Clima, allarme per gli spumanti: “Se non irrighiamo le piante muoiono”

Clima, allarme per gli spumanti: “Se non irrighiamo le piante muoiono”
Dal Prosecco al Trentodoc passando per Franciacorta e Alta Langa, la preoccupazione dei produttori per la siccità: “La maturazione dell’uva è del tutto disuniforme, tempestività e monitoraggio del terreno possono fare la differenza”. Grande lavoro degli enologi per salvare la qualità
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Incertezza e preoccupazione. Il mondo degli spumanti si prepara ad affrontare il mese più critico degli ultimi decenni: i vigneti sono duramente messi alla prova dalla siccità, l’uva non sta maturando e da un appezzamento all’altro, lo stato vegetativo del frutto è del tutto diverso e non uniforme. Una situazione che mette sotto pressione gli agronomi ma anche e soprattutto gli enologi, a cui spetterà il compito di trattare il raccolto in cantina con attenzione estrema per riuscire a salvaguardare la qualità, soprattutto nella prima fase della pressatura dell’uva, momento cruciale per estrarre la giusta acidità dagli acini. Ricordiamo che le prime uve ad esser raccolte sono proprio quelle che rappresentano la base degli spumanti, la cui vendemmia, a seconda della zona, nel passato si faceva a partire da inizio settembre. Negli ultimi anni, per via del riscaldamento globale, la data è stata sempre più anticipata fino ad arrivare ai giorni di Ferragosto. Quest’anno, visto il gran caldo, fino a un certo punto si è ritenuto che il raccolto sarebbe iniziato nella prima decade di agosto. E in alcune zone probabilmente sarà così. Ma la siccità sta facendo sì che i grappoli non siano ancora maturi, e questo crea forti rallentamenti, facendo slittare l’inizio del raccolto almeno di una settimana. Le criticità riguardano tutte le zone tradizionali delle bollicine italiane, dal Prosecco alla Franciacorta fino al Trentodoc passando per Alta Langa ed Emilia Romagna.

“Da noi nel Trevigiano è un disastro, e la situazione peggiore riguarda le colline – è la testimonianza di Sandro Bottega, produttore leader del Prosecco - Se non irrighiamo, le piante muoiono. La situazione è drammatica: non si può arrivare a sfiorare i 40 gradi per un mese intero. Arrivati a questo punto, non sappiamo più che cosa sarà dell’agricoltura, e sorgono dubbi anche sul livello qualitativo dell’uva. Fare spumanti con temperature troppo alte non va bene. Ci sono tecniche enologiche che permettono di aggiustare un po’ il tiro, a partire dalla vendemmia anticipata, ma il problema è che la maturazione dell’uva avviene “a strati”, ci sono zone dove fa molto caldo e la pianta soffre, altre dove la vite è ancora molto indietro nella maturazione. Ciò dipende dal fatto che in alcune aree si sono verificati temporali, in altre no, in alcune il calore è stato più potente, in altre meno”. Il risultato finale è legato a come andranno le cose nelle prossime settimane: “La fase cruciale è da adesso a fine agosto – aggiunge Bottega – Sino a venti giorni fa, pensavamo di iniziare la vendemmia il 10 agosto, poi col caldo forte che ha fermato la maturazione la data è slittata, forse a fine agosto o inizio settembre, ma è da vedere. Abbiamo già messo in conto una perdita di almeno il 20%. L’ideale sarebbe se ci fossero forti escursioni termiche, sole e acqua. Ma per ora c’è solo sole cocente, e così facendo si rischia che vengano meno anche i profumi del vino”. La preoccupazione è tanta perché in Italia e nel mondo la domanda di prosecco è in crescita costante e proteggere la produzione è una priorità.

