Mangiare alla scrivania? No, grazie: aumenta lo stress e riduce la sazietà

Mangiare alla scrivania? No, grazie: aumenta lo stress e riduce la sazietà
Pranzando davanti allo schermo si possono ingerire più calorie del dovuto. Penalizzata anche la percezione della piacevolezza del cibo, che è molto ridotta dall’impegno lavorativo. Meglio prendersi una pausa, anche breve (almeno 15 minuti): aiuta l'umore e la produttività
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È noto che mangiare mentre si guarda la TV sia causa di sovrappeso, ma lo stesso rischio lo corre chi mangia mentre lavora al computer, perchè può ingerire più calorie del dovuto. Trascurare la pausa pranzo restando incollati alla scrivania, per portare avanti il lavoro più velocemente ed essere più produttivi, rischia di ottenere risultati inversi. È stato dimostrato infatti che una pausa di almeno 15 minuti può aiutare ad essere più produttivi e creativi per il resto della giornata, mentre stare seduti tutto il giorno, senza fare una pausa pranzo, eliminerà anche quel minimo movimento indispensabile alla buona salute.

Occorrerebbe camminare di più perché è benefico non solo per il corpo, ma anche per la mente. Lasciare la scrivania per pranzare può aiutare l’umore, lo stato d'animo e la produttività. Consumare, dunque, un pasto mentre si lavora al computer risulta meno gratificante che consumarlo in tranquillità: in particolare si riduce il senso di sazietà post-prandiale mentre si impennano livelli di stress post-prandiali che risultano significativamente più bassi tra coloro che mangiano lontano dallo schermo del pc. Nei soggetti normopeso che consumano il pasto lavorando al computer, oltre ad osservare la diminuita sazietà post-prandiale si ha un aumento dello stress, pur restando invariato l’apporto calorico. Questi sono i risultati di uno studio condotto in Nuova Zelanda su giovani adulti (maschi e femmine) normopeso, in cui sono stati confrontati più parametri in risposta a due diverse modalità di consumo del pasto: in condizioni di tranquillità, vale a dire lontano dalla postazione di lavoro oppure mentre portavano a termine, in un tempo stabilito, un compito predefinito davanti al computer. In entrambi i casi è stata proposta una pizza standard (formaggio e prosciutto), da consumare per intero o parzialmente in una condizione di riposo, oppure mentre erano impegnati a trascrivere, entro 20 minuti, una serie di colonne di numeri.

Il dato relativo allo stress è risultato il più evidente: in assenza di lavoro, i livelli pre-prandiali di stress si riducevano di quasi due terzi durante l’assunzione della pizza, mentre erano quasi raddoppiati dopo lo stesso pasto, consumato però sotto lo stimolo dell’impegno mentale. Altri parametri modificati dal pasto al computer sono stati il senso di fame, significativamente maggiore rispetto a quello rilevato lontano dallo schermo, e la percezione della piacevolezza del cibo, significativamente ridotta dall’impegno lavorativo. Le diverse condizioni di consumo non hanno invece modificato la quantità di calorie introdotta in entrambi i sessi. Gli autori dello studio, nelle conclusioni, tengono però a sottolineare le differenze tra questi dati, relativi a soggetti normopeso, e quanto emerso invece in studi simili, ma condotti in persone sovrappeso. In questi casi, infatti, risultava modificata anche la quantità di calorie introdotta, che aumentava significativamente in entrambi i sessi se il pasto veniva consumato senza allontanarsi dal PC.

La pandemia ha portato lunghi periodi di smart-working ed è alto il rischio di non separare i momenti di lavoro da quelli necessari al regolare nutrimento. Anche per questa ragione è auspicabile ritornare alla normalità, differenziando nettamente casa e lavoro. Non è un caso infatti che durante la pandemia sia stato rilevato un preoccupante aumento dei disturbi alimentari, di oltre il 40%, una percentuale allarmante. Le ricerche menzionate non hanno fatto altro che dimostrare scientificamente i danni possibili. Allora diamo al cibo la sua tavola e al lavoro la sua scrivania!