei piani della multinazionale delle bibite, ma in Giappone e negli Stati Uniti spopola la coca cola bianca, o meglio, "clear", trasparente. Il salutismo infatti sta cambiando il mercato delle bevande nell Sol Levante dove i produttori propongono sugli scaffali sempre più bibite che sembrano acqua, ma hanno il gusto di tutt’altro: dall'aranciata alla cola passando per la birra, i consumatori chiedono tutta la dolcezza di una soft drink, ma dall’aspetto più innocuo, più sano insomma.

In Italia no, conferma la responsabile comunicazione di Coca Cola Italia, Cristina Camilli, perché "gli italiani sono più tradizionalisti. Da noi non funziona nemmeno, per esempio, la cola aromatizzata che piace negli Usa, come quella alla vaniglia o alla ciliegia".

Sì perché siamo abituati a relegare le bibite tra i prodotti industriali e associarle al fast food. Ma questo non toglie che anche loro, bevande non alcoliche di solito frizzanti, abbiano una storia affascinante e lunga. Tanto che ogni Paese ha le sue, amate, radicate nella quotidianità e considerate tradizionali. Anzi, un tempo addirittura promosse come salutari. Non a caso sono indicate come soft drink: espressione che è stata coniata per distinguerli da quelli “hard”, liquori e distillati. A loro tempo i soft drink, come ricostruisce l’enciclopedia britannica, erano addirittura raccomandati come alternative gustose e sane in sostituzione dei superalcolici, il cui enorme consumo caratterizzava le abitudini dei primi statunitensi.

In lattina o bottiglietta, di vetro o di plastica, sono diffuse ovunque, ma proprio perché più vecchie di quanto si possa pensare, in ciascun Paese ce ne sono alcune più tipiche. Come non pensare alle italianissime Cedrata, Chinotto e Spuma che nel tempo hanno convissuto felicemente con Coca Cola, a suo modo storica (in Italia è arrivata già nel 1927).

Le prime bibite a essere introdotte in commercio risalgono al XVII secolo: una miscela di acqua e succo di limone addolcita con il miele. Un mercato importante se 1676 viene costituita a Parigi la Compagnie de Limonadiers, che ottiene il monopolio del prodotto. I suoi venditori portavano sulla schiena le taniche da cui mescevano coppe di limonata.

Mancava ancora un elemento per avvicinare la limonata ai soft drink: le bollicine. Le acque naturalmente frizzanti, infatti, nel corso del 1600 divennero di moda, particolarmente apprezzate da chi poteva comprarle e desiderate da chi non poteva permettersi l’acqua effervescente delle più famose sorgenti (peraltro rinomate per i valori terapeutici). Molti studiosi si dedicano alla loro struttura: dallo scienziato fiammingo Jan Baptista van Helmont, che per primo ha usato il termine “gas” in riferimento al contenuto di anidride carbonica, al medico francese Gabriel Venel che però parlava di “acqua aerata”, confondendo il gas con l'aria normale, allo scienziato britannico Joseph Black che chiamò il costituente gassoso “fixed air”, aria fissata. a dare un potente contributo è Robert Boyle, un filosofo e scienziato anglo-irlandese, con uno studio fondamentale nel 1865: Short Memoirs for the Natural Experimental History of Mineral Waters.
Tra le varie sezioni del libro anche "dell'imitazione delle acque medicinali naturali mediante metodi chimici e altri metodi artificiali".

Il salto di qualità lo dobbiamo al sacerdote e scienziato inglese Joseph Priestley considerato “il padre dell'industria delle bevande analcoliche” per i suoi esperimenti sul gas ottenuto dai tini di fermentazione di un birrificio. Nel 1772 dimostrò che, con l'aiuto di una pompa l'acqua poteva essere più fortemente impregnata di fixed air. A mettere in pratica lo studio è Thomas Henry, un farmacista di Manchester, che ha realizzato acqua gassata in botti da 12 galloni utilizzando un apparato basato sul progetto di Priestley.

E poi fu la volta del gioielliere svizzero Jacob Schweppe (avete presente la Schweppes?) che prende spunto dal lavoro di Priestley: dal 1794 già vendeva le sue acque minerali artificiali altamente gassate a Ginevra, poi anche a Londra. Intorno al 1820, i miglioramenti nei processi di produzione consentirono una produzione molto maggiore e l'acqua in bottiglia divenne popolare e via via si aggiungevano diversi sali minerali e aromi. Nel 1886 John Pemberton, un farmacista di Atlanta, in Georgia, inventò la Coca-Cola, la prima bevanda a base di cola. Il resto è più noto e al supermercato lattine e bottiglie colorate occupano intere corsie.

