Troppo caldo, a rischio la produzione di formaggi

Allevatori in allarme: dal Piemonte al Trentino Alto Adige, passando per la Lombardia: l'arco alpino è privo di acqua, gli alpeggi si svuotano
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È una siccità insidiosa e mortale che, dalle campagne, sale giorno dopo giorno fino a quelle terre alte che quasi mai hanno dovuto considerare il sole quale nemico. Eppure nemmeno nel 2003, anno di un'altra terribile estate rovente, si era pensato di dover tornare a valle con mandrie e greggi in pieno agosto, lasciando vuoti i caseifici di montagna senza latte da lavorare.

Un abbeveratoio in secca nella Bergamasca
Un abbeveratoio in secca nella Bergamasca 

Il punto di rottura è vicino: dalla Val d'Aosta all'Alto Adige, al Friuli passando per una Lombardia dove nemmeno le terre gravide d'acqua che alimentano il di Como e quello di Lugano riescono a dare sollievo agli agricoltori. Alza bandiera bianca persino la Valtellina, che sino ad oggi, generosa come i suoi agricoltori, aveva consentito ai campi di pianura di alleviare almeno in parte la sete, alimentando con l'acqua una gran fetta di territorio a centro regione. In Valdidentro l'erba è secca sui 2200 metri degli alpeggi sovrastati dallo Stelvio: l'Alto Adige, i Grigioni svizzeri e il cuore alpino dell'Europa sono a un tiro di voce. Terre che si preparano alle olimpiadi invernali del 2026 “ma se continuerà così il sogno di poter portare i nostri formaggi sul podio, facendoli conoscere al mondo, rischia di rimanere tale. Siamo preoccupati, e con me lo sono i tanti giovani allevatori che hanno scelto una vita difficile, quella dell'alpeggio. Ma che non vi rinuncerebbero mai” spiega Lucia Giacomelli, allevatrice all'Alpe Boron, non lontano da Bormio.

L'Alpe Nesdale, in Val Sanagra
L'Alpe Nesdale, in Val Sanagra 

Anche il Trentino Alto Adige, già da settimane, ha avviato i rilasci d'acqua per aiutare gli agricoltori di pianura e il vicino Veneto: ma nei rifugi, ormai, le riserve idriche hanno raggiunto i livelli di fine agosto e alcuni hanno dovuto rifornirsi facendo portare acqua in quota dagli elicotteri.

 

Non va meglio nel Comasco, dove Raffaele Castellazzi ha dovuto ordinare, superando il limite del paradosso, un camion di fieno per sfamare le bestie in alpeggio. Alpeggi ingialliti anche nella vicina Bergamasca e nel Bresciano, le altre province alpine della Lombardia. In Piemonte e in Val d'Aosta hanno sete tutte le terre alte che alimentano i laghi: il Maggiore, ad esempio, con i pascoli del Bettelmatt – al confine tra l'Alta Val Formazza e la Svizzera: poche decine di chilometri dal massiccio del San Gottardo, dove nascono il Rodano, il Reno e il Ticino. In Val d'Aosta, tutte le vallate che non possono contare sull'approvvigionamento dei ghiacciai stanno entrando in crisi nel pieno della stagione d'alpeggio, anche per i produttori di latte destinato alla Fontina. Si guarda il cielo, si aspetta la pioggia, persino quei temporali che di solito in montagna fanno disastri e catapultano lo squarcio del tuono da una vallata all'altra, per decine di chilometri. Lo stesso accade nel Biellese, la terra di formaggio Maccagno e tome. O tra il lago d'Orta e il Verbano, dove le vacche pascolano sotto al sole “e dove anche i turisti, in questi giorni, non si spingono in quota” commenta il presidente degli albergatori del Lago d'Orta, Oreste Primatesta. “Troppo caldo per camminare e raggiungere quei sentieri, bellissimi, tra le montagne dove si fa alpeggio da sempre – il Mottarone, il Briasco, il Mazzuccone o il Capezzone in Alta Valle Strona – e dove i turisti di tutta Europa salgono per tornare a valle, immancabilmente, con qualche formaggio appena fatto”.

 

All'Alpe di Ossuccio, di nuovo in Lombardia, Luisella Giovio difende con ogni mezzo, persino con i ventilatori, gli zincarlin appena fatti: sono freschissimi e molto morbidi, si fanno con il colostro che è il primo latte delle mucche dopo il parto e che conferisce il caratteristico colore giallo. Impastati con il pepe vanno a ruba.

Ma a soffrire è anche la zootecnia di pianura: ormai il calo di produzione di latte, dall'alpe al piano, ha raggiunto il 30% in meno in una stagione – spiega Fortunato Trezzi, allevatore di Alzate Brianza e leader della Coldiretti lariana – già funestata da rincari di energia e materie prime che stanno mettendo in crisi le imprese. I ventilatori in stalla vanno al massimo, le doccette assicurano sollievo agli animali. Ma il fieno scarseggia e le imprese sono sotto stress, anche economico. Ancora pochi giorni e sarà il disastro”.

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