Masterchef 11, obiettivo: ritrovare le radici del gusto nei prodotti poveri, tra patate e lacrime

Una puntata ad alto tasso di commozione: l'inizio della serata è un viaggio nei ricordi (non sempre felici) più che una gita in dispensa. Per valorizzare ingredienti umili, si cerca il legame col passato, dove spicca la cucina della mamma. E, dopo l'avventura in Val di Sole, la sfida finale si gioca sull'omelette
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Sono le lacrime l’ingrediente protagonista della Mystery Box di una serata all’insegna di ricordi – non sempre felici – del passato. Si commuovono quasi tutti. Il tema con cui si apre la quinta serata di Masterchef 11, in effetti, quasi lo richiede: “In cucina per eccellere bisogna volare alto, immaginare mondi sconosciuti, lavorare sulla sperimentazione” premette il giudice Giorgio Locatelli.
“Ma spesso bisogna tornare all’essenziale” continua Antonino Cannavacciuolo. E il tutto è presto chiarito da Bruno Barbieri, perché quell’essenziale sono “i sapori semplici, gli ingredienti più diffusi, in una parola: le radici” dice lo chef neo-sessantenne, reduce da un fiume di auguri sui social network.


Che cosa è per te, nella tua vita, essenziale? Chiede Locatelli a Tracy, aprendo una finestra sull’infanzia della 28enne nigeriana, veronese d’adozione e su sentimenti forti.
“La mia famiglia – risponde – e la forza che ci unisce che ci ha permesso di superare tante difficoltà. Quando siamo arrivati in Italia è stato molto difficile. E ho sempre paura di perdere tutto perché anche un’unione forte può rompersi. Mentre crescevo il mio più grande desiderio era quello di conoscere mio padre, che vedevo come un eroe, che è andato oltre oceano per trovare un futuro migliore per i suoi figli. E quando c’è stata la possibilità di venire qui per me era un inizio tutta la famiglia insieme potevamo conquistare il mondo. E non è stato così, anzi”.


Il giudice dal british touch si rivolge anche a Federico: “Sei un grande viaggiatore, dove sono le tue radici?”.
“In Argentina dove sono nato – risponde il dj – anche se poi da piccolo sono andato a vivere in Spagna. Ma ora il mio posto è in Italia perché qui c’è mio figlio”.

Chiamato in causa anche il rocker Bruno, che è nato a Londra, dove “la mia mamma è andata a 16 anni e ha mantenuto tre sorelle e un fratello coi soldi che faceva là. E poi ci ha portato anche mio padre a cui ha trovato un lavoro, ha fatto tutto lei, lo so quanti sacrifici ha fatto…” e anche qui la voce si rompe per la commozione e si affaccia una lacrimuccia, ben trattenuta.

“Siamo tutti emigranti noi. Vi capisco. Per questo abbiamo bisogno ogni tanto di pensare a qualcosa di solido”, entra nel club Mr. Locatelli, mentre il pubblico del talent di Sky Uno scopre un po’ di più anche su Dalia, che pure è stata tanto lontano da casa.


“Bisogna andarsene e ritornare per capire quanto siano forti le radici” afferma, raccontando che aveva solo 17 anni quando ha perso il padre e sapeva di non voler vivere con la madre. In più c’era una forte delusione d’amore e affetti: la sua fidanzata di allora l’aveva lasciata per la sua migliore amica. Quindi fatta la valigia se ne andò in Canada dove lavorava – da clandestina, senza permesso di soggiorno – come carpentiere, fino a quando non è stata espulsa.

Voce fuori dal coro quella del palermitano Pietro che è nato e cresciuto nella sua terra, ma con la forza del radicamento di un isolano, sottolinea: “In fondo l’isola è casa tua”.

Dai ricordi si passa finalmente alla cucina con l’apertura della scatola misteriosa e lo svelamento di tre ingredienti che il buttafuori romano Polone – a suo modo poetico – descrive così: “Ah, Pane, cipolle e patate scaldano ‘r cuore e riempiono ‘a panza”.


