Gavi Tour: dal Piemonte a New York un viaggio intorno al mondo

Gavi Tour: dal Piemonte a New York un viaggio intorno al mondo
Una serie di degustazioni itineranti per far conoscere una delle denominazioni meno famose, ma più interessanti, del Piemonte
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Mille e seicento ettari vitati sparsi in 11 comuni nel Piemonte sud orientale, 200 case vinicole aderenti al Consorzio, 13 milioni di bottiglie annualmente prodotte ed esportate in 100 paesi del mondo, 65 milioni di euro di fatturato di cui 60% Gdo e 40% Horeca. Sono questi gli incoraggianti numeri che hanno spinto il Consorzio Tutela del Gavi ad impegnarsi nel Gavi World Tour, evento a tappe partito da Roma lo scorso 9 maggio nei saloni dell’Hotel Aleph. Una intensa giornata tra walk around tasting (70 le etichette in degustazione) e 2 masterclass guidate da Walter Speller - editor Italy dell’autorevole testata britannica jancisrobinson.com - che ha confermato una volta di più la riscoperta del grande vino bianco piemontese, il suo potenziale evolutivo e la sua vocazione cosmopolita. “Evidentemente sono cambiate le tendenze nei consumi - ha spiegato Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio Tutela del Gavi fondato nel 1993 -, a favore di vini bianchi non troppo alcolici e spumanti. Il Gavi ambisce ad essere un bianco di qualità, negli ultimi anni i produttori sono cresciuti molto, soprattutto sotto il profilo identitario. Il fatto che il Gavi sia composto al 100% da uva Cortese crea uno stretto legame con il territorio, e standardizzando le tecniche di produzione in cantina è accresciuta la riconoscibilità e la resistenza nel tempo”. 

La Doc risale al 1975 e nel 1998 è arrivato il riconoscimento della Docg: come può, un vino elegante e non troppo alcolico, mantenere le proprie caratteristiche intatte nonostante l’irreversibile cambiamento climatico? “Siamo fortunati - risponde Montobbio - perché il Cortese è un vitigno autoctono robusto che si è adattato molto bene al nostro clima, dandoci la possibilità di produrre vini estremamente freschi, arricchiti da una bella sapidità, dono della vicinanza con il mare”. Un equilibrio, quello fra freschezza e sapidità, che rappresenta la ricetta non troppo segreta che consente al Gavi di “reggere” bene nel tempo, anche in assenza di elevata alcolicità. “Per questo si tratta di un vino moderno, cosmopolita, facile da abbinare anche se non può essere definito semplice, come dimostrano le vecchie annate dove emergono gli aromi secondari e terziari”. Nessuna rivalità con l’Arneis? “Non direi.

La fortuna del Gavi è l’essere stato inserito in carta dai locali nelle Langhe, perché completa l’offerta affiancandosi ai rossi Barolo e Barbaresco che sono figli di quel territorio. Gli Arneis non hanno lo stesso appeal internazionale, non si può parlare di competizione anche perché viene venduto al 60-70% in Piemonte, mentre noi al contrario ci rivolgiamo per l’85% all’estero e 15% Italia”. Percentuali divenute stabili da circa un decennio, con il mercato anglosassone in testa tra gli estimatori, ulteriormente incrementato a causa della mancanza di Borgogna bianco causata dalle gelate del 2020. “Questa circostanza ci ha favoriti - precisa Montobbio -, siamo cresciuti del 20%, ma va anche detto che evidentemente il Gavi ha i requisiti richiesti da quel mercato”. Ed è proprio a Londra che si svolgerà la seconda tappa del Gavi World Tour, nel mese di giugno, concludendosi poi a New York (secondo mercato di riferimento) a settembre. 

