Pasta, latte, carne: rincari alle stelle. L'allarme di Federalimentare: "I prezzi dei cereali sono saliti del 30-50%"

Panificatori e supermercati in allerta: rischio scaffali vuoti, si teme un’inflazione da costi sui consumatori. I valori si stanno avvicinando ai record del 2008. Coop Italia: è da capire se sia solo una fiammata o se gli aumenti sono strutturali, con ricadute sui clienti. 
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Farina, pane, pasta ma anche riso, orzo, latte, carne, fino al caffè e al cacao. I prezzi di molti alimenti che mettiamo ogni giorno sulle nostre tavole potrebbero presto salire alle stelle. Il rischio è di un autunno caldo ma i rincari sono visti arrivare fino al 2022 e potrebbero diventare strutturali. Tutte le materie prime sono in tensione sui mercati internazionali e i fornitori iniziano ad annunciare quotazioni più salate all’origine.

L’allarme arriva da più parti. Per quanto riguarda le farine, Assopanificatori denuncia «aumenti all’origine, luglio 2021 su luglio 2020, del 9,9% per il frumento duro e del 17,7% per il frumento tenero». I valori si stanno avvicinando ai record del 2008. L’associazione spiega che la stessa cosa è accaduta anche agli oli di semi raffinati, cresciuti mediamente del 33%, e al burro, del 31%. 

Il fenomeno non riguarda soltanto il nostro Paese ma è un andamento globale. Sul trend pesano diversi fattori. Sicuramente i rincari sul fronte dell’energia, hanno inciso sul conto finale dei listini delle derrate. «C’è poi l’aspetto degli aumenti dei consumi in particolare in un Paese vasto come la Cina – spiega Ivano Vacondio, presidente Federalimentare -. La maggior domanda ha influenzato le quotazioni soprattutto in questa fase di ripresa dei consumi nel post-pandemia».

Rischio scaffali vuoti 

Anche i cambiamenti climatici finiscono sul conto, con i raccolti in due dei maggiori Paesi esportatori, Canada e Russia, che quest’anno sono stati dimezzati a causa della siccità. A questo si aggiunge la decisione del presidente Usa, Joe Biden, di potenziare gli investimenti nei biocarburanti: in quattro anni dovranno essere raddoppiati gli impieghi di cereali per la produzione di energia pulita. «Questi fattori stanno facendo esplodere il mercato – afferma Ivano Vacondio -. I prezzi dei cereali sono saliti del 30-50% rispetto a un anno fa e non si tornerà indietro tanto facilmente».

L’impatto inflattivo legato all’aumento dei cereali, arriverà anche a latte, derivati del latte e carne, dato che gli allevamenti saranno costretti a pagare di più per l’alimentazione dei propri animali.

«Motivati da questi rincari stanno arrivando richieste di aumento dei listini nazionali da parte di molti produttori di beni alimentari e di largo consumo. Si rischia un’inflazione da costi sui consumatori che potrebbe essere un freno formidabile alla ripresa del Paese» ha dichiarato qualche giorno fa Marco Pedroni, presidente Coop Italia e Ancc-Coop (Ass. Nazionale Cooperative di Consumatori).

Il tema è urgente anche perché arriva in un momento in cui le famiglie sono già alle prese con altri rialzi, per esempio quelli in bolletta e quelli dei carburanti

La speranza è che gli aumenti in corso siano solo un fenomeno passeggero. «Le dinamiche inflattive che vediamo iniziano a presentarsi in modo ampliato su diversi tipi di merci – spiega Domenico Brisigotti, direttore commerciale Coop Italia -. Quel che è da capire è se si tratti soltanto di una fiammata o se questo andamento è destinato a diventare un fatto strutturale con ricadute sui consumatori». Per l’esperto è ancora presto per capire con certezza cosa sta accadendo.