Ed ecco in questo clima di buoni sentimenti, Cannavacciuolo dà il compito alla masterclass: “Non c’è niente di più essenziale, la cucina semplice di quando non c’era niente da mettere a tavola, e loro c’erano: le cipolle appese, le patate, il pane che durava 15 giorni. Oggi dovete cucinare usando questi tre semplici ingredienti”.

Come sempre, i prodotti trovati sotto la mystery possono essere integrati con altri dalla dispensa, ma per coerenza con il trend pauperista qui si trovano gli scarti: bucce di verdure, croste di parmigiano, baccelli di legumi freschi.
In fondo, “gli scarti creano il cuoco, non il filetto” sentenzia re Antonino, pronunciando l’aforisma della serata.

E via ai fornelli con quello che sembra un hashtag della serata: la #mamma.
Elena sceglie le zampe di gallina di cui ricorda: “Me le faceva mia mamma e mi piacevano perché mi mangiavo la ciccetta”.
Bruno pure tira in ballo mamma Rose: “Mi raccontava che quando non c’era niente si faceva la zuppa di cipolle”.
Tina confida: “Abbiamo mangiato solo patate quando mio papà è rimasto senza lavoro e mamma doveva farle in tutti i modi possibili e immaginabili”. Anche per lei momento commozione: “questo è un piatto per mia mamma che non è con me, per dirle ti voglio bene”.


A sorpresa si ispira alla madre anche Dalia, con una zuppa di porri e patate: “lei è una salutista, cucina tutto senza sale, non mischia le proteine, questa le piacerebbe. Così torno alle origini”.
Andrea, che viene da una famiglia contadina, prepara un minestrone come si faceva nella sua famiglia e lo arricchisce con una spuma di gorgonzola.
Per Nicholas l’omaggio è alla toscanissima pappa al pomodoro della nonna Benita. Perché anche la provenienza regionale vuole giustizia: così lo studente piemontese Christian rivisita la “Zuppa dei morti” della Val di Susa, con estratto di baccelli di piselli, mentre Pietro si dedica alle arancine e Ferderico al pastel de carne tipico del SudAmerica.

A non essere felici sono Lia, che non vede in questi ingredienti qualcosa che la stimola (in un primo momento prova infatti a fare gli gnocchi sferificati, ma senza successo); Anna, la nutrizionista che evidenzia le troppe calorie di pane e patate; e Carmine che dice di non sentirsi molto legato alla cucina partenopea.

Vengono assaggiati, come di consueto per la Mystery, solo tre piatti, quelli che sembrano più promettente durante i 45 minuti di preparazione: quello di Pietro, che chiama il piatto “è fimmina” a ribadire che si chiama arancina, al femminile.
Poi all’assaggio il minestrone di Andrea, che chiama “Famiglia”, ricco di creste di gallo e pezzetti di crosta di parmigiano.


Quindi Tracy col piatto “Dignità” perché “scarto non vuol dire senza valore, povero non vuol dire senza dignità”. Ed è un bellissimo piatto, in tutti i sensi: crema di baccello di piselli, diluita con brodo di zampe di gallina, con polpette di pane, patate e creste di gallo, il tutto profumato di aneto e basilico, con guarnizione di un mix di polvere di pelle di pomodori, bucce di cipolla e briciole di pane abbrustolito al forno. È quest’ultimo a vincere la prova “è un piatto bello esteticamente e tecnicamente perfetto” ribadisce Barbieri. Va da sé che si continua a piangere (ma di gioia).

Dalla cucina con ingredienti poveri alla cucina di recupero il passo è breve, così per l’Invention Test i concorrenti del programma prodotto da Endemol Shine Italy, dovranno riprodurre uno dei piatti di recupero della memoria degli chef. Infatti, ciascuno dei giudici ha portato un piatto della propria infanzia. E, grazie al vantaggio della vittoria, è Tracy a stabilire chi tra i suoi colleghi-avversari dovrà fare cosa.

Il piatto di Cannavacciuolo è un uovo poché con ragù napoletano, ricordo di quando da bambino mangiava col pane l’uovo cotto nel sugo avanzato.
Barbieri porta in classe un gratin di tagliatelle con rigaglie di pollo, salsa all’aceto balsamico e uovo barzotto, un piatto davvero di recupero perché “le tagliatelle sono anche più buone il giorno dopo perché ripassate al forno facevano la crosticina”.
Locatelli ha portato un piatto della nonna, merluzzo con lenticchie e salsa di prezzemolo.