In un contesto del genere, il lavoro più delicato e impegnativo è quello dell’enologo, lo sottolinea il responsabile del servizio agronomico di Cavit, Andrea Faustini, marchio simbolo della produzione di Trentodoc: “Per le uve base spumante che crescono fra i 450 e i 700 metri di altitudine, non si andrà a vendemmiare prima di Ferragosto, essendo la maturazione frenata anche dal caldo: sopra i 30 gradi la vite rallenta notevolmente. E ne risente anche l’acidità che è essenziale per gli spumanti (perché conferisce la freschezza della beva, ndr). Nelle zone più alte la situazione è migliore, ma annate come queste mettono alla prova la pianta, e anche l’uomo. In cantina gli enologi dovranno interpretare l’annata e lavorare la materia prima con accorgimenti che possano salvaguardare la qualità”.

A partire dalla pressatura. “In questa fase bisognerà lavorare bene per separare le prime frazioni di mosto, che sono le più acide, dalle altre – spiega Faustini - La prima parte di succo che esce dagli acini durante la pressatura è quella più acida: più si schiaccia il chicco e più si estraggono sali che fanno diminuire l’acidità. L’abilità degli enologi starà quindi nel raggiungere un equilibrio ottimale”. Lunedì 25 luglio da Cavit saranno effettuate le prime analisi sulle uve, ma la vendemmia non inizierà prima di metà di agosto. La speranza è che, come dicono le previsioni, martedì 26 arrivi l’acqua: “Se finalmente pioverà, le temperature si abbasseranno e la situazione evolverà in meglio. L’ottimismo è d’obbligo in questa situazione. Proprio grazie al caldo – fa notare Faustini - la vite è sana, priva di funghi e altre malattie. E tutto starà a scegliere il momento giusto per la raccolta”.

Si stanno concentrando proprio su questo aspetto in Alta Langa, cioè sulla scelta del momento, o meglio dei momenti giusti per la vendemmia. Si parla al plurale perché “la maturazione è così disuniforme che si gioca tutto sul tempismo”. A porre l’accento su questo aspetto è Lorenzo Giordano, presidente della cantina di Vinchio Vaglio (Asti): “In Alta Langa ci sono criticità forti legate alla siccità in almeno un 30% degli appezzamenti. Lì si spera che piova prima dell’inizio della raccolta per recuperare se non tutto, almeno una parte della produzione. Il troppo caldo e la mancanza di acqua hanno fatto sì che l’uva sia piccola e non matura, e se non piove difficilmente i grappoli recupereranno tutte le caratteristiche necessarie”. Ma come si gestisce una situazione del genere? “L’importante è monitorare la vigna costantemente per fare una vendemmia tempestiva – risponde Giordano - in modo da intervenire in modo mirato, non essendoci una maturazione uniforme – dice Giordano – Le diversità sono legate a tipo di terreno, esposizione, modo di coltivazione, se ci sono stati dei temporali e così via. Tempestività e monitoraggio del vigneto possono fare la differenza”. In Alta Langa, verso il 10 di agosto potrebbe iniziare la vendemmia di Pinot Nero e Chardonnay per le basi spumante. Lo stesso vale per l’Emilia Romagna. Si parla invece di fine agosto in Oltrepò e Trentino, e di metà settembre sulle colline del Prosecco. Ma è ancora tutto da vedere.

Resta il problema generale del riscaldamento globale che non si esaurirà certo quest’anno. “Dobbiamo renderci conto che il clima è cambiato e l’unica possibilità che abbiamo per affrontare il futuro è impegnarci per far rientrare l’emergenza o quanto meno bloccare la deriva – è la riflessione di Bottega - Dobbiamo diminuire le emissioni di C02 e piantare più alberi, questa è l’unica strada da percorrere. Sarebbe bello se l’Onu o un organismo sovranazionale potesse intervenire sui governi nazionali e imporre delle regole da rispettare in termini di inquinamento e consumo. Purtroppo non è facile. con la classe politica che pensa più al potere e ai voti che non al bene della comunità, lo stiamo vedendo in questi giorni nel nostro Paese. È necessario poi incrementare l’uso delle energie alternative implementando gli impianti fotovoltaici ed eolici, e diminuire drasticamente le produzioni che richiedono surplus di acqua come ad esempio gli allevamenti. Se ognuno di noi fa la sua parte ce la possiamo fare, nel rispetto delle generazioni future”.