Con differenze nazionali. Ecco allora la Inca Kola irrinunciabile in Perù. Nata nel 1939, dal colore giallo acceso (tartrazina) e aroma di chewing gum, forte di un disegno Inca, leva sul nazionalismo (una bibita di Lima, non importata) e prezzi bassi, si è imposta sulle altre bevande internazionali ed è ancora leader di mercato. Tanto che Coca cola non riuscendo a sconfiggerla l'ha comprata.


Anche il Pakistan ha la sua cola: la Pakola, una bevanda aromatizzata alla frutta, lanciata nel Paese nel 1950 da Haji Ali Muhammad. Oggi è prodotta da Mehran Bottlers (Pvt) Ltd. E' il primo soft drink di marca a livello nazionale del Pakistan. Molto popolare nella versione originale verde, esiste anche nel gusto Litchi e gelato all'arancia.

In Brasile invece a far da padrone è il Guaraná Antarctica, la bevanda analcolica al sapore di guaraná, creata nel 1921 dalla Companhia Antarctica Paulista. Composto da estratti della pianta guaranà, che contiene caffeina, teofillina, teobromina è considerata alla parei di una "bevande energetica", ma decisamente più gradevole come gusto e odore.

Restando in Sud America, il Messico è la terra del Jarritos, la più famosa bibita nazionale al gusto di tamarindo, creata nel 1950 da Giuseppe Lopez "El Güero".

La Casera è un marchio di bibite molto apprezzate in Spagna. La più amata è la gaseosa, la nostra "gazzosa" che alcuni usano aggiungere al vino. L'azienda è stata fondata nel 1949 dalla famiglia Duffo a Madrid e le sue campagne pubblicitarie di successo hanno in poco tempo conquistato il pubblico. Oggi fa parte del gruppo Cadbury Schweppes.

In Canada ecco invece il "Canada Dry Pale Ginger Ale", dalla ricetta datata 1890 del farmacista John J. McLaughlin di Enniskillen, in Ontario: uno dei più famosi Ginger Ale d'oltre Manica, che deve l'aggettivo dry al fatto che era molto meno dolce rispetto ad altri ginger ale allora disponibili, quindi "secco".

A Chicago tutti pazzi per la Green River, lanciata sul mercato nel 1919 dalla Schoenhofen Edelweiss Brewing Company di Chicago. In precedenza era una fabbrica di birra che ha convertito la produzione per sopravvivere nell'era del proibizionismo

In Australia spopola Passiona, al gusto passionfruit. Creato nel 1920 come "cordiale" da Spencer Cottee, un coltivatore di Lismore per evitare di sprecare l'eccesso di frutti della sua fattoria, solo successivamente è stato addizionato di anidrite carbonica.

La bibita gassata tipica in Giappone è il Ramune (nome che deriva dalla parola inglese lemonade, traslitterata in  giapponese). A metterla sul mercato, nel 1876 il farmacista scozzese Alexander Cameron Sim che la vendeva in funzione preventiva anti-colera. Il sapore è simile a una Sprite, ma meno dolce. Particolare il design della bottiglietta, con collo con una biglia tenuta in posizione grazie alla pressione del gas.

Irn-Bru è la bibita più popolare in Scozia, dove è prodotta dalla A.G. Barr di Glasgow da oltre un secolo.  campagne di marketing innovative (e talvolta controverse) l'hanno sempre mantenuta cla bibita best-seller in Scozia, dove è in diretta concorrenza con marchi globali come Coca-Cola e Pepsi.

In Baviera, nel 1953 a Rosenheim, in Baviera, nasce Frucade dall'idea di Adalbert Conrads e Karl Grün. Si tratta di una aranciata con aggiunta di frutta esotica. I tedeschi la adorano, come gli islandesi amano l'aranciata Appelsin, prodotta da oltre 60 anni dalla Egils.

Concludiamo la carrellata con le Hawai e con una bevanda diversa dalle precedenti, perché non addizionata di anidride carbonica. Ma se chiedete a qualsiasi hawaiano quale sia la sua bibita  preferita, vi risponderà che è il "POG nectar" (cioè il Pass-O-Guava) di Hawaiian Sun.