Tracy tiene per se stessa il piatto di Locatelli perché lo trova simile alle tradizioni alimentari dei suoi suoceri. Nel gruppo che deve riprodurre il merluzzo locatelliano ci sono anche Dalia, Polone, Andrea e Christian.
L’uovo di Cannavacciuolo viene assegnato a Tina, Elena, Nicky, Mime, Lia e Bruno.

Il piatto più temuto, il piatto “bomba” di Barbieri è assegnato a Pietro, Anna, Nicholas, Carmine, Federico e Mery (quest’ultima è la più scontenta perché ha un’idiosincrasia col quinto quarto e si sente colpita). 


La prova è decisamente piena di insidie. All’assaggio i migliori risultano Christian, Tina e Lia. Ed è quest’ultima a prevalere aggiudicandosi il compito di capitano di brigata nella prova in esterna.
I tre peggiori sono Andrea, Mery e Bruno. Tra loro è Andrea, tradito da una salsa al prezzemolo disarmonica e “separata”, a dover rinunciare al grembiule di Masterchef.

Intanto i concorrenti preparano i bagagli per il viaggio in Trentino, precisamente in Val di Sole per celebrare la tradizione contadina della fienagione. Devono cucinare per coloro che portano in alto il vessillo dell'antica pratica: i contadini e gli allevatori della zona. In dispensa i prodotti locali e protagonista sarà il fieno, sia come ingrediente che come tecnica di cottura.

Lo troviamo quindi come ingrediente nel menu blu, che prevede: Canederli in zuppetta di fieno e latte di montagna; Salmerino al profumo di limone con insalata di Casolét e mele renette; Strudel di mele con zabaione.

Il fieno viene impiegato come tecnica di cottura per il menu rosso, che prevede: gnocchi di patate con ricotta di montagna affumicata e cavolo cappuccio; Filetto di manzo in crosta di sale e fieno con fonduta di formaggio di malga e mele tornite al rosmarino; e anche in questo menu lo strudel con zabaione.

Lia, vincitrice nell'Invention Test, sceglie di capitanare la squadra rossa, con relativo menu. A lei spetta anche la scelta del capitano avversario e indica Mery. Poi c'è la scelta dei componenti delle brigate e qui la strategia è tutta di dinamiche personali e dispetti fatti per dividere chi ha legato, più che di cucina tout court. Ne è la prova Polone, che legandosi il grembiule rosso confessa: "il mio cuore però oggi è rosso".


Nella squadra rossa di Lia ci sono: Christian, Carmine, Tracy, Nicky, Mime, Bruno e, appunto, Polone (molto amico di Mery).
In quella blu, di Mery: Federico, Dalia, Tina, Elena, Pietro, Nicholas e Anna (che candidamente ammette: "non mi importa con chi sto, voglio solo vincere").

E inizia la cucinata.
Nonostante un buon lavoro di squadra da entrambe le parti, la vittoria della squadra rossa di Lia è schiacciante (si aggiudicano 23 punti su 24). E condanna la brigata blu al Pressure Test, che vuol dire indossare il grembiule nero e rischio eliminazione per qualcuno.


La gara è solo in apparenza semplice, ma è in realtà una temuta prova tecnica su una ricetta base come l'omelette (non tutti sanno che deve essere di tre uova, venire sagomata in padella con un gioco di polso, rimanere bavosa all'interno e che il grasso deve essere preferibilmente burro invece dell'olio). In più i giudici richiedono un'omelette creativa quanto a ingredienti complementari.
Prova difficile, che decreta il successo della migliore, la prima a salire in balconata, cioè Dalia, e l'esclusione di chi fa l'errore tremendo di frullare la mozzarella: Nicholas, che deve dire addio a Masterchef. E il pubblico deve rinunciare al sorriso e all'accento simpatico del 21enne di Arezzo, studente alla facoltà di Radiologia di giorno e rider di sera.