Masterclass: le vecchie annate. “Per conoscere e capire il Gavi giovane, è fondamentale fare un salto nel passato e assaggiare le vecchie annate - ha esordito Walter Speller, conduttore della masterclass -. Inoltre è importante analizzare le sottozone per individuare gli stili diversi. Negli anni, la mano del produttore si vede sempre meno, a parlare è la vigna”. Ad affiancare Speller, l’agrotecnico e consulente del Consorzio Davide Ferrarese: “Siamo vicini alla Liguria e alla Pianura Padana, il clima è continentale e grazie alla brezza marina le estati sono calde, ma ventilate. Il Cortese a Gavi ha trovato la sua patria perché qui matura molto bene, meglio delle uve a bacca rossa. Il grappolo e gli acini sono medio grandi, il vitigno è generoso e robusto, in grado di contrastare l’esuberanza dei cambiamenti climatici. Il territorio è ricco di biodiversità e i vigneti si perdono tra boschi e prati. Il suolo, di origine marina, ha circa 25 milioni di anni. Nella parte centrale le terre sono bianche, in profondità si trova la marna calcarea, mentre risalendo verso nord le terre sono scure, argillose e ricche di minerali”. 

2018 - Tenuta La Giustiniana Gavi Docg del Comune di Gavi  
Inverno tardivo, estate incompleta e grande ripresa nel mese di settembre, raccolta ottimale. 
Azienda storica sorta in un ex insediamento Benedettino. Terreno rosso argilloso. Naso concentrato su frutta a polpa bianca, uva spina e pietra focaia. Bocca matura e fruttata, non pesante, acidità sottile e buona persistenza. Mineralità che emerge con l’invecchiamento in bottiglia.

2016 - La Mesma Gavi Docg Riserva 
Annata equilibrata, asciutta, non troppo calda. I ceppi del 1969 sono situati nel comune di Tassarolo dove l’azienda produce esclusivamente Gavi. Il vino affina in cemento, al naso sprigiona nuance di nocciola e cera d’api. Al palato è appagante e profondo, energico grazie ad una bella acidità che ricorda il limone maturo. Consistenza e leggerezza caratterizzano la beva. 

2015 - Bruno Broglia Gavi Docg del Comune di Gavi  
Estate calda con vendemmia anticipata e diminuzione delle rese. Cru storico da vigna impiantata nel 1955 con una resa di 30/40 quintali. Sosta di un anno sulle fecce. Al naso l’annata calda si sente, amplificando le note balsamiche, quasi medicinali e di cera d’api. In bocca il frutto è ricco e concentrato, si avvertono sensazioni di zafferano, notevoli la consistenza e la persistenza che ne agevolano la longevità.

2014 - Villa Sparina Gavi Docg del Comune di Gavi  
Annata fresca e complessa che ha richiesto un notevole lavoro in vigna per contenere l’esuberanza vegetativa causata dalle abbondanti piogge primaverili ed estive. Resa scarsa e minore gradazione alcolica, maggiore complessità e freschezza rispetto alla 2018. Bottiglia iconica, vino elegante e sapido, buona gestione del legno. Bella acidità al palato dove spicca la dolcezza del limone maturo, ottima concentrazione che migliora anno dopo anno. 

2013 - Bruno Broglia Gavi Docg del Comune di Gavi  
Stagione mite, annata equilibrata, gradazione alcolica contenuta, vendemmia nella seconda metà di settembre. Una annata forse un po’ sottovalutata che ha dato vita ad un vino concentrato e minerale, con note quasi medicinali e di terra bagnata che si aprono poco a poco nel bicchiere. Il sorso perfetto per capire il Cortese e la sua capacità di evolvere, bocca completa, grande equilibrio tra acidità, frutto e persistenza. 

2012 - La Mesma Gavi Docg Riserva  
Febbraio gelido, estate calda, basse rese. Annata storica in cui il produttore inizia a confrontarsi con il cambiamento climatico. Alcolicità non particolarmente spiccata, grandissima freschezza. Stagione che ha rappresentato per il Piemonte una sfida, dal momento che qui l’irrigazione è vietata. Minimi interventi sulla pianta per preservare l’aromaticità delle uve. Al naso emergono note di menta fresca, fuse con cera d’api. Elegante e concentrato in bocca, il limone maturo chiude il sorso. Viti degli anni ’60, affinamento in cemento per 6 mesi. 

2011 - Villa Sparina Gavi Docg del Comune di Gavi  
Primavera mite, estate calda, buona annata dal punto di vista produttivo, un po’avara sotto il profilo aromatico. Naso contenuto, non particolarmente esuberante con nuance di mandorla e nocciola. Bocca compatta, piena, buona persistenza. Corretta gestione del legno, promette ulteriore evoluzione. 

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