La Mixology e l'arte della leggerezza

Spezie, erbe, poco alcol e abbinamenti con piatti raffinati: la nuova vita dei cocktail passa dal Made in Italy dei vini fortificati
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Come ultimo (o quasi) strascico della pandemia sul settore degli eventi, c'è stato lo slittamento nel mese di ottobre (2021) di uno degli appuntamenti enogastronomici più attesi dell'anno: il Vinitaly. Con una piccola variazione al nome, la Special Edition si è rivelata uno spin-off autunnale foriero di grandi novità. Per le date inusuali, ça va sans dire, ma anche per la speciale area tematica dedicata alla mixology, ricca di eventi e approfondimenti, ma dai natali curiosi. Perché se è vero che i cocktail a base vino sono stati sdoganati ormai da un po’, basta davvero a motivare un programma fitto di eventi?

Il Vieux Carrè è un classico estremamente moderno anche grazie alla presenza del Vermouth al suo interno 
Ci troviamo davanti al cedere a una moda da parte di uno dei più grandi eventi del settore, oppure al giusto riconoscimento dovuto a un’arte complessa e bistrattata? Forse entrambe. Commercialmente ha più peso la prima, ma è sotto gli occhi di tutti che i cocktail non siano più, oramai da tempo, relegati alle discoteche e che bere responsabilmente si traduca in cultura del bere: maestria, storia e arte. Testimoni le manifestazioni a tema, sempre più strutturate (prossima data utile la Venice Cocktail Week, dal 13 dicembre), i numerosi titoli pubblicati e l’approdo dei miscelati nell’alta gastronomia.

Due mondi più che vicini: un grande piatto e un grande cocktail richiedono la medesima delicatezza aristico-alchemica, come hanno dimostrato Ago Perrone e Giorgio Bargiani (Bartender del The Connaught Bar di Londra, Miglior Bar al mondo secondo la The World 50 Best Bars) che hanno incrociato singolar e pacifica tenzone con Massimo Bottura, creando Oops, I Dropped the Balsamic. Presentato a Identità Golose 2021 è un “tributo allo stile e alla visione di Bottura”, un twist (variazione sul tema, ndr) di una delle ricette più iconiche del patron della Francescana e di uno dei cocktail più famosi, il Goodfellas, del duo italiano che ha stregato Londra. Facile? No. Artistico? Assolutamente sì. E non ci si ferma qui, visto che sempre più ristoranti di alta fascia stanno arricchendo con un American Bar la loro offerta.

"I Low Abv drinks sono nati non per moda, ma per gestire la necessità di leggerezza del tardo pomeriggio" 

Ma il discorso è molto più complesso, per motivazioni, complessità, potenzialità e difetti. Questi ultimi legati agli estremi che sempre seguono un fenomeno diventato di massa. “È fondamentale - sottolinea Giorgio Bargiani - mantenere l’integrità del proprio stile. Chiunque decida di avventurarsi in questo mondo, dovrebbe avere un pensiero e riuscire a mantenerlo”. Imprimere la propria identità come un marchio e contribuire all’evoluzione. È quello che l’Italia sta facendo da anni. “Uno dei trend fondamentali è quello degli Italian Liqueur. Due volte importanti: bitter, vermouth e vini fortificati sono in gran voga non solo per il fascino Made in Italy, ma perché sposano naturalmente il settore dei Low Abv Drinks”, i cocktail low alcol oramai presenti in tutti i bar e nati “non per moda, ma per la necessità di leggerezza del tardo pomeriggio”.

“Grazie a questi prodotti italiani - interviene e conclude Ago Perrone - si è iniziata una riscoperta degli ingredienti del nostro Paese alla base” del beverage contemporaneo. “Spezie, erbe aromatiche (che infatti oggi tornano e segnano una nuova era, ndr), agrumi: così riscopriamo quanto pesa il Made in Italy nel processo gastronomico alle spalle di un prodotto finito”, che viene finalmente letto per quello che è: una ricetta d’autore in una bottiglia. E così si chiude il cerchio, fatto di parallelismi, vicinanze e grandi aperture verso le praterie (cucine e banconi) del